recensioni — 18/02/2019 09:56

Ceneri: un classico edipico dal risultato stupefacente. Per la prima volta in Italia la Compagnia Plexus polaire

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RUMOR(S)CENA – CENERI – TEATRO DI RIFREDI – FIRENZE – Un lavoro complesso e insieme leggero, visionario, ricchissimo di suggestioni visive e semantiche a livello antropologico, e ancora, di tecniche di narrazione per lo spettacolo dal vivo questo Ceneri, visto in prima nazionale al Teatro di Rifredi (una programmazione coraggiosa di Angelo Savelli e Giancarlo Mordini), messo in scena dalla Compagnia norvegese Plexus polaire e ideato dall’artista Yngvild Aspeli. In effetti è raro poter vedere nel nostro Paese spettacoli dove si intrecciano in un connubio poetico risolto e riconoscibile marionette e attori in carne ed ossa. I piani di lettura sono molteplici, ma tuttavia il risultato formale è davvero stupefacente, per la maestria nell’uso di diverse tecniche e nella capacità di bypassare segni di letterarietà che hanno molto a che vedere con la tradizione nordica europea fin dal lascito dei fratelli Grimm (di cui Jacob è stato fondatore della filologia germanica).

E forse non a caso Ceneri è stato così apprezzato negli Stati Uniti, dove la penna di Stephen King ha creato dei capolavori horror trasposti in film passati alla leggenda del cinema. Ispirato al romanzo Prima del fuoco di Gaute Heivoll (un evento di cronaca, da cui è stato tratto il lungometraggio Pyromaniac), narra due storie parallele (in una sorta di mise en abime polarizzato, un gioco di specchi e di rimandi di coppie padre-figlio), quella di un aspirante scrittore – con l’attore seduto alla scrivania in boccascena intento a riportare sulla carta memorie della sua infanzia (proiettate in parola su fondale), e l’intreccio della sua storia personale- lui neonato, con quella di un altro personaggio, in un’altra famiglia, quella del giovane piromane proteso in una guerra dai forti sapori psicoanalitici nientemeno che col padre pompiere. Un classico edipico che oggi non piacerebbe certo, per esempio al lacaniano Recalcati, per il quale nel contemporaneo per lo meno quello italiano, sono i figli a reclamare un Padre assente (l’ambientazione di Ceneri è in Norvegia, fine anni Settanta).

foto di Enrico Gallina

 

Qui si assiste ad una rappresentazione fra l’onirico e l’allucinatorio (lo scrittore colleziona sotto la scrivania bottiglie di birra accanto al cestino della carta: un principio di realtà?), in un susseguirsi di suggestioni visive e sonore (anche queste molto ben cadenzate per ritmi pause sottrazioni accelerazioni), sottratte al piano narrativo della cosiddetta realtà dell’apparenza, dove tutto è sul piano della certezza, quella del giorno, per penetrare nel regno della Notte e del buio. Il gioco del doppio si tramuta in proiezioni fra i due protagonisti-figli, i loro padri, le famiglie. Di fatto ed allargate nello spazio-tempo dove le vicende si svolgono. E qui il rimando a Ingmar Bergman non è certo irrituale (e poi c’è molto di giallistica scandinava in questo lavoro, poco letta in Italia). Pensiamo per esempio al romanzo autobiografico del regista svedese Lanterna magica. Quindi gli elementi del lavoro sono Fuoco e Cenere. Il fuoco distruttore, ma anche purificatore. Il Fuoco che arde dentro il cuore adolescente, dentro la repressione degli istinti. Dentro la ribellione ai Padri. E qui entra in gioco il doppio piano semantico, l’ambiguità, ulteriore stilema messo in campo dai tre attori-burattinai (nascosti dal buio del fondale muovono le fila narrative di pupazzi-marionette mosse da fili invisibili, prima piccoli- Figli, e nel finale a grandezza d’uomo- Padri Madri, Comunità).

 

foto di Enrico Gallina

Ulteriore effetto suggestivo di forte compresenza simbolica (insieme alle casette di carta pre-testo-fienili bruciate- sospese nel vuoto del palco a fili invisibili), come il fumo delle sigarette dal giovane piromane e poi concesse come ultime sigarette dallo Scrittore al Padre morente cacciatore di alci (immagine quanto mai straordinaria evocativa che ricorda Cappuccetto Rosso salvata dal cacciatore che taglia la pancia della Bestia). E il Lupo  c’è sulla scena in brevi apparizioni liberatorie in una compartecipazione straordinaria a commento di una Storia dove nessuno parla ma tutto si svela e rivela. Per tecniche ed immagini. E tutto dal vivo.

foto di Enrico Gallina

 

Ceneri
Compagnia Plexus Polaire ( Francia|Norvegia)
uno spettacolo di Yngvild Aspeli

attori e marionettisti Viktor Lukavski, Altor Sanz Juanes( in alternanza con Alice Chéné) e Andreu Martinez Costa
scenografie Charlotte Maurel e Gunhild Mathea Olaussen
musica Guro Moe Skumsens e Ane-Marthe Sorlie Holen
costumi Sylvia Denals
luci Xavier Lescat
video David Lejard-Ruffet

Visto a Firenze al Teatro di Rifredi in prima nazionale il 10 febbraio 2019

 

 

foto di Enrico Gallina

 


Il pubblico per il teatro rappresenta l’unico e vero destinatario a cui rivolgersi: gli spettatori pagano il biglietto e chiedono la possibilità di assistere a spettacoli di qualità. Il riconoscimento dello sforzo per aver portato in scena il loro lavoro gli artisti lo devono ricevere prima di tutto da chi è andato a vederli: capaci attraverso il loro sguardo di riconoscere la professionalità nel rappresentare efficacemente un testo e saperlo interpretare. Il contributo che lo spettatore può esercitare va costantemente aggiornato da parte di chi si assume la responsabilità di valutare uno spettacolo, riconoscendo la sua attenzione nei confronti dell’artista per superare la divisione tra ruolo del critico professionista e e quello di semplice spettatore critico. L’evoluzione di nuove forme di teatro fa si che ci si interroghi sul ruolo che va sempre più ad assumere lo spettatore (si pensi al teatro partecipato), da semplice testimone a partecipante attivo con tutte le conseguenze che ne derivano. Anche la funzione della critica subisce dei condizionamenti e l’avvento dei social ha reso sempre più estemporanea la diffusione di commenti e pareri senza attendere la pubblicazione ufficiale sui media; così anche per gli spettatori che sentono l’esigenza di comunicare il loro parere veicolandoli attraverso i canali di comunicazione più utilizzati. Uno dei teatri più segnalati da questa neo forma di visione “critica” da parte del pubblico è certamente il Teatro di Rifredi dove il pubblico si ritrova in forme di aggregazione sociale sempre più coese e partecipate. Merito di Giancarlo Mordini e Angelo Savelli hanno saputo creare negli anni facendo sì che il teatro diventasse luogo di partecipazione attiva e “casa” degli spettatori offrendo loro spazio per condividere e non solo assistere agli spettacoli.
La rappresentazione di Ceneri ha stimolato molti a scrivere una loro impressione La scelta di pubblicare alcuni dei commenti più significativi al fine di testimoniare la partecipazione attiva che merita di essere presa sempre più in considerazione.

R.R.

 

I giudizi del pubblico 

Teatro di Rifredi…in scena…per la prima volta in Italia “Ceneri” uno spettacolo che ti resta addosso…uno specchio magistrale delle nostre miserie….”quando ti guardi cosa vedi?”…La più terribile delle domande che ti pone davanti le tue paure irrisolte…e ti si mostra con le sembianze del terribile Lupo…quello del tuo spaventato immaginario d’infanzia …..un Lupo/Marionetta terrificante quanto gli incubi che tornano a ricordarti i tuoi errori…i tuoi fallimenti…le tue dipendenze…i tuoi affetti irrisolti e mal vissuti. Ringrazio Giancarlo Mordini per avere portato a Firenze questo spettacolo davvero unico…una scenografia originale e impattante …bravura straordinaria quella che “manovra” le marionette più umane dell’attore …un attore che splendidamente annega in un mondo/incubo di marionette tra i fumi riparatori dell’alcool e i fumi nefasti degli incendi dell’animo. (Anna Maria Buroni)

La Norvegia tra le sue nebbie, il freddo, le contraddizioni e poi i silenzi. Sempre presenti, tesi, a volte insopportabilmente carichi di altro. Di un’attesa che parla di sofferenze e incomprensioni, passate non chiarite o risolte. Attraverso una storia di cronaca seguiamo un conflitto umano da più punti di vista senza neanche una parola. È solo visione quello a cui assistiamo, sensazioni. Sembra quasi di vedere a volte un’espressione dove non c’è in questi manichini, pupazzi, più che marionette, fantasticamente animati da dei professionisti del minimalismo gestuale. Grazie al Teatro Di Rifredi e a Giancarlo Mordini e a tutto lo staff per averci fatto conoscere questa meraviglia. (Riccardo Naldini)

Cosa vedi quando guardi te stesso? Onirico, visionario, inquietante osservare le ossessioni che si rispecchiano! Uno spettacolo bello e doloroso reso ancora più intenso dalla grandezza naturale delle marionette e dagli effetti speciali che bruciano anche il cuore di chi guarda (Francesca Pedaci)

foto di Enrico Gallina

Teatro di Rifredi. Le Ceneri bruciano

Umani che sembrano marionette manovrate dalle ossessioni. E marionette che sembrano umani sospesi come zombi fra passato e presente. Intorno il buio della Norvegia e di due storie dolorose che si intrecciano: quella del piromane figlio di un pompiere, attivo nel 1978; e lo scrittore alcolizzato che oggi ne racconta la vicenda e che solo scrivendo, alla fine, otterrà di placare il lupo terribile dei suoi personali tormenti. “Ceneri” della compagnia Plexus Polaire, uno degli eventi della stagione di Rifredi, mette insieme note insolite, come un accordo inquietante sulla tastiera teatrale: non solo umani e pupazzi di varie dimensioni, ma anche oggetti, video e tanta musica fra gothic, industriale, ambient, rumore. La scena è calata nel buio psichico, attraversata dalle fiamme di un inferno in terra, divisa da un velo che separa realtà e onirico, ciò che è stato e ciò che è. L’atmosfera tosta rimanda alle “storie gotiche” della tradizione scandinava e fino alla parziale apertura finale pare abitata solo da orrori che grazie ai pupazzi prendono consistenza fisica. La narrazione lascia spazio spesso alle intuizioni del singolo spettatore in un dialogo di tormenti psichici fra scena e platea, quasi una seduta psicanalitica collettiva. Dopo lo spettacolo pensavo a quando Firenze era una delle capitali del “dark” europeo: ecco, chi di noi ha un passato di quel tipo dovrebbe vedere “Ceneri”. (Simone Fortuna)

Uno spettacolo che obbliga a pensare, confrontarsi con le proprie ossessioni guardando la rappresentazione di quelle di un piromane e di un alcolista infinitamente soli. Una rappresentazione immaginifica e di grande presa, caratterizzata da un’estetica nordica e perfetta nella tempistica. Fantastici i movimenti delle marionette e in maniera ancora superiore quelli degli animali che appaiono dal buio ed illuminano tutto il palcoscenico con i loro armonici movimenti. Una lezione che ricorda La classe morta di Kantor e muove dai grandi silenzi del nord Europa, tradotto in tutte le arti, da Ibsen a Munch, fino a Bergman, passando dalla fiorente narrativa contemporanea di Larsson. (Lucia Mascalchi)

Io sono per un Teatro di rottura che faccia pensare, piangere e faccia incazzare, non amo la risata, non amo il classico e il tradizionale… (Mario Lombardi

Ceneri©Kristin Aafløy Opdan

Io e mia moglie non abbiamo parole per ringraziarvi per il graditissimo invito alla prima di “Ceneri”. Lo spettacolo ci è piaciuto moltissimo e lo abbiamo potuto gustare al meglio anche per i magnifici posti che ci avete riservato in seconda fila. Non abbiamo perso quindi nulla della estrema raffinatezza e bellezza della regia, delle movenze e dei gesti delle marionette manovrate in modo magistrale dagli attori, talvolta rendendo difficile capire il “confine” tra l’uomo e la marionetta appunto. Le marionette spesso sembravano persone vive in carne e ossa con tutto il corredo delle loro emozioni, soprattutto straordinarie le tragiche pulsioni nevrotiche del piromane, di una efficacia tragica al massimo grado. Spettacolo inquietante, tragico, febbrile, sempre sulla “lama del rasoio”…. Atmosfere “nordiche” lugubri ed affascinanti al massimo grado che ti “entrano dentro” dandoti una grande emozione visiva e contenutistica. Mi venivano in mente le atmosfere del Bergman del settimo sigillo ad esempio. Spettacolo originale, colto e di grandissimo livello visivo, bellissime anche le musiche perfettamente coerenti con il testo. E il pubblico presente, in religioso silenzio, ha capito….. Fortunatamente ci sono ancora “isole felici” aperte e senza barriere (il vostro teatro ne rappresenta un esempio) dove si incontrano persone “pensanti”, dove non ci sono paletti tra etero e non, dove non ci si vergogna delle “contaminazioni” le quali se ben gestite sono sempre feconde di arricchimento reciproco tra culture diverse. Insomma come diceva il mitico Faber procedete (EVVIVA!!!) in direzione “ostinata e contraria” rispetto alla miserrima Italia a guida Salvini, intrisa di rigurgiti xenofobi e razzisti, con una una giustizia fai da te da Far West veramente da brividi. Per una persona della mia generazione (si và verso i 63….) credetemi è imbarazzante vivere la realtà odierna ed è bene uscirne con la musica classica, con il jazz, con una buona eno-gastronomia, con il cinema d’essai e con un teatro “pensante” come voi offrite, riprendendo il grande Leonardo da Vinci….. (Vittorio e Stefania Vasarri)

 

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