spettacoli — 16/10/2019 12:24

In exitu: la lingua sincopata nel dolore finale degli ultimi.

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RUMOR(S)CENA – EXITU – TEATRO PALLADIUM – ROMA – In exitu è l’ultimo testo che Giovanni Testori scrive nel 1988 e rappresenta l’uscita di scena di un tossico, Gino Riboldi, in una qualsiasi periferia milanese. Al teatro Palladium di Roma è stato messo in scena per l’adattamento, interpretazione e regia di Roberto Latini. Una rete da tennis cala sul palco, tra performer e spettatore, una partita, forse l’ultima, è ancora da giocare. Il protagonista per tutto il tempo ciondola su dei materassi come solo un drogato agli ultimi stadi può fare: un errante dove non sa più dove andare, un Cristo esanime che cerca la propria Madonna per essere riabbracciato l’ultima volta. Personifica un “ultimo” della società che urla e sospira conclusive parole di una vita sporca, priva di dignità, o forse pregna di correttezza e tenerezza nei confronti di un amore morboso. A una sua verità, quella che una “goccia di miele” gli ha fatto sentire nelle vene per tutte le volte che la sua pelle e stata bucata, o per tutte le volte che il corpo, maledettamente, ne sentiva l’assenza e lo ha portato nel peggiore confronto con l’altra società, un altro mondo che non lo ha più accolto. Una scenografia che rimanda alla purezza della vita, in un certo senso: il performer si muove tra tende bianche illuminate con colori caldi nel momento della realtà, ossia dell’astinenza e ricordi del proprio passato. Le luci ambrate e musiche diegetiche, composte, queste ultime, dall’uso dei violini (non a caso, uno degli strumenti polifonici che marca uno stato intimistico) consentono di sottolineare ed esprimere quel rapporto tra sé e gli altri laddove, in altro modo, non si riesce a pronunciare il dolore allo stato puro.

 

Fortebraccio – Inequilibrio 22 – foto di Antonio Ficai

È una storia sporca, una storia qualsiasi respirata dallo spettatore in maniera sincopata, grazie alla drammaturgia stessa di Testori, che ha mischiato un latino, italiano e lombardo. Una lingua pronunciata e scandita da Roberto Latini alla sublimazione della compassione, nel senso letterale del termine. Vale la pena di riflettere un attimo sul significato di questo vocabolo: nei secoli, la parola compassione prende forma sul concetto di pietà quasi fosse disprezzo. Eppure la sua radice, il significato originale dei suoi componenti è tanto più nobile, di respiro tanto più ampio. Una comunione di sofferenza in maniera orizzontale anche laddove quel dolore non è conosciuto, non è vissuto nel nostro bagaglio di vita. Tanti sono stati e continuano a essere i casi di cronaca italiana, e non soltanto, in cui veniamo a conoscenza di antieroi che si lanciano tra le braccia della fragilità senza più venirne a capo, senza conoscerne una via d’uscita se non un exitu finale, appunto. Sono uomini e donne come noi e che poco giudizio meritano da parte di codici civili o penali e deontologie (anzi per niente). Sono gli stessi che vengono considerati come quei materassi abbandonati di fronte al cassonetto dell’immondizia, sporchi, anime non più salve che non hanno respiri buoni se non quelli per mangiare mosche di notte e sputare sangue in una cella di un carcere qualsiasi per un peccato umano.

In exitu Fortebraccio – Inequilibrio 22 foto di Antonio Ficai

 

La compassione, dunque, il tema alla base dell’intera performance che Roberto Latini ci restituisce in un vortice di bravura tra corpo, alla costante e inutile ricerca di un equilibrio, e voce dal doppio registro intimistico profondo, diaframmatico e poi sporco, di urla rotte da saliva che cade a terra mista a sudore, quella di un disperato che ripercorre allucinazioni capaci di rimandare a un infanzia tra banchi di scuola, fino a giungere all’amore familiare desiderato, in una Milano da bere talmente ubriaca da calciare le ultime ossa e carni di Gino Riboldi giunto, oramai, alla fine, quella che dalla platea si pretende per porre fine alle sofferenze sentite.

L’essere umano nasce con un vagito e muore con un altro, forse più lieve, ma comunque è un congedo alla vita, con umiltà e qui traspare anche un poco di amore per tutti gli uomini a cui il personaggio si è prostituito per avere quel momento di euforia. La partita da tennis si è conclusa, quella tra noi spettatori e i tanti Gino passati, presenti e futuri. Un’ enorme palla da tennis prende il posto del protagonista e non c’è vincente o perdente. Potrebbe rimanere sospesa dopo un break, essere terminata o semplicemente rimandata. Questo non è dato di saperlo.

 

 

Fortebraccio Teatro – In Exitu – Armunia Inequilibrio 22 – Foto di Daniele Laorenza

 

Visto al Teatro Palladium di Roma l’11 ottobre 2019

 

dall’omonimo romanzo di Giovanni Testori nell’adattamento, interpretazione e regia di Roberto Latini; musiche e suono Gianluca Misiti; luci e direzione tecnica Max Mugnai; collaborazione tecnica Riccardo Gargiulo, Marco Mencacci, Gianluca Tomasella

produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
con la collaborazione di Armunia Festival Costa degli Etruschi; Associazione Giovanni Testori; Napoli Teatro Festival Italia e
con il contributo di Regione Toscana e MiBAC

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