spettacoli — 16/04/2018 20:17

Se una donna dice no al razzismo

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CATANIA – I fondamentali! Dobbiamo ritornare proprio ai fondamentali del vivere civile, a dirci – ad esempio – che il razzismo è un sentimento ributtante e che per ogni sua nuova/vecchia insorgenza, non ci sono attenuanti e giustificazioni di nessun tipo. È giusto che il teatro oggi si faccia carico di questo tipo di esigenza civile e politica? È possibile che se ne faccia carico senza cadere nella trappola della retorica banale e del politicamente corretto? C’è uno spazio di autentica necessità per un teatro di questo tipo? Queste domande sorgono spontaneamente vedendo “Il rispetto di una puttana” lo spettacolo della multietnica compagnia “Babel Crew”, diretto da Giuseppe Provinzano (autore della drammaturgia ispirandosi a La putain respecteuse” di Jean Paul Sartre), nel contesto del Progetto “Amunì”, vincitore a sua volta del bando MigrArti 2017 del Mibact.

Una giovane prostituta bianca, Lisa (Marta Bevilacqua: brava e capace di esprimere, insieme alla sua energia, sensualità, ribellione e forza morale), potrebbe facilmente salvarsi e assicurarsi un futuro di rispetto se, facendosi corrompere, scagionasse un rampollo borghese (di un ambiente tipicamente mafioso) dall’accusa di averla stuprata, per colpevolizzare falsamente, un giovane di colore (Didou, suo amico, amante, compagno di fuga e di salvezza) il quale, alcontrario, era venuto in suo soccorso con un suo amico, rimasto ucciso nello scontro. Alla fine, per quanto comprensibilmente tentata, decide di mantenere fede al suo impegno di amicizia e di salvezza autentica; decide di non tradire Didou e il suo amico deceduto per difenderla in quell’aggressione razzista.

Chi conosce Provinzano sa bene che questo lavoro gli somiglia in tutto: generoso nella visione politica, coraggioso nel prender posizione, diretto, limpido, senza ipocrite sovrastrutture intellettuali e poi curioso, avido di mondo e di cultura teatrale. Se lo sguardo pulito e intenso di chi vuol combattere, vuole ribellarsi, non china la testa, rende intenso, fecondo e piacevole lo spettacolo; l’ampiezza dei motivi che lo caratterizza ne indebolisce l’intensità e l’acume nella lettura del reale. Questa ampiezza è, insieme, qualità positiva e vizio, coinvolgente generosità e dispersione, ma risultano troppe cose che non servono all’economia dell’azione teatrale e, al contrario, ne diluiscono gratuitamente l’impatto nello spettacolo. Dal cantastorie mediorientale (un dolente Latif Jaralla) a una citazione di Sofocle (una riscrittura abbastanza riconoscibile del primo stasimo dell’Antigone); dal ripresentarsi cripto-nazismo ignorante, violento e vigliacco all’eterna presenza di una destra rampante, identitaria, cialtrona, dalla cultura omertosa tipica delle terre di mafia, fino alla riflessione su come accogliere e integrare i migranti con giustizia e rispetto per la loro umanità. Tutti motivi, evidentemente, più che interessanti e oggi pertinenti, necessari persino per una riflessione artistica che non voglia galleggiare nella più completa inutilità, ma, se presi tutti insieme e senza che vi sia un principio creativo interno rigorosamente ordinatore, diventano eccessivi nel contesto di un’ (una sola) azione teatrale che si fa spettacolo.

Il rispetto di una puttana”, scritto e diretto da Giuseppe Provinzano e liberamente ispirato a “La putain respecteuse” di Jean Paul Sartre. Progetto “Amunì” della compagnia “Babel crew”. Con Marta Bevilacqua, Meniar Bouatia, Molka Bouatia, Bandiougou Diawara, Rossella Guarneri, Yousif Latif Jaralla, Hajar Lahmam, Brigth Onyesue, Luigi Rausa, Andrea Sapienza.  Scenografia di Domenico Pellegrino, marionette di Dino Costa, musiche originali di Roberto Cammarata. Crediti fotografici Babel Crew.

Visto a Catania, nello spazio scenico di Zo, il 16 marzo scorso, nel contesto della Rassegna “Altre Scene”.

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