Teatro, Teatrorecensione — 15/10/2015 22:32

Drive In – avventura in città: in viaggio con una sconosciuta

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CAGLIARI –  Cagliari capitale italiana della cultura.2015: visioni notturne di una periferia metropolitana per un viaggio ai confini del nulla tra strade deserte e quartieri immersi nel sonno, resi spettrali dalla luce dei lampioni con rare apparizioni di figure solitarie, quasi surreali, ai limiti tra realtà e allucinazione. “Drive In” – progetto della compagnia Strasse, firmato da Francesca De Isabella (sua anche la regia) e Sara Leghissa. Nel cast figurano Luca Chiaudano, Elena Cleonice Fecit e Sara Leghissa – dal 5 al 9 ottobre nel cartellone di 10 NODI, che mette in rete alcuni dei più importanti Festivals d’Autunno nel capoluogo dell’isola – si sviluppa come un racconto on the road, un itinerario possibile (e improbabile) tra gli spazi urbani in cui lo sguardo dello spettatore si sostituisce all’obiettivo di un’ideale macchina da presa, cogliendo e enfatizzando, o tralasciando, di volta in volta i dettagli in una personale partitura emotiva.

Un percorso guidato – letteralmente – tra il centro e i margini, che significativamente risponde all’idea moderna di città policentrica, articolata su diverse direttrici di senso, e ricuce fratture simboliche, supera confini materiali e immateriali, reinventa, in una drammaturgia dinamica punteggiata da interferenze e onirici leit motiv, la percezione delle architetture come di strade, piazze, ponti e rotatorie, spezzando il cerchio dell’abitudine.
Quartieri dormienti, tra agglomerati di palazzi di edilizia popolare, giardinetti e parcheggi (quasi) deserti: un’altra Cagliari, inedita e quasi sconosciuta, si rivela agli occhi di chi l’attraversa come per la prima volta, indagandone la storia attraverso le stratificazioni, le giustapposizioni, gli accostamenti e i contrasti, i pieni e vuoti nel loro aspetto cangiante nelle diverse ore della giornata, dal tramonto fino all’ultima corsa.

Cagliari
«“Drive In” è un film mai girato. Una pellicola che si sviluppa sulla strada. E’ la stessa scena girata nell’arco di una notte, che rinasce e muore continuamente in un paesaggio che rivendica lo sguardo di chi lo attraversa»: le note di presentazione ribadiscono la matrice cinematografica della performance, quella possibilità straordinaria offerta dalla decima musa di scegliere un punto di vista, e scomporre e ricomporre frammenti di realtà per narrare una e più storie. Nella dimensione di un’apparente quotidianità, nel corso di un “normale” viaggio in macchina, ogni passeggero, unico spettatore privilegiato, crea la mappa ideale di un proprio itinerario – tra pensieri, ricordi, emozioni, desideri e aspettative – leggendo tra i segnali casuali e intenzionali disseminati lungo il tragitto, sempre lo stesso, ma di volta in volta influenzato dal traffico dell’ora di punta, con gli ingorghi e i vari gradi di impazienza degli automobilisti, come dalla progressiva calma che s’impone con l’inoltrarsi nella notte.

DriveIN_Milano_02_©Luca-Chiaudano

DriveIN_Milano_02_©Luca-Chiaudano

Trionfo dell’esperienza individuale, di un teatro dell’immaginazione con un solo testimone (alla volta), “Drive In” lascia a chi vi partecipa l’illusione o meglio la curiosità di una possibile condivisione con il ristretto numero degli iniziati, nel rispetto del segreto per chi verrà: i diari di un viaggio necessariamente sempre differente e quindi irripetibile, non possono essere trasmessi né divulgati, per non interrompere l’attesa e la suspense, ma anche perché la chiave si cela nella peculiarità di ciascuno, e nell’alchimia dell’incontro, oltre che nella disponibilità o meno ad abbandonarsi, a lasciarsi attraversare e sorprendere da ciò che accade e potrà accadere.
Arte e antropologia si (con)fondono in un esperimento aperto a infinite varianti, alle suggestioni del reale come agli imprevisti che irrompono o stravolgono lo story board: un lunghissimo piano sequenza – in soggettiva – dal punto di vista dello spettatore, si arricchisce di ulteriori effetti speciali nelle interferenze con il microcosmo interno al veicolo e tutto il macrocosmo circostante in cui il mezzo di trasporto si immerge seguendo i flussi della circolazione cittadina. «Drive_in è la prima sintesi di una ricerca che indaga il paesaggio urbano, visualizzandolo come uno spazio scenico, contenitore e produttore di segni e di tempi possibili, e un modo di comunicare che sia incontro e fusione tra il linguaggio del teatro e quello del cinema. E’ un viaggio in macchina attraverso la città, una regia mobile, una proiezione in movimento per un solo spettatore alla volta».

01DRIVE_IN

Un’idea semplice che ribalta la prospettiva, trasformando il pubblico in protagonista e (co)autore della propria storia, per dar vita ad una performance corale che vede al centro la città e le sue anime, in una nuova metafora dell’abitare, e del sentire, e indaga il rapporto tra l’uomo/ la donna e il suo ambiente, fermando per un istante il tempo per raccontare e raccontarsi, cogliere schegge la bellezza, inseguire il flusso delle nostre moderne vite in movimento, nell’eterno gioco di specchi tra gli artisti e il viaggiatore.

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