Chi fa teatro — 15/10/2015 22:47

DanzEstate 2015, per riscoprire la città.

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CAGLIARI – Frammenti di poesia – dalla follia giocosa degli “Struzzi Danzanti” alle metamorfosi de “Les Hommes Schotchés” – per ripensare gli spazi urbani e vivere la città oltre la dimensione del quotidiano, visti dal 1 al 13 settembre a Cagliari “DanzEstate” 2015 a cura dell’Asmed con il sostegno del MiBAC, della Regione Sardegna e del Comune ha regalato inedite visioni ed emozioni, trasfigurando la realtà e il paesaggio come in un moderno “sogno” shakespeariano.

La kermesse ha animato vie e piazze, per approdare al Parco della Musica e infine ai Giardini Pubblici e le architetture neoclassiche della Galleria Comunale, tra performances di teatro, danza e nouveau cirque, incursioni e letture en plein air, tracciando con i laboratori di Danze Senza Quartiere un ideale filo attraverso i rioni del centro storico. La sensualità del tango in Castello e la grinta dell’hip hop a Villanova, mentre a Stampace vincono le danze orientali e la Marina ospita la danza contemporanea: quattro, anzi cinque coreografi per un rendez vous finale che s’inserisce ne “Il viaggio del gesto”, progetto multidisciplinare per la costruzione di un’identità contemporanea attraverso gli stimoli e le contaminazioni tra i diversi linguaggi dell’arte per i nuovi “cittadini del mondo”.

Tancredi e Clorinda Fotografie di Massimiliano Leoni

Tancredi e Clorinda
Fotografie di Massimiliano Leoni

Una piccola storia d’amore e di guerra ha dato il la alla kermesse, leggera come le piume degli “Struzzi Danzanti” che han fatto la loro comparsa in vari punti della città, tra le chiese e le case di Villanova e le architetture industriali dell’ex Vetreria di Pirri, tra parchi e giardini: strampalate cavalcature per austeri guerrieri nella performance ideata e diretta da Senio G.B. Dattena e interpretata da Cristina Locci (che ha curato le coreografie) e con Matteo Corso e Rachele Montis sulle note della fisarmonica di Ivana Busu. Fugaci apparizioni, eco di antichi poemi cavallereschi, in cui il gioco delle passioni alterna incantesimi e duelli, fughe e inseguimenti, con un pizzico di fiabesco esotismo: una pièce adatta a grandi e piccini, in bilico fra danza e teatro, tra ironia e poesia.
Insolita versione di “Cappuccetto Rosso” – sulla falsariga della serie statunitense “Once Upon A Time” – con la Compagnia Danza Estemporada (regia e coreografia di Livia Lepri): la protagonista, Anita, figlia della Vedova Lucas, è in realtà un licantropo e solo una mantella fatata le permette di evitare la metamorfosi e conservare la sua forma umana. Gotico e horror si fondono all’archetipo della favola popolare per raccontare il dilemma di una creatura al confine tra due mondi, con la fragilità e la forza, il coraggio e le contraddizioni del passaggio tra l’infanzia e l’età adultà.
Dedicato ai giovanissimi, il coinvolgente “Pizzagioco” firmato Teatro Instabile, di e con Wilson Andres Gutierrez e Marzia Nurchi per la regia di Aldo Sicurella, dà un nuovo gusto alla preparazione della celebre pietanza; per bambini e ragazzi anche le letture itineranti, e così pure “Bianca e Rossa” dell’ASMED/ Balletto di Sardegna, liberissima interpretazione de “L’amore delle tre melagrane” firmata da Senio G. B. Dattena, protagonista sotto i riflettori insieme ai danzatori Matteo Corso, Cristina Locci e Rachele Montis sulla colonna sonora di Daniele Ledda, Mauro Laconi e Marco Caredda, con la voce di Elisa Zedda.

Tancredi e Clorinda Fotografie di Massimiliano Leoni

Tancredi e Clorinda Fotografie di Massimiliano Leoni

Il fascino epico delle due ruote con “Ottavio Bottecchia. Vite in volata” della Compagnia Abaco, scritto e interpretato da Tiziano Polese, con la partecipazione di Rosalba Piras (che ha curato la regia): il ricordo del grande campione s’intreccia a quello di una promessa del ciclismo, tra pagine della storia d’Italia e memorie personali. Trionfi e cadute, fatica e sudore, ardue salite e perigliose discese si alternano in una narrazione avvincente (a tratti amara e struggente) per far rivivere il mito di antichi e moderni “eroi” che sfidano la gravità a colpi di pedale, in uno sport ormai “anacronistico”, tra sogni di gloria e private tragedie.
Il gioco delle armi ispira “Come Lame di Luce” (produzione ASMED-Balletto di Sardegna) con coreografie di Matteo Corso, anche protagonista sulla scena con Cristina Locci, Rachele Montis, Simona Pinna, Matteo Viola, al ritmo delle percussioni di Marco Caredda: da “Il Combattimento di Tancredi e Clorinda” di Claudio Monteverdi su versi della “Gerusalemme Liberata” del Tasso, prende forma una partitura danzata, un teatro di marionette che ripropone all’infinito il duello tra il paladino cristiano e la principessa musulmana.

Tancredi e Clorinda  fotografie di Massimiliano Leoni

Tancredi e Clorinda
fotografie di Massimiliano Leoni

Passato e presente s’intrecciano in “En Otro Tiempo” della compagnia sardo-ispanica Circadì: due giovani artisti, Lucrezia Maimone e Sebastian Sobrado, propongono un divertente racconto per quadri tra atmosfere Anni Venti e uno spaccato di quotidianità, nello stile del teatro-circo tra acrobazie, giocoleria e clownerie. Il risveglio e la metamorfosi di due creature di carta che si trasformano in colorate e poi nere silhouettes, per poi sparire all’orizzonte, ne “Les hommes scotchés” della compagnia francese Mi-Octobre/ Serge Ricci: nei Giardini Pubblici (accanto ai “Dormienti” di Mimmo Paladino) le statue addormentate fatte di fogli di giornale e scotch prendono vita e, abbandonata la loro crisalide, iniziano a danzare sulle note di Lou Reed. E i piccoli spettatori interagiscono, incuriositi e un po’ intimoriti, e si lasciano incantare, inseguono e fuggono le due figure e lo strano narratore-imbonitore, altra sorta di scultura vivente, tra gli alberi e i sentieri, poi lungo il viale, irrompendo a sorpresa in un piccolo corteo nuziale, fino all’ultima dissolvenza.

Il sipario cala sulle quattro performances riunite in un unico spettacolo di Danze Senza Quartiere, prosecuzione di un felice esperimento che mira a far scoprire e diffondere i linguaggi della danza al di fuori dei luoghi consueti, avvicinando un pubblico diverso ed eterogeneo per età, formazione e provenienza, ridisegnando idealmente le geografie cittadine.
Nel segno di Tersicore (e delle muse sorelle) DanzEstate 2015 ha offerto a cittadini e turisti – nella stagione più calda – momenti d’intrattenimento e spunti di riflessione, tra incursioni nel centro e nelle periferie e mises en scene sullo sfondo di antichi palazzi e sagrati, negli spazi verdi e in luoghi inconsueti, in un’interessante commistione di stili e linguaggi nella dimensione del contemporaneo. Un’attenzione speciale ai giovani artisti e alle compagnie isolane ha altresì trasformato la rassegna in vetrina dei talenti e opportunità d’incontro e confronto con realtà d’oltremare, in un tempo in cui la cultura in Italia, e la danza non fa eccezione, subisce gli effetti della crisi e di incerte politiche, con l’ambizione di gettare uno sguardo, oltre il presente, verso il futuro.

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