fotonotizia — 15/02/2020 19:27

Un Dracula alla maniera di Sergio Rubini

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RUMOR(S)CENA – DRACULA – TEATRO DUSE – BOLOGNA – Al teatro Eleonora Duse di Bologna Sergio Rubini insieme a Luigi Lo Cascio ha portato in scena la sua rilettura personale del romanzo Dracula dell’irlandese Bram Stoker pubblicato nel 1897. In questo romanzo gotico, una delle opere letterarie più reinterpretate da cinema e teatro, potere, eros e thanatos si confrontano senza la lettura psicoanalitica che seguirà di lì a poco, sullo sfondo dell’atmosfera di una terra che all’epoca era considerata esotica e misteriosa. L’adattamento di Carla Cavalluzzi e Sergio Rubini non poteva essere del tutto immune da alcuni richiami cinematografici. Nella loro messinscena riducono il folto numero dei personaggi: sulla scena si confrontano Jonathan Harker, avvocato inviato in Transilvania e imprigionato dal Conte, interpretato da Luigi Lo Cascio, la moglie Mina (Alice Bertini), il dottor Seward (Roberto Salemi), il vecchio Van Helsing (Luigi Rubini), il pazzo Renfield reso schiavo dal vampiro (Lorenzo Lavia) e il conte Vlad, Dracula (Geno Diana), il quale attraversa la scena senza pronunciare mai parola. La scenografia è cupa, come si conviene ad un’opera gotica, qua e là si popola di fantasmi. Lupi ululanti e un effetto scenico per creare la nebbia evocano il mistero e l’inquietudine della Transilvania ignota. Nell’ombra si muovono gli effetti sonori e i giochi di luce, sostanzialmente tagli radenti e controluce. L’adattamento teatrale di Rubini ci svela quella parte del nostro intimo più profondo dove con la paura si accompagna il piacere, il fascino, l’illusione di non avere limiti. In un disordinato insieme di ambienti gli attori si muovono compatti, a volte apparentemente impacciati e a tratti sopra le righe. È una tappa nel viaggio immersa nel clima di mistero di un mito immortale, anche se non passerà probabilmente alla storia, benché il pubblico si è dimostrato entusiasta nell’ apprezzare gli interpreti e la regia di Sergio Rubini.

 

foto di Filippo Manzini

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