musica e concerti — 14/11/2019 09:35

Amare&Fingere di Alessandro Stradella al Festival Grandezze&Meraviglie

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RUMOR(S)CENA – AMARE&FINGERE – ROCCA DI VIGNOLA (Modena) – Nella Sala dei Contrari della Rocca di Vignola nell’ambito del festival Grandezze & Meraviglie è andata in scena, nella forma di mise en éspace, senza scene e costumi, Amare & Fingere, opera scritta nel 1676 da Alessandro Stradella, affidata per l’occasione al direttore Andrea de Carlo. Celebre musicista della corte romana di Cristina di Svezia, legato alla corte estense e alla città di Vignola, Alessandro Stradella è noto soprattutto per la musica strumentale e gli oratori sacri. Un’occasione doppiamente preziosa per poterla ascoltare. Solo di recente è stata attribuita al corpus delle sue opere grazie alle ricerche e agli studi di Arnaldo Morelli, e realizzata da “Stradella Y-Project”, fondato nel 2011 con gli allievi del Conservatorio dell’Aquila diretto da Andrea de Carlo.

È una storia di finzione ed intrecci amorosi, ambientata in un’esotica Arabia immaginaria e racconta le vicende attorno alla corte di Celia, regina d’Arabia che decide di risiedere nelle campagne, stanca della vita di corte. Il suo seguito è composto da Clori (in realtà Despina, principessa persiana), il tutore Silvano, la pastorella Erinda, il pastore Rosalbo (il travestimento nasconde il principe d’Egitto innamorato di Clori). Il principe Artabano, fratello di Clori/Despina, si unisce alla corte con il nome di Fileno, in cerca di una consorte e della sorella. L’opera si conclude con un rocambolesco lieto fine in cui si riflette la vita romana del diciassettesimo secolo, e dove si intrecciano amore, sensualità, gelosia. Scritta con un linguaggio originale e innovativo per il tempo, ha i caratteri tipici di un’opera giovanile e solo a tratti si manifestano la genialità del compositore, la sua originalità e la sua forza drammatica.

 

Non è l’Alessandro Stradella dei capolavori (si pensi agli oratori Ester, San Giovanni Battista, Santa Susanna), ma è un lavoro che partendo dal contrappunto rinascimentale si proietta in avanti, come evidenziato da arie, duetti e recitativi incisivi, capaci di affiancare arie schematiche con armonie convenzionali e prevedibili. Non presenta difficoltà tecniche particolarmente elevate ma richiede un’interpretazione ben approfondita e consapevole delle sottigliezze della sua scrittura. Vero teatro in musica. Un risultato raggiunto dai giovani cantanti e strumentisti, in particolare da Antonia Fino, di cui stupisce il timbro singolare che riesce a dare al tutore Silvano, e Magdalena Pikula nel ruolo della servetta. Gli interpreti delle due coppie di amanti, Beatriz Arenas Lago, Sofie Garcia, Nikolay Statsyuk, Yuri Miscante Guerra, benché più che apprezzabili, hanno mancato, sicuramente per la loro precoce età, dell’abilità di scolpire a tutto tondo il carattere dei personaggi e trasmettere loro lo spessore drammatico. Va sottolineata però la maturità espressiva e la penetrazione del suono di Sophie Garcia nelle vesti di Clori e il bel colore che Yuri Miscante Guerra conferisce al personaggio di Fileno. Gli abbellimenti virtuosistici degli interpreti non invadono mai la qualità poetica di arie e recitativi, capaci di rivelare una raffinatezza ignota a molti libretti dei secoli successivi, resa con puntualità dai giovani cantanti.

 

La protagonista indiscussa è certamente la musica in grado di colpire per la sua apparente facilità e la capacità di parlare senza mediazioni. Le arie hanno tutte una leggerezza aerea e una comunicativa immediata che non viene mai meno, indipendentemente dal colore del sentimento. L’esecuzione brillante dei giovanissimi orchestrali e la direzione ben sostenuta sottolineano una musica appassionante, che si intreccia sempre strettamente al testo e non lascia spazio alla noia.

Visto nella Rocca di Vignola (Modena) il 29 ottobre 2019

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