Recensioni — 14/09/2021 at 13:14

Sono frammenti di chi ricerca “la vita nuova” per un futuro migliore

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RUMOR(S)CENA – CASTELMAGGIORE (Bologna) – Frammenti per “la vita nuova” ma anche “appunti per la vita nuova”: tracce di memorie condivise “tra un atto e l’altro” un progetto speciale e “prodotto nell’ambito di Tutto il mondo è un teatro”: è l’incipit o meglio una forma sommaria per introdurre l’esito della visione de “La vita nuova” di e con Maurizio Cardillo, Fabrizio Croci, Oscar De Summa, Angela Malfitano, Marco Manchini, Francesca Mazza e Gino Paccagnella. Allestito all’interno della Villa Salini Malpighi di Castel Maggiore in provincia di Bologna. Spettacolo immersivo e ambientato in un edificio storico architettonico di pregio in cui la parola recitata poteva trovare una sua collocazione particolare. Visione da frammenti (recita il programma di sala) da Autore Anonimo (parabola buddista), Milan Kundera, Carlo Rovelli, Nasdurim (novella sufi), Federico Fellini, Hans Magnus Enzensberger, Filelfo, Charles Simic. Gli artisti in scena sono drammaturghi e co-registi di se stessi in una compagine in cui la creazione e la scrittura sono il frutto di elaborate discussioni anche vivaci e animate per loro stessa ammissione. Dicono di essere «partiti da una suggestione, da un concetto allargato che sembrava poter contenere tutto e il suo contrario, senza testi o autori che orientassero la messa in scena. Abbiamo costruito un percorso a tappe che si snoda, non solo negli spazi fisici, ma soprattutto nelle parole guida emerse dalle tante ed eterogenee proposte.

La compagnia de La vita nuova

In particolare il vuoto e il silenzio, parole che portano con sé contemporaneamente un bisogno e una condanna». Partendo da quest’ultima loro consapevolezza è interessante come la sensazione provata durante la loro performance collimava in un certo senso con quella che potrebbe apparire come una contraddizione in termini: cercare qualcosa che manca, non si trova, aspirazioni e bisogni esistenziali (anche) e allo stesso tempo subire un fallimento, una delusione, o una condanna. L’essere umano artefice con le sue mani di un destino inesorabile. Si diceva di suggestioni vissute nella fase preparatoria che sono tramutate in azioni fisiche espressive, incursioni nel buio di una notte estiva, calda e rischiarata da luci soffuse.

Entrano in scena da quinte inesistenti, dal parco, sbucano all’improvviso, dove a piccoli gruppi gli spettatori vengono guidati tramite brevissimi monologhi (ogni attrice o attore è affiancato da un nome di un animale), si affacciano dalle finestre per brevi dialoghi. Si siedono e danno vita ad un dinamico dialogo a più voci in cui uno perde sempre il posto a sedere man mano che tutti si spostando da una sedia all’altra. Frammenti di vite miscelate tra loro e coniugate come un’alchimia empirica. Usano un termine curioso:“sghembe” per far combaciare spettacolo alla vita reale e riflettendo c’è qualcosa di vero in questa ammissione d’intenti e rivelatrice di qualcosa in cui tutti siamo coinvolti. La vita specie quella in cui aspiriamo è un intreccio di legami dove ognuno cerca di districarsi, di decifrare, di tradurre. Il teatro serve ad interrogare e sta poi allo spettatore proseguire nella ricerca di ipotetiche risposte, dove esse eventualmente siano. Non da risposte e non pretende di spiegare ma lascia molto spazio alla soggettività. Le attrici e gli attori si prodigano con generosità e coinvolgono il pubblico in un viaggio a tratti surreale, forse metafisico in certi passaggi, autobiografico e biografico.

Francesca Mazza

Rivisitano le parole di Andrej Tarkovskij, Chandra Livia Candiani, Werner Herzog. Eugène Ionesco, Dennis Kelly, Mark Ravenhill, Ovidio, Carlo Rovelli, Filelfo. Le vite di altri e celebrate insieme alle vite di ciascuno per addentrarci in labirinti della mente e dello spirito. Angela Malfitano affronta e scrive nel programma di sala il tema dell’onirico come strumento di svelamento del proprio inconscio e associandolo all’intento dell’umanità nel cercare di fare la medesima operazione tramite la creazione degli artisti. Arte equivale all’onirico di tutto il genere umano. Ogni professionalità qualunque sia nell’ambito letterario, registico, piuttosto che artistico, “risponderebbe alla funzione di elaborare, organizzare col proprio talento, i contenuti dell’inconscio collettivo, esprimendoli, rivelandoli”. Angela Malfitano si pone un legittimo interrogativo: “Allora cade ogni questione sulla limite o sulla restrizione dell’attività artistica. Può esaurirsi, può avere limiti l’inconscio? Finiscono i sogni?” Sogni che si sono materializzati durante la visione itinerante dello spettacolo che si susseguiva in quadri dove i protagonisti, resi palpabili da una recitazione corale in cui si evince la ricerca di senso verso una vita nuova. Forse destinata a chi desidera anche un futuro migliore.

Oscar De Summa
Angela Malfitano

Visto il 23 luglio a Villa Salina Malpighi di Castel Maggiore (Bologna)

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