Spettacoli — 14/04/2017 at 14:03

Un teatro che non ha paura di raccontare: “Malanova” e il coraggio di una donna

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CATANIA – Teatro civile, di denuncia, semplicemente teatro che non ha paura. “Malanova”, è l’ultimo spettacolo/monologo di Ture Magro e della compagnia sua  “Sciara Progetti teatro”  andato in scena allo Spazio ZO, nel contesto della rassegna “Altre scene” curata dalla compagnia “Statale 114” e dalla rete di drammaturgia contemporanea “Latitudini”. Si tratta di un testo di intensa narrazione teatrale (tratto dall’omonimo libro di Cristina Zagaria scritto insieme alla protagonista di questa vicenda), e dedicato alla vicenda della giovane Anna Maria Sarfò, d’origini calabresi che, tradita dal ragazzo più grande di lei, col quale aveva teneramente sognato di fidanzarsi, viene fatta oggetto di una infame e violentissima vicenda di stupro collettivo continuato per tre anni, per poi ribellarsi a tale violenza e all’oppressione omertosa del suo paese San Martino di Taurianova.

Sono, infatti le donne per prime ad accusarla e la sua determinazione le permette di affrontare un processo che solo grazie al suo coraggio riuscirà ad affrontare. Ora, scrivere di uno spettacolo teatrale, significa innanzitutto e sempre rilevarne i valori formali, in positivo o in negativo, e non provare a sfuggire a questo compito. Nemmeno quando il significato di un lavoro (come nel caso in questione) tocca corde di coraggio umano e politico che è impossibile non condividere. Da questo punto di vista Ture Magro adotta una strategia di costruzione formale dello spettacolo molto interessante: entra ed esce continuamente dalla finzione scenica (soluzione importante, perché il racconto si dipana da un fatto terribile e realmente accaduto) e, brechtianamente pretende attenzione vigile e giudizio politico ma nello stesso tempo, riesce a tenere alta la tensione tra il pubblico solo grazie al ritmo della scena della narrazione che egli controlla alla perfezione, evitando il rischio di rallentarla e così facendo si rivela quasi ipnotico. La storia di Anna Maria diventa una interrogazione continua e senza scampo che ci investe, tocca la nostra capacità d’esser coraggiosi di non girarci dall’altra parte, di reagire al male, denunciarlo, denunciarne la sopraffazione. Restare a schiena dritta di fronte alla violenza.

 

Con questa forza, non esibita gratuitamente, ma presente e pretesa nel pubblico, questo lavoro colpisce con inesorabile naturalezza chi lo segue e non cede, al contrario, al pericolo pur presente della retorica anti-mafiosa, evitandola e non rischiando nessuna alterazione della sostanza dei fatti, nessuna diretta o indiretta richiesta di complicità; piuttosto la proposizione di un problema e la richiesta, ferma e inflessibile, che lo Stato (e ciascuno di noi lo siamo), prenda posizione. I violenti e i mafiosi non sono furbi, sono infami.
Di e con Ture Magro. Scene e Luci di Lucio Diana. Drammaturgia di Ture Magro e Flavia Gallo. Una produzione SciaraProgetti e Teatro Verdi di Fiorenzuola d’Arda.

Visto  allo Spazio ZO  a Catania l’11 marzo 2017

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