Chi fa teatro, Teatrorecensione — 14/04/2013 14:15

Plastica e luce per le vedettes postmoderne dei Naviganti

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È uno specchio, intriso di insicurezze e legami al dominio dell’immagine, quello che si pone al centro di una scena violentata dallo stereotipo e campeggia sulla scenografia di Piero Botto in “Vedettes” realizzato dal Teatro dei Naviganti e attualmente in tournée, per la regia di Domenico Cucinotta con Stefania Pecora e Mariapia Rizzo. La dimensione dello spazio sulla scena è metaforica divisione, mai condivisa, che mette in scena l’interiorità. Assise su ambigue ed acrobatiche nudità infatti le due attrici intraprendono un generoso intercalare tra riflessioni profonde e superficiali modalità comunicative.

Una radiolina sulla scena, accesa in diretta ed istericamente spenta a tratti, si alterna al rumore di un phon verdastro entusiasmato e danzante a tempo, come partner in un balletto a due. La creatività delle due interpreti si traduce in appassionati monologhi che sembra attingano da un immaginario di danze urbane, dove fantasioso è uno schiacciamosche duplice, legato da un paio di collant; diviene talvolta un sexy toy ecosostenibile, talaltra serve a giustificare romantici ed immotivati abbracci gratificanti ma auto – avvolgenti.   L’ossessione per il corpo si traduce in vestiti troppo stretti e bilance protagoniste d’ironiche e grottesche gag. Una lampada serve per giustificare l’urgenza di un divismo da amplificare con un microfono o ad abbigliare con la sua copertura e rendere misteriose le sovrapposizioni di una parrucca e di un cappello per celare l’intelligenza, per smorzare i pensieri che potrebbero inibire la corsa alla perfezione, ad una perfezione visibile davanti ad una lastra trasparente.

Foto di Gianmarco Vetrano

Lo spettacolo si rivela crudele eppure urgente nel suo lirismo cinico che descrive due donne bellissime alla ricerca di una bellezza in plexiglass, finta, bisturi diviene la parola, l’ossessione per l’immagine immortale si tramuta in sagace riflessione postmoderna e sembra quasi di scorgere tra gli spettatori un pensatore francese di nome Baudrillard, commentare ciò che vediamo citando un suo noto testo sui simulacri: “Non è più una questione di imitazione, né di duplicazione o di parodia. E’ piuttosto una questione di sostituzione del reale con segni del reale; cioè un’operazione di cancellazione di ogni processo reale attraverso il suo doppio operazionale“.

 

VEDETTES
Con Stefania Pecora e Mariapia Rizzo

Costruzione scene Piero Botto
Assistenza alla regia Federica Colucci
Regia Domenico Cucinotta

Produzione Teatro Dei Naviganti

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