Teatro, Teatrorecensione — 13/11/2013 23:35

Bye Baby suite – L’ultima notte di Marylin Monroe

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La performance interpretata da Alessia Innocenti e la drammaturgia di Chiara Guarducci: Marylin Monroe è un’esperienza a tu per tu con un pubblico sconosciuto nella sua ultima notte o forse no. “Che fai, non entri?”. Così Marylin Monroe si rivolge fintamente al pubblico di uno spettacolo che non ha mai interpretato, se non con se stessa. Al massimo di fronte al proprio riflesso sullo specchio e nella sua ricerca primitiva ed illimitata di amore. Per quanto il suo interlocutore fittizio sia declinato al maschile, di fatto questo non è un limite: chiunque entri nella stanza di albergo in cui si svolge lo spettacolo finirà per essere risucchiato dall’esperienza di quell’ultima notte, o forse una delle tante notti della diva, trascorsa su un letto disfatto illuminato dalla luce flebile di una lampada.

 

La claustrofobia del luogo, palcoscenico insolito per una qualsiasi performance che porta gli spettatori a diretto contatto con l’attrice, tanto da percepirne da vicino i movimenti e il respiro, è niente in confronto alla sensazione di vuoto e di solitudine innescata dalle parole. Il testo di Chiara Guarducci prende forma attraverso il corpo di Marylin, che nell’interpretazione di Alessia Innocenti, produce un crescendo di rabbia sopita nella finzione di dover continuamente recitare una parte. Quella della favola d’oro e della sciocca di zucchero. Tutto come da menu di Hollywood, a rappresentare l’amore di tutti e alla fine di nessuno. Ma devono farlo, anche gli altri in fondo, gli uomini che la desiderano e poi la scaricano, recitano anche loro una parte. Nella vita reale Marylin è un sogno irraggiungibile, una pubblicità da prima pagina. Un caso, sempre e solo un caso da chiudere a chiave per facilitarne un più efficace controllo.

Nell’esiguo spazio di una camera di albergo che evoca lo squallore di una vita passata da un amante all’altro, sempre sotto scacco, Marylin si confessa in un vorticoso stream of consciousness, in cui i ricordi degli amori, dei tentati suicidi e degli aborti annegano nelle bollicine di champagne e nel gin. Tutti gli uomini del mondo non basterebbero a calmare la sua fame di amore. Come un animale che si dibatte in una gabbia troppo bella, che però non vale nemmeno un soldo bucato, Marylin racconta lontana dalla luci della ribalta e dal clamore del successo il vuoto che le riecheggia dentro con il rumore assordante del silenzio. Con il pianto dei figli che non avrà mai. Non le rimane quindi che il suo pubblico, per sentirsi amata fino a non poterne più, fino a dire “basta”. La felicità agognata e mai avuta resterà un sogno. “La cerchiamo insieme?” dice Marylin rivolta agli spettatori. Forse sarà come trovare una scarpa finita per sbaglio sotto al letto. Nella performance intimistica e dal sapore cinematografico Alessia Innocenti omaggia la diva di tutti i tempi che torna a vivere per una notte, non come l’attrice, ma finalmente libera di essere chi ha sempre voluto essere e di recuperare, proprio mentre le confezioni si rompono e la carta da regalo prende fuoco, la rotondità dell’aria.

 (Crediti fotografici di Mara Pezzopane)

 

Visto all’Hotel Villa San Michele di Carmignano il 10 luglio 2013

 

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