Festival(s), interviste — 12/06/2019 13:31

Antonio Viganò: “il teatro è un atto politico importante”. Otello Circus al Napoli Teatro Festival

Share

RUMOR(S)CENA – TEATRO LA RIBALTA – ACCADEMIA DELLA DIVERSITA’ – OTELLO CIRCUS – L’incontro con Antonio Viganò regista e direttore artistico della Compagnia Teatro La Ribalta – Accademia della Diversità di Bolzano è un’esperienza che lascia sempre un segno: mai banale come può essere un semplice colloquio utile per pubblicare semplicemente un’intervista nel raccontare la biografia artistica. L’eloquio, la vivacità intellettuale e l’esperienza acquisita in tanti anni di lavoro sul palcoscenico, si trasforma in una narrazione capace di sconfinare oltre al circoscritto e a volte autoreferenziale lavoro che un artista presenta di se stesso.  Formatosi alla Scuola del Piccolo Teatro e all’Ecole Jacques Lecoq di Parigi si è poi avvicinato alla danza con Carolyn Carlson e Julie Anne Stanzak . Ha diretto spettacoli per l’infanzia e la gioventù vincendo 5 premi ETI Stregagatto per le migliori creazioni teatrali dedicate a questo pubblico. Regista per cinque anni della Compagnia francese Oiseau Mouche , la prima compagnia teatrale Europea costituita da uomini e donne in situazione di handicap. Antonio Viganò ha lavorato in Francia con le Centre Drammatique Le Grand Bleu di Lille , allo Schauspielhaus di Zurigo . I suoi testi sono stati tradotti e rappresentati in lingua francese, russa , tedesca e spagnola. Figura anche come docente universitario di “teatro e comunità “ al corso di laurea in Scienze e tecnologie delle arti figurative, della musica e dello spettacolo di Lecce e per il Master Teatro e Comunità all’ Università La Sapienza di Roma.

 

Antonio Viganò

 

Dal 2010 organizza in collaborazione con l’Associazione Lebenshilfe  Südtirol la rassegna teatrale “Corpi eretici” multidisciplinare che si rivolge ai temi della diversità, delle variabili umane, delle molteplici possibilità di interpretare la società. Per Viganò il teatro è un’opportunità per parlare di esistenze altrui, di normalità e inclusione, di vite che lo circondano e lo accompagnano nel suo incessante lavoro per sostenere una Compagnia costituita da attori e attrici in situazione di “disagio psichico”. Da cinque anni appartengono al teatro in forma professionale. Lui stesso rivendica il diritto dovere di non chiedere «indulgenze né sguardi particolari a chi li guarda e a chi assiste agli spettacoli» e soprattutto rifugge dall’etichetta di un «teatro sociale perché tutto è tragicamente sociale al di là della condizione sociale e/o economica di chi lo fa».

Il regista da sempre dirige i suoi attori e le sue attrici con l’ obiettivo che non smette di ricordarlo a chiunque assista ad uno dei suoi spettacoli: «La Compagnia si avvicina a questo mondo non con intenti terapeutici o pedagogici, ne tanto meno sociali. ma per cogliere il mistero che appartiene all’inesplicabilità dell’arte mentre la terapia è costretta a fermarsi su questa soglia. Per loro il teatro è una necessità. un atto politico, un luogo del riscatto sociale, un luogo a Bolzano sia per la comunità italiana sia per quella tedesca, dove si esplorano linguaggi e forme del teatro che rende queste persone diverse dalla loro “diversità”, non la rimuove , non la esibisce e non la consacra ma trasfigura la loro realtà in qualcosa di molto più potente. Il teatro li emancipa dalla loro condizione, promuovendone la dignità in quanto persone portatrici di una propria autenticità, poetica e un’artisticità vera e sincera come raramente accade di vedere. Incontrano altri artisti che condividono con loro questo sguardo e questa intimità artistica come Julie Anne Stanzak, Antonella Bertoni, Alessandro Serra, Michele Eynard offrendo un contributo importante alla loro formazione artistica».  Nel 2018 la Compagnia ha prodotto 66 repliche  di cui 6 all’estero.

 

 

Il ballo Teatro della Ribalta regia di Antonio Viganò

Composta da dieci attori e attrici permanenti: Rodrigo Scaggiante, Marika Johannes, Jason De Majo, Michael Untertrifaller, Mirenia Lonardi, Rocco Ventura, Mathias Dallinger, Matteo Celiento, Daniele Bonino, Melanie Goldner. La direzione per la formazione e l’attività laboratoriale è affidata a Paola Guerra, (moglie di Antonio Viganò) “poeta e anima” della Compagnia. Nel suo repertorio figurano gli spettacoli “Impronte dell’anima”, Personaggi”, “Il minotauro”, “Il suono della “Ali”, “IL Ballo” (il manifesto poetico del Teatro La Ribalta) , “Superabile” e “Otello Circus” (Premio Speciale UBU 2018 per la “qualità della ricerca artistica, creativa e politica in ambiti spesso marginali e con attenzione capillare alla diversità”) un’opera lirico teatrale che andrà in scena il 16 e il 17 giugno prossimi nel cortile d’onore di Palazzo Reale per il Napoli Teatro Festival.

Il debutto è avvenuto a Milano al Teatro La Cucina nel 2018. Un lavoro che segna una svolta nella carriera artistica del regista per la sua originalità nell’assemblare un’originale allestimento teatrale alla musica lirica, dove gli interpreti vengono affiancati dall’Orchestra AllegroModerato di Milano: trentuno tra attori, attrici, musicisti e cantanti. Otello Circus è un’opera ispirata all’Otello di Giuseppe Verdi e William Shakespeare ambientata in un vecchio Circo immerso in un’atmosfera onirica e poetica tale da suggestionare lo spettatore e coinvolgerlo in un visionario mondo fiabesco quanto crudele nella forma più sublimata possibile. La perfezione nel lavoro corale si avvale della bravura di tutti i protagonisti, l’esecuzione musicale, l’apparente spontaneità rivela al contrario un’alta professionalità. I linguaggi si intersecano tra di loro dando piena forma ad un disegno registico compiuto.

Otello Circus Marika Johannes

«Abbiamo pensato all’Otello perché si presta ad una riduzione sia musicale che teatrale non in forma completa. Per noi non sarebbe realizzabile per motivi logistici e organizzativi, ma una riduzione capace di restituire allo spettatore il dramma, il senso, i contenuti drammatici e musicali dell’opera. I personaggi più crudeli di Shakespeare sono quelli più immaginari» – spiega Viganò nelle note registiche di presentazione. Lo spettacolo appare come una prova di maturità assoluta della carriera di questo regista e l’occasione per tornare rivederlo a Bolzano è prevista per  il 10 e 11 ottobre prossimi a Bolzano abbinato al convegno in preparazione dal titolo: “La malattia che cura il teatro. Lo stato della ricerca teatrale che dialoga con il disagio”.  Nella presentazione a cui sono stati invitati, tra gli altri, docenti universitari quali Piergiorgio Giacché, Goffredo Guccini, Cristina Valenti, Viganò scrive: «C’è un certo teatro e attività laboratoriali, che si sono diffuse in tutta Italia in modo impressionante e si definiscono come teatro sociale (anche d’arte) – non amando etichette – lo definiamo solo teatro. Nascono con vocazioni, urgenze, qualità diverse, ma tra loro, queste infinite diversità, possono trovare un’unica denominazione comune: tutte vedono il teatro come un atto politico vero e proprio. Un luogo per l’impegno che cerca e trova un dialogo con la parte più emarginata della nostra società».

 

Otello Circus Matteo Ciliento Rodrigo Scaggiante Teatro La Ribalta regia di Antonio Viganò  foto di Vasco Dell’ Oro

 

Il titolo del convegno ribalta la prospettiva di chi pensa  sia il teatro a poter “curare” ? Nel 2013 questo tema era stato oggetto del Convegno “Catarsi. Storie ed esperienze di un teatro-che-cura” organizzato dal Laboratorio Olimpico – Accademia Olimpica di Vicenza, a cura di Roberto Cuppone. 

 

CATARSI. Storie ed esperienze di un teatro-che-cura

«Il teatro ha bisogno di essere un po’ infettato (come sosteneva anche Antonin Artaud) altrimenti diventa solo strumento di potere, di controllo e di consenso. È un ossimoro, ma va bene perché il teatro ha necessità che si sporchi e svolga un altro ruolo sociale capace di interloquire con la società civile. Va rinnovato se pensiamo che a tanti numeri non corrisponde tanta qualità e il risultato che cerchiamo è il risveglio delle coscienze. Io voglio stare in quell’atto politico importante. Per questa giornata di studi dedicata al disagio psichico vorrei invitare esperti e studiosi attenti al tema e discuterne insieme. L’ambiente in cui lavoriamo è formato da un gruppo di “malati” che curano gli altri “malati”, per usare un binomio in grado di spiegare come si sentano tutti responsabili. Se penso a Matteo Celiento (attore della Compagnia) e all’evoluzione del suo percorso intrapreso dall’inizio ad ora. Ora è Jago nell’Otello Circus ed è riuscito a superare la crisi iniziale nell’affrontare questo ruolo.

Matteo aveva un’immagine che il mondo gli aveva cucito addosso e alla quale lui cercava di aderire ben sapendo che non avrebbe potuto conviverci serenamente. È ognuno dei nostri attori che costruiscono sulla propria fragilità e la capacità di essere altro. Ci chiede di esserci, ci chiede di esserci nel mondo. Costruisce giorno per giorno il suo essere attore, così come fanno gli altri suoi compagni. Matteo ha un lavoro vero: fa l’attore e viene pagato per questo. Dopo essere anche stato in Inghilterra per un mese dove ha debuttato a Cardiff con “Into the light”, una coproduzione Teatro della Ribalta e la Compagnia del Galles Hijinx, in cui hanno partecipato anche artisti della Compagnia spagnola Danza Mobile di Siviglia, andrà in tournée ad Hong Kong, in Asia e in Spagna. Rocco Ventura affetto da una sindrome autistica è con noi da un anno e mezzo e quando parte in tournée è in grado da solo di svolgere le pratiche per l’imbarco».

Otello Circus foto di Vasco Dell’Oro

Le sue esperienze artistiche acquisite all’estero in tanti anni di lavoro è riuscito a “importarle” anche in Italia dove si è fatto conoscere ed apprezzare…

«In Francia negli anni ‘90 ho collaborato come artista associato con il Centre Drammatique Le Grand Bleu di Lille e con la Compagnia Oiseau Mouche di Roubaix dove producevamo spettacoli con una precisa poetica fino a quando siamo venuti in Italia per farci conoscere e abbiamo debuttato al Festival Inteatro di Polverigi nel 2004 con “Personaggi”. Per me è sempre stato importante incontrare forme di vita diverse, sguardi e vite altrui, sofferenti, diverse nel guardare il mondo con leggerezza come può fare un clown. Non voglio e non sono mai stato un esperto di teatro specialista di settore; voglio essere un regista capace di scegliere di volta in volta le suggestioni, di lavorare per un un impegno politico e costruire una Compagnia professionale. Rifuggo da tutte le definizioni. Quando il teatro incontra altre vite non fa che migliorarsi e aprirsi. Deve essere capace di far “sanguinare” le “ferite” non cicatrizzarle ma mettere sempre il dito nella piaga, con leggerezza senza essere pesanti».

 

 

La sua è assunzione di una responsabilità non certo facile da gestire…

«Finché sento che mi potrò alimentare lo farò poi andrò altrove. Quello che mi mette in crisi è il posto fisso, un rischio che voglio evitare altrimenti perdiamo l’inquietudine e diventiamo dei mestieranti. Io ho avuto la fortuna di fare incontri importanti e averli al nostro fianco come Julie Anne Stanzak,  Carolyn Carlson,  Antonella Bertone. Invitiamo a collaborare artisti importanti che vengono a Bolzano per insegnare e lavorare con i nostri attori ma non tutti riescono ad entrare in empatia. Ci vuole un certo sguardo, la capacità di andare oltre a certe apparenze. Bisogna mettersi al loro servizio (i suoi attori, ndr) e non al proprio servizio. Quando scopri le loro paure è perché sono diventati veri attori, credibili».

 

Personaggi regia di Antonio Viganò

www.teatrolaribalta.it

 

 

NTF Napoli Teatro Festival 2019 

 

La dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, (dall’8 giugno al 14 luglio) prevede 200 eventi suddivisi su 37 giorni e allestiti in 40 spazi diversi della città e in provincia.
Il 16 giugno oltre “Otello Circus” (replica il 17) il programma del Festival prevede tre Progetti Speciali ( sezione del Napoli Teatro Festival), “Vita, Morte e Oracoli, le stanze del bus”, un progetto dell’Associazione di promozione sociale Bus Theater diretto da Ilaria Cecere; Underground  di Cuocolo/Bosetti, Iraa Theatre prodotto dal Teatro di Dioniso; ed “Essere Dylan Dog” diretto da Claudio Curcio e a cura di Comicon in collaborazione con Sergio Bonelli Editore e Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival. Il 15 e 16 giugno in prima nazionale “Eins Zwei Drei” di Martin Zimmermann. Il 17 giugno “Et si demain” per la Sezione Danza, coreografia di Nidal Abdo, in collaborazione con La Francia in Scena
Nel programma del NTF sono previste le prime assolute: 12 e il 13 giugno ore 21 Palazzo Reale – Cortile delle Carrozze. Prima nazionale dello spettacolo Tre Rotture di Rémi De Vos traduzione e regia di Angelo Savelli con Monica Bauco e Riccardo Naldini. Centro di produzione Pupi e Frisedde Teatro di Rifredi Firenze. Scene di Federico Biancalani; luci Roberto Cafaggini; assistente e figurante Pietro Grossi 

 

Tre Rotture regia di Angelo Savelli Monica Bauco Riccardo Naldini foto di Francesco Niccolai

 

 

13 e 14 giugno ore 19 Sala Assoli va in scena Giulietta e le altre; testo, interpretazione e regia  di Wanda Marasco. Produzione Unaltroteatro. Il 14, 14, 16 giugno ore 21, (prove aperte il 12 e 13 giugno alle 19) al Teatro Elicantropo  di Erodiade, regia di Carlo Cerciello con Imma Villa. Produzione Elledieffe e Teatro Elicantropo. 17 giugno ore 19 Teatro Trianon-Viviani  prima assoluta di Vita a rate scritto e diretto da Riccardo Caporossi con Nadia Brustolon e Vincenzo Preziosa.
Dal 12 al 20 giugno al Teatro Sannazzaro la sezione “Sportopera” che conta nove appuntamenti curati da Claudio Di Palma. Organizzata da Vesuvioteatro, racconta la passione dei grandi scrittori per il tema dell’agòne.

 

 

Opera di Mimmo Paladino

www.napoliteatrofestival.it

 

 

 

 

Share
Tags: