cinema — 12/06/2015 at 16:03

Mehdi Mahdloo è Ameluk per Mimmo Mancini

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L’AQUILA – Jusuf (Mehdi Mahdloo) è un giovane calmo, fin troppo, dice sempre di sì a chiunque, ama il prossimo e fa fatica a reagire, finché, suo malgrado, si trova candidato alle elezioni di sindaco del piccolo paese della provincia pugliese dove si è sposato, ha aperto un internet point e si è reso utile in ogni cosa, compreso portare la croce del calvario di Cristo nella processione del Venerdì Santo, organizzata dal parroco di ampie vedute, don Nicola (Roberto Nobile). Jusuf però è musulmano: un “ameluk”. Condizione foriera degli eventi che vengono mostrati con forte carica comica dal regista Mimmo Mancini (anche sceneggiatore insieme a Carlo Dellonte), attore di commedie passato dietro la macchina da presa e già autore di cortometraggi, ma con questo film alla sua opera prima.

Mancini - Ameluk - foto di Maehdi Mahdloo
“Ameluk”, regia di Mimmo Mancini. Nel fotogramma, Claudia Lerro (Maria) e Mehdi Mahdloo (Jusuf)

Una sceneggiatura a dir poco perfetta. Il film tratta un tema difficile, sebbene attuale: l’integrazione degli immigrati. E ha il pregio di mostrarlo dai due punti di vista, quello dell’italiano e quello dell’immigrato. Nel mezzo c’è Jusuf, che si ritrova solo. L’epilogo finale, poi, mette a posto tutto, o quasi, ovviamente.
Film uscito il 9 aprile scorso, “Ameluk” è stato girato due anni fa, quando ancora non c’erano le situazioni politiche e internazionali odierne (da Salvini all’Isis), ma ne evoca di simili. All’epoca non c’era ancora neanche il barboncino bianco Dudù (qui del sindaco in carica Ernestino Ladisa, detto Richard Gere, interpretato da Maurizio Della Vallè). Eppure, dice Mancini alla presentazione aquilana avvenuta ieri nell’ambito della rassegna “Cinediversità” (progetto ideato dall’Università degli Studi dell’Aquila per favorire l’integrazione degli studenti stranieri del capoluogo), il film sarà attuale anche fra cinque -sei anni.

Ameluk - Mahdloo + Mancini
Presentazione di “Ameluk” a L’Aquila. Da sinistra: Barbara Bologna (moderatrice), Mehdi Mahdloo, Mimmo Mancini

Politica e antropologia, di cui sarebbe stato contento Ernesto De Martino che vi avrebbe ritrovato le tradizioni e lo stile di vita dei paesini del sud. Mezzi di comunicazione di massa e kebab. Lingua italiana e araba. Realismo e comicità. Temi caldi e attuali trattati con decisione e affidati ad un nutrito gruppo di attori-caratteristi. Un film corale in cui, oltre allo stesso Mancini, che ha riservato per sé il ruolo dell’antagonista Mario Mezzasoma aspirante sindaco che in maniera becera organizza la sua campagna elettorale sul razzismo, va menzionato l’altrettanto ottimo Dante Marmone, caratterista eccezionale nel ruolo dell’eccentrico Arafat, rivoluzionario di Mariotto, nostalgico comunista convinto, geniale ideatore della candidatura di Jusuf a sindaco. Tra gli altri, il parrucchiere-attore cultore del “metodo” Michele, Paolo Sassanelli, e l’arrivista Lucia, mamma di Maria (Claudia Lerro) e quindi suocera di Jusuf,  Rosanna Banfi. La devota Mafalda è Tiziana Schiavarelli.

Il film ha vinto il 17esimo Religion Today Film Festival 2014 di Trento. Se nell’ottusa mentalità popolare raccontata nel film (che, Mancini sottolinea, non è una storia vera, ma potrebbe esserlo!) i musulmani sono equiparati a buddisti e mormoni in quanto a riprovevolità, distaccati, ma non di molto, restano gli ebrei, di cui sono rappresentanti il Professor Ferrara (Cosimo Cinieri), ex-insegante di storia e lettere al liceo, nonché fondatore ed unico iscritto dell'”Associazione Nazionale per la Tutela del Congiuntivo”, e la figlia Rita (Francesca Giaccari) guida turistica che diventerà la nuova compagna del divorziato Jusuf. L’aspetto turistico non è secondario nell’opera, infatti il film è stato girato nella Puglia bitontina, tra Mottola, Castel del Monte e Ruvo, luoghi federiciani densi delle tre culture monoteiste che hanno contribuito alla storia regionale. Unica particolarità, le immagini. Volutamente gialle.

Mahdloo Mehdi
Mehdi Mahdloo

E’ un ragazzo semplice Mehdi Mahdloo, che arriva alla presentazione di Ameluk col cappellino da baseball, cioè completamente diverso da quello che è nel film. Per lui, attore e scrittore romano classe 1985, il film di Mancini arriva dopo il successo di “Che bella giornata”, lungometraggio del 2011 di Checco Zalone diretto da Gennaro Nunziante risultato al box-office come il più visto della storia del cinema italiano, secondo solo ad “Avatar” e che non solo ha surclassato il coevo “Harry Potter”, ma persino il mondialmente celebre “La vita è bella” di Benigni. Se però nel film con Zalone Mahdloo aveva il ruolo secondario di Sufien, qui invece è il protagonista Jusuf, detto Ameluk.

Lo abbiamo intervistato.

Lei interpreta Jusuf, un ragazzo straniero che vive nel sud Italia. Ma ben presto lo soprannomineranno Ameluk. Perchè?

<<Jusuf finisce, suo malgrado, in un vortice di razzismo vivendo in un paesino pugliese dove in tanti hanno dei pregiudizi nei confronti del “diverso”. Suppongo che il nome di “Ameluk” derivi da una storpiatura volutamente comica del termine “mammalucco”. Jusuf è un “mammalucco” per gli abitanti di Mariotto proprio per la sua provenienza mediorientale. Da qui il nome “Ameluk”>>.

Tre parole per definire il suo personaggio.
<<Sensibile, coraggioso, umano>>.

Si dice che ogni personaggio che si interpreta lasci una traccia. A lei cosa ha lasciato Jusuf/Ameluk? E quali sono invece le differenze tra lei e lui?

<<Io e Jusuf/Ameluk siamo completamente diversi. Nella prima parte del film lui è molto calmo, porge sempre l’altra guancia dopo ogni sopruso subito. Io non sono così. Reagisco immediatamente se mi sento in qualche modo maltrattato e non cado mai vittima delle situazioni come lui. Sicuramente mi ha lasciato molto dal punto di vista umano. La capacità di tollerare e di comprendere, la capacità di perdonare e la determinazione nel cambiare in meglio sono le cose che più mi ha dato>>.

Lei è nato a Roma e ha l’aspetto di un italiano, ma il suo nome è iraniano. Come vive la differenza tra la sua cultura di origine e quella italiana nella quale vive?

<<Io non ho mai avvertito nessuna differenza tra la cultura delle mie origini e quella mia (mi considero a tutti gli effetti un italiano orgoglioso). Italiani e iraniani sono molto simili sotto tantissimi aspetti. Certo, venire da una famiglia che ha tradizioni diverse rende più ricchi in quanto si cresce con due culture. Ritengo che entrare a contatto con usi e costumi diversi tra loro sia una grandissima fortuna>>.

Nel film “Che bella giornata” di Nunziante lei era il cattivo, qui in “Ameluk” invece il buono. Ma entrambe sono commedie e in entrambe parla arabo. E’ stato diverso lavorare con Nunziante-Zalone e con Mancini?

<<Premetto che difficilmente accetterò nuovamente di interpretare un ruolo da arabo, perché non sono arabo e non credo di poter rendere al meglio un ruolo che è così tanto distante da me, sia per la lingua che per cultura. Detto questo ho amato comunque confrontarmi con questi ruoli perché mi hanno messo a contatto con persone fantastiche che mi hanno trasmesso le loro usanze e mi hanno insegnato la loro meravigliosa lingua. Sicuramente è stato molto diverso lavorare con Nunziante prima e Mancini dopo. Gennaro è un regista deciso, che sa bene quello che vuole e sa aiutare gli attori a “vedere” la sua idea del film, lasciandoli comunque liberi di esprimere la loro recitazione.

Un modo di lavorare molto americano che è decisamente più consono al mio modo di lavorare e di interpretare il personaggio. Del resto, è stato il regista di “Che Bella Giornata” appunto, attualmente il film più visto nella storia del cinema italiano secondo il box-office. Mimmo era alla sua prima esperienza da regista con “Ameluk” e nascendo come attore prima che regista, tende a voler vedere recitare gli attori secondo la sua esclusiva visione del ruolo. Questo aspetto può andare a scontrarsi con il desiderio di “libertà” di alcuni attori che potrebbero reputare innaturale dover recitare secondo diktat imposti. Mimmo comunque è stato bravo a gestire un film corale dove non era facile coordinare scene molto lunghe, come quelle che erano presenti sulla sceneggiatura. Decisamente un modo di lavorare ben diverso da quello che ho avuto con altri registi, ma che di certo mi ha dato molto in esperienza>>.

Qualcuno  l’ha definita “il Mastroianni persiano”. Quali sono i suoi miti cinematografici?

<<Sicuramente Marlon Brando, Al Pacino, lo stesso Mastroianni e Monicelli. Di persiano purtroppo ho davvero poco ma comunque mi fa piacere che le mie origini siano citate. Ovviamente qui si parla di “mostri sacri” che sono immortali nelle menti di chi ama il cinema. Oggi come oggi quelli che reputo dei miti sono Sean Penn, Di Caprio e Bale per gli attori. Per i registi il nostro eccezionale Sorrentino e l’inarrivabile Christopher Nolan>>

Ha studiato Comunicazione all’Università degli Studi dell’Aquila. In quello stesso periodo c’è stato il famoso terremoto e lei hai fatto il volontario della Croce Rossa nei campi di raccolta della popolazione. Com’è vedere L’Aquila oggi?

<<Sono membro onorato di Croce Rossa Italiana e sono fiero di aver dato il mio contributo all’emergenza tremenda che si è abbattuta sulla bellissima città di L’Aquila. Oggi la ricostruzione va avanti ma purtroppo, per chi ama la città, questo processo sembra sempre troppo lento. Un gioiello di architettura come L’Aquila lascia nei cuori dei suoi abitanti un ricordo che viene dilaniato ogni volta che si passeggia per il grandissimo cantiere che è il centro storico. Mi auguro che quanto prima venga ridato tutto il lustro a questa città immortale>>.

Tra 2009 e 2010 ha scritto racconti (vincitori del premio Hombres) e ha pubblicato un romanzo. Più o meno nello stesso periodo è cominciata la sua attività nel cinema. Come ha deciso di fare il grande salto nella settima arte e dove  si è formato?

<<Io ho sempre sognato di fare l’attore. Ho iniziato il mio percorso sin da bambino per poi proseguirlo in maniera professionale dopo le superiori. Frequentando vari laboratori teatrali da ragazzo ho capito che questa era la mia vera vocazione artistica. Preparandomi al balzo da professionista, mi sono formato con il metodo Stanislavskij – Strasberg (Actor’s Studio di New York) per poi proseguire con il Duse International. La scrittura invece è da sempre un’attività che porto avanti con tanta passione. Ritengo che trasmettere emozioni e sensazioni con la scrittura sia davvero uno dei modi più diretti per arrivare al cuore delle persone>>

Lei è anche attore di teatro. Ha fatto “Amleto” di Shakespeare a Roma e “La Divina Commedia” di Dante Alighieri a Firenze. Chi interpretava e di chi era la regia?

<<Parto dal teatro prima che dal cinema. L’odore del legno da palcoscenico e del backstage rimarranno impressi dentro di me per sempre. Ne “L’Amleto” mi era stato assegnato il ruolo del “narratore in scena”. In pratica secondo la visione del maestro Valerio Colafiori (il regista), un narratore in scena che funzionava come un presentatore tra una scena e l’altra, poteva dare un ritmo più serrato e giovane ad un dramma ritenuto (a mio avviso ingiustamente) troppo lento da alcuni. Quindi la mia è stata una presenza costante in scena, dall’inizio alla fine. Una visione moderna e originale.
Ne “La Divina Commedia” interpretavo Virgilio. E’ stato davvero incredibile prenderne parte in quanto il teatro all’aperto dove svolgevamo lo spettacolo, aveva un palco che passava tra il pubblico. Vedere le espressioni della gente che si sentiva in mezzo alla scena, è stato fantastico. Mi sono sentito crescere come professionista grazie anche alle direttive del regista, Sandro Bonelli, che è riuscito nell’impresa di rendere scorrevole e piena d’azione una rappresentazione teatrale ispirata da una delle opere più grandi al mondo>>.

Quali sono i suoi impegni per il futuro? Quali ruoli le piacerebbe interpretare?

<<Tanti sono gli impegni per il futuro tra cinema e attività da startupper. Oltre a fare cinema, ho una startup di innovazione tecnologica a cui mi dedico con anima e corpo. A breve uscirà “Stalking Eva”, film in lingua inglese che mi vede co-protagonista, con effetti speciali curati dal maestro Sergio Stivaletti. Non posso parlarvi del resto al momento ma di certo non è solo in Italia dove intendo recitare. I ruoli che mi piacerebbe interpretare? Utopicamente, sia Batman che il Joker>>

Visto l’11 giugno 2015 a L’Aquila.

“Ameluk”
Prodotto da: RM Consultimg srl e Barbara Sperindei
Sceneggiatura: Mimmo Mancini e Carlo Dellonte
Regia: Mimmo Mancini
Direttore della fotografia: Marcello Montarsi
Con: Mehdi Mahdloo, Mimmo Mancini, Paolo Sassanelli, Dante Marmone, Roberto Nobile, Cosimo Cinieri, Francesca Giaccari, Claudia Lerro, Rosanna Banfi, Pascal Zullino, Luigi Angiuli, Teodosio Barresi, Andrea Leonetti, Maurizio Della Vallé, Miloud Mourad Benamara, Nadia Kibout, Tiziana Schiavarelli, Hedy Krissane, Cristian Farano, Michele De Virgilio, Massimo Bagnasco, Alberto Testone, Helena Converso.

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