Teatro, Teatrorecensione — 12/05/2015 14:11

Devoti al Dio del massacro

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LUGANO –  Il teatro è un rito collettivo. Fenomeno sociale in cui una moltitudine di individui con lo stesso interesse si riconoscono in comunità, condividono lo stesso oggetto d’azione, la stessa pratica, la comprensione. Una comunità relativa, effimera, estemporanea.In questo contesto tutte le forme di teatro, anche non professionistiche, stipano dignità in quanto fatto sociale.

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Foto di Korah Rezzonico

Assunto necessario per una chiave di lettura onesta dello spettacolo Il Dio del massacro dal superbo testo di Yasmine Reza (da cui è stato tratto Carnage di Polanski per il grande schermo) che Gabriele Di Luca, regista della pluripremiata compagnia Carrozzeria Orfeo, fa inscenare agli allievi della scuola del MAT (Movimento Artistico Ticinese) Di Lugano. Ma allievi speciali, non giovanissimi, non studentelli d’accademia: persone comuni, uniti dalla passione per il teatro, uniti dalla pratica della scena, riconosciuti in un’altra comunità. Capitanati da un timoniere competente benché under 35, riconosciuto da pubblico e critica, sipario aperto all’ebbrezza del debutto sulle tavole del palco, in pasto a occhi, sguardi, aspettative. E’ il caso di Begoña Feijoo per esempio, alla sua prima assoluta, lei che si è fatta conoscere dall’ambiente intellettual-chic teatrale per le frequentazioni di festival e sale e grazie alla sua smisurata passione. E non sfigura, benché l’emozione della prima la fa vibrare un tantino di troppo. Insieme sul palco a Susanna Baseotto, Luana Bello, Luca De Santis, Tatiana Gilardi, Leonardo Lempi e Sarah Scarmignan. “Attori” con in bocca un testo per niente comodo da incarnare, per niente facile da sfumare con i giusti toni, soprattutto per chi dell’intenzione attoriale sa poco. Merito del regista costruire scene e dialettiche ad agio dei novelli interpreti, attraverso l’impronta topica di alcune soluzioni care alla poetica di compagnia (Carrozzeria Orfeo), componendo per una proposta dignitosa. Non è il caso di sindacare analizzare criticare. Piuttosto cogliere la testimonianza di una pratica, buona, realizzata.

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Foto di Korah Rezzonico

Qualche riflessione sul testo, monumentale. In cui primitivo e contemporaneo si fanno carne e ossa nella natura umana, dichiaratamente devota al dio della guerra, deviata da civiltà e progresso (presunto civile e intellettuale) in barba al mito del buon selvaggio di Rousseau e le intuizioni di Malatesta. Il dominio dell’uomo sull’uomo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la legge del più forte, la legge del padrone, teorie che sembrano superate dal progresso, dalla modernità, ma che albergano naturali e nemmeno troppo celate nell’interazione quotidiana.

Ma la finzione drammaturgica crea, nel testo di Reza, quel non immediato, quel “coprire le carte” utile all’affiorare chiaro ma non sovraesposto del segno, del significato e significante. Raccontando a spettatori del proprio destino, dell’attuale, della vita, con un linguaggio che appartiene al presente e all’eterno.

Due coppie perbene che apparentemente trattano in maniera diplomatica in seguito al pestaggio messo in opera da un rampollo a discapito dell’altro. Ma le convenzioni non tarderanno a essere spiantate da ben altre maniere…

Una prova divertente, dei novelli attori, una regia sapiente, preparata, dal tratto peculiare e affermato.

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Foto di Korah Rezzonico

Il Dio del massacro

Di Yasmina Reza
Regia Gabriele Di Luca
con Susanna Baseotto, Luana Bello, Luca De Santis, Begona Feijoo, Tatiana Gilardi, Leonardo Lempi e Sarah Scarmignan 

Visto al Teatro Foce il 28 04 ’15 – LUGANO

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