Teatro, Va in scena a — 11/12/2012 13:47

Crash Trōades, il viaggio di Teatro Urbano approda a Scandicci al Teatro Studio per la regia di Giancarlo Cauteruccio

Share

Approda in prima nazionale dall’11 al 16 dicembre al Teatro Studio di Scandicci Crash Trōades, spettacolo prodotto all’interno di TU – Teatro Urbano, un progetto di Alta formazione artistica e tecnica della Regione Toscana POR Toscana FSE 49933, con cui il regista e direttore artistico Giancarlo Cauteruccio, concretizza un percorso avviato negli ultimi anni e dedicato alla formazione creativa, avvertita come parte attiva e fondante del processo di produzione teatrale.

Un cantiere creativo in movimento a cui hanno preso parte attiva quindici allievi tra attrici, danzatrici, cantanti liriche e operatori della scena. Un viaggio teatrale nella Toscana, procedendo per tappe e mettendo in gioco tre tipologie di luoghi urbani. La prima tappa è stata San Gimignano, scelta come esempio tipico di centro storico, a cui ha fatto seguito Piombino, critica area industriale; ultima tappa l’area metropolitana di Scandicci. Crash Trōades si compone di una parola contemporanea (un chiaro riferimento alla sintesi tra naturale e artificiale immaginata da J.G. Ballard) e il titolo antico del testo euripideo, esplicitando così una decostruzione del segno.

Le Troiane di Euripide è nel repertorio del teatro greco la tragedia meno classica, quella che meno di tutte risponde all’idea di azione che impegna i protagonisti nella definizione del proprio destino. Pur svolgendosi  nel rispetto delle tre unità aristoteliche (tempo, luogo e azione) ne Le Troiane tutto è già avvenuto, la città è caduta, le vittime sono quasi tutte morte, si è esaurito anche l’intervento degli dei, che si limitano ad annunciare la propria presenza formale in un prologo, per poi allontanarsi dalla scena e non farvi più ritorno. Qui rimane una dolente umanità, tutta di donne, con al centro la regina Ecuba che cessa di piangere i propri morti per dialogare con le figlie, con le spose, ormai vedove, dei figli, con le ancelle, alla ricerca di una ragione, di un pensiero che tenga ancora insieme il mondo. È da questo scenario da day after che parte la visione di Giancarlo Cauteruccio, proiettata nella sintesi tra lo sguardo poetico di Euripide e le emergenze mai risolte di una condizione umanitaria, e segnatamente femminile, messa in crisi dalla guerra e da tutti i suoi effetti di ricaduta.

 Crash Trōades è il mondo di Ecuba e delle donne troiane visto con la filigrana della sensibilità contemporanea, la tragedia che odora di napalm e viaggia sul web, cruda come la poesia non è mai stata. Lo spettacolo inizia con la deflagrazione della catastrofe, e ha i suoni e le sciabolate luminose di un incidente in uno spazio periurbano. Impossibile per Cauteruccio, che delle condizioni al margine ha fatto una delle prime materie poetiche del suo teatro, non contaminare il paesaggio delle rovine di Ilio con il lamento delle ambulanze, con le sonorità ctonie, al tempo stesso arcaiche e sintetiche, del drum’n bass. E in questo sguardo, capace di unire mondi remoti, la tragedia echeggia nelle testimonianze contemporanee di altre donne che hanno avuto la forza e il coraggio di raccontare l’insensatezza di altre guerre, di altre sopraffazioni: il massacro dei Tutsi nel Rwanda narrato da Yolande Mukagasana in “Le ferite del silenzio”, e la “Cecenia” cui ha dato voce Anna Politkovskaja, pagando ogni giorno, fino alla fine, un prezzo altissimo. Le donne sulla scena sanno tutto questo, sanno che Troia continuerà a subire assedi, in altri luoghi e in altri tempi e sotto altri nomi, e per ragioni anche più vili di un’amante rapita, sanno che le parole di Cassandra e Andromaca si ripetono e si ripeteranno.

 

 

 

Il greco antico e lapidario di Trōades viene illuminata dai riflessi dei catarifrangenti organici di James Ballard, da quello che resta di Crash, dell’incidente (o forse dalla co-incidenza) fertile e inquietante tra la natura umana e la sua metamorfosi, oltre le rivoluzioni postmoderne. Crash Trōades è una zoomata nel femminile, basata su una tessitura drammaturgica che innesta nel testo euripideo pagine di due autrici, testimoni di immani tragedie dei nostri giorni: Anna Politkovskaja con Cecenia e la rwandese Yolande Mukagasana (Nobel per la pace 2011) con Le ferite del silenzio. Le interpreti sono le attrici: Laura Bandelloni, Irene Barbugli, Debora Daddi, Martina Lino e Flavia Pezzo. Le cantanti liriche: Hitomi Ohki, Elisa Prosperi e Maria Elena Romanazzi e due danzatrici, Martina Belloni e Daniela Ranzetti.

Le musiche elettroniche originali di Marco Puccini interagiscono con il canto lirico dal vivo, mentre la voce off di Fulvio Cauteruccio segna l’inizio e la fine dello spettacolo. I costumi di Massimo Bevilacqua sono abiti da sposa contaminati con il fuoco e con la terra, in omaggio alle celebri combustioni di Alberto Burri. L’apparato visuale con proiezioni ad alta potenza, riporta dentro la scena del teatro le memorie dei luoghi aperti attraversati dallo spettacolo negli studi precedenti.

11, 12, 13, 14, 15, 16 dicembre ore 21

Teatro Studio – Via Donizetti 58 Scandicci (FI)

Tel. 055 7591591 www.teatrostudiokrypton.it

 

crediti fotografici Gabriella Di Tanno

Share