Culture — 11/09/2012 08:33

La Danza raccontata da Roberto Casarotto curatore dei progetti internazionali della cultura della danza Opera Estate di Bassano

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Bassano del Grappa è la Casa della Danza. Dal 2007 il CSC, Centro per la Scena Contemporanea, è una realtà consolidata e innovativa nel campo delle arti sceniche, non solo performative dove agisce la parola, l’immagine e il corpo, ma anche la danza contemporanea. Nel 2012 ben quattro progetti dedicati alla danza sono stati sostenuti da programmi culturali dell’Unione Europea, facendo del CSC uno dei centri più attivi e innovativi del panorama internazionale.

Concluso da pochi giorni il B.Motion (Danza e Teatro) ha visto nella prima sezione la presenza di 15 artisti scelti dagli esperti del network europeo Aereowaves, presieduto da John Ashford (fondato nel 1966) e che riunisce ben 34 paesi europei, tra oltre 400 proposte. Bassano è stata la città che ha accolto anche la seconda edizione del festival Spring Forward. La prima edizione si era svolta nel 2011 a Lubiana e dopo Bassano, sarà Zurigo nel 2013 ad ospitare la terza edizione. Coreografi giunti da paesi dell’Europa e perfino dalla Corea, Russia, Finlandia, Israele, hanno presentato le loro creazioni ad un pubblico di 150 operatori presenti per l’occasione. Un clima internazionale di confronto e scambio proficuo, realtà diverse si sono fatte conoscere. Nomi come Alessandro Sciarroni, Tabea Martin, Howool Baek, Jolika Sudermann, Alexandr Andriyashkin|<project Mera, Francesca Foscarini, Elina Pirinen, Aleksandra Borys, Hodworks, Jan Martens|Frascati Producties, Carles Casallachs, Pablo Esbert Lilienfeld, Mor Shani, CIE Chiara Frigo, Marcos Morau|La Veronal, hanno portato in scena lavori diversi per stili, temi, linguaggi, e il risultato è stato quello di assistere ad una ricerca di significati capaci di emergere nella nostra contemporaneità.

La danza come tentativo di decifrare le incongruenze di una società pervasa da molte contraddizioni esistenziali. Creare un legame fra la tradizione più squisitamente popolare e una visione contemporanea, così come è riuscito ad Alessandro Sciarroni con Folk-s, versione originale che si rifà ad una danza altoatesina come quella dei Schuplattler (“battitori di scarpe”), vista a Bassano con l’esibizione dei Tearna Schuichplatta di Terento (Bolzano). Il performer, ispirandosi ai loro passi, ha inteso esaltare il movimento vorticoso dei corpi fino allo sfinimento, chiedendo a Marco D’agostin, Pablo Esbert Lilienfeld, Francesca Foscarini, Matteo Ramponi, Francesco Vecchi, e lo stesso Sciarroni, di danzare ad oltranza, fino a quando l’ultimo di loro avrebbe ceduto alla stanchezza. Un cedimento del corpo a cui viene chiesta una prestazione fuori misura, disumana, agonistica dove cedere sembra quasi una sconfitta. Metafore seminate ovunque e che fa di Folk-s, un lavoro intelligente e attento ai meccanismi che ruotano intorno a tradizioni folcloristiche e popolari, ancestrali e primordiali.

Un passaggio di testimone dalla danza di Operaestate festival al Bmotion. Se si parla di danza a Bassano non si può non citare Roberto Casarotto, curatore dei progetti internazionali per la promozione della cultura della danza contemporanea. Danzatore e coreografo alla London Contemporary Dance School e all’Accademia Isola Danza della Biennale di Venezia, e laureato in Economia Aziendale all’Università Ca’ Foscari di Venezia. In Italia cura i progetti di danza per Operaestate Festival Veneto a Bassano del Grappa, è ideatore del progetto internazionale Choreoroam, e direttore associato del network Aerowaves, oltre che essere anche il direttore artistico dell’Open House International Festival di Lemesos. I suoi primi studi di danza contemporanea lo portano a frequentare la London Contemporary Dance School e il Centre National de La Danse di Parigi. Il suo curriculum artistico si arricchisce di esperienze importanti come quella delle performance create da Carolin Carlson in occasione della 48° Esposizione Internazionale d’Arte a La Biennale di Venezia, danzando in “The Wave” e “Parabola”, con la direzione coreografica della Carlson.

E’ stato anche l’interprete di “Argonautika” con le coreografie di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. E’ membro del comitato internazionale che insieme alla Fondazione Bosch500 sta organizzando le celebrazione per l’anniversario di Hieronjmus Bosch 2010 – 2016, con progetti che vedranno collegati i musei e le realtà delle arti performative delle città in cui sono custoditi i capolavori del pittore fiammingo ai cinquecento anni dalla sua morte. Durante il Bmotion nei giorni dedicati alla danza contemporanea, Roberto Casarotto ha accettato di raccontare la sua esperienza nel settore della danza contemporanea.

«Sono molteplici le realtà che frequento nel mio lavoro che ha come obiettivo principale quello di promuovere la cultura della danza, il suo sviluppo professionale, creare delle iniziative e migliorare quelle già esistenti. La dimensione geografica per quanto concerne il mio dna, non però quello italiano. Io sono cresciuto fuori dall’Italia ed è all’Inghilterra che devo molto. Era fondamentale lo studio della lingua inglese e quando ho vinto una borsa di studio come ricercatore al Cultural leadership international program del British Council nel 2009/ 2010, ho avuto l’occasione di mettere in pratica quanto appreso. Questa esperienza mi ha permesso di condurre delle ricerche a Madrid, a Edinburgo, in quelle realtà nell’ambito museale e nel campo delle arti performative che mi interessavano

Roberto Casarotto nella conversazione che ci concede per rumor(s)cena spiega come la sua professione lo porti a viaggiare in tutta Europa. Negli ultimi anni si è specializzato nella progettazione europea, promuovendo numerose iniziative sostenute dai programmi culturali dell’Unione Europea. Con il risultato di essere l’unico esperto italiano. E la riflessione che ne consegue tocca un tasto dolente per quanto riguarda la gestione della cultura in Italia. Con l’occhio di conosce molto bene le realtà estere, il suo giudizio sull’Italia segna un divario tra il nostro paese e il resto d’Europa.

«Nell’ambito culturale la materia che conosco meglio è la danza contemporanea. Di conseguenza viaggio spesso per visitare tutte le piattaforme che si occupano nello specifico di danza, con il risultato di ritrovarmi ad essere l’unico italiano presente, a fronte della presenza di molti stranieri. Molti incarichi in Italia sono politicizzati e non vengono attribuiti alle professionalità che dovrebbero essere individuate in chi poi va a ricoprire il posto. Mi chiedo perché non cercare di farle crescere queste realtà, accompagnarle ad una dimensione internazionale, e con questo non sostengo assolutamente di diventare a tutti i costi esterofili. Ma per la velocità di come si muovono le cose al giorno d’oggi, è necessario guardare anche verso l’esterno e verso gli altri. A 43 anni non è sano e salutare temere per un approccio costruttivo e nel lavoro che io svolgo bisogna assumersi delle responsabilità. Non ti puoi aspettare che le cose cambino dall’alto. Quando sono tornato in Italia nella metà del 1999, confrontandomi con le persone che ho conosciuto nei festival, mi sono presentate delle occasioni di lavoro.

Viaggiando molto per i progetti conosco molte realtà e instauro delle relazioni per condividere le progettualità. Questo modi di operare fa parte delle buone pratiche, metodo essenziale se si vuole costruire insieme qualcosa di fattibile. In Italia ci sono delle potenzialità, delle buone risorse. È un paese che però non si avvale delle competenze dei singoli e della meritocrazia. Questo determina un ritardo notevole nell’individuazione dei talenti, degli spazi e ambiti in cui creare. Il nostro è un paese che non concepisce la realtà delle nuove creatività, e questo non perché i vecchi restano attaccati alle poltrone ma perché i giovani restano senza opportunità di poter esprimere il loro potenziale.»

Lo stesso Luigi Celli, direttore generale dell’Università Luiss sostiene che “il contesto politico in Italia è cambiato ma le soluzioni non si vedono ancora. Serve un vero sistema meritocratico e la possibilità di sperimentare all’università l’ambiente lavorativo”, ribadendo che la logica meritocratica nel valutare i talenti è gravemente insufficiente. Roberto Casarotto è pessimista a riguardo quando dice che gli viene da ridere «nel sentir parlare di crescita e formazione del pubblico se poi non offri un’adeguata offerta. Gli artisti bravi ci sono ma in Italia è difficile lavorare. Tutto viene rallentato e ritardato quando, invece, è più facile gestire un progetto europeo che non uno in Italia. Manca una visione, una progettualità a lungo respiro. Parlo dei bandi ad esempio. Il mio problema sono i tempi.»

E il tempo è prezioso per Roberto Casarotto. Abituato a spostarsi da una nazione all’altra per seguire i progetti che li sono stati affidati, non prima di aver collaborato con l’Opera Festival di Bassano, con il quale ha un rapporto di collaborazione privilegiato.

«Sei anni fa quando sono stato invitato dal festival a collaborare mi è stata offerta molta fiducia nel poter avviare altre progettualità (Operaestate/CSC a questo proposito è riconosciuto a livello europeo come centro delle arti performative. Vincitore dei bandi Choreoram Europe, ricerca coreografica e mobilità artistica. Act Your Age, promozione del dialogo intergenerazionale e dell’invecchiamento attivo attraverso l’arte della danza. Spazio A, formazione nella danza contemporanea e in relazione con le nuove tecnologie), EDN Modul – Dance: offrire ai creatori di danza contemporanea le condizioni per compiere i loro percorsi artistici), non per me ma per la danza. Senza la danza non ci sarebbero chi lavora ai costumi, non lavorerebbero i tecnici, non ci sarebbe guadagno per gli alberghi, i ristoranti, le compagnie aeree. Il problema è anche quello di non avere per i danzatori un sostegno se escono dai confini dell’Italia. Manca un supporto. Non credo nel copiare i modelli mentre conviene prima contestualizzare e poi creare. Gli artisti hanno però una responsabilità ben precisa, non avendo coscienza del potere che hanno nei confronti del pubblico. »

A Roberto Casarotto   lo attendono nuove sfide che lo porteranno a Maastricht, Cipro, a seguire il network Aereowaves, in Canada e in Australia. Insieme a John Ashford sono stati avviati dei nuovi contatti con il Giappone e la Corea. La danza muove il mondo.

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