Spettacoli — 10/07/2019 at 11:41

Se Lisistrata non fa pensare

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RUMOR(S)CENA – LISISTRATA – TEATRO GRECO – SIRACUSA La difficoltà di portare in scena una commedia di Aristofane, in una dimensione di consapevole contemporaneità, è cosa nota a Siracusa e per questo motivo è necessario provare a capire e a raccontare uno spettacolo di questo genere, definire il perimetro concettuale in cui esso può essere concepito e realizzato. Il mondo concettuale di questo gigante della drammaturgia è molto difficile da riutilizzare oggi: c’è infatti nei suoi testi il senso di un forte ingaggio politico legato a una posizione di aperta e appassionata opposizione alle scelte della polis democratica e al rinnovamento culturale che le sostanziava (Luciano Canfora ha scritto in tal senso pagine definitive). Ma quel che conta è soprattutto la sua geniale capacità di dominare l’intera gamma degli strumenti del comico: dal ribaltamento gioioso e spericolato del basso corporale alla percezione/espressione delle tensioni sociali responsabili di squilibrare il sistema politico; dalla straordinaria sagacia nel costruire utopie capaci di mettere in crisi qualsiasi luogo comune alla tagliente critica del pensiero coevo.

Massimo Lopez (Pedasta) foto Franca Centaro

L’elaborazione di una lingua teatrale sanguigna e meravigliosa, per varietà lessicale e potenza metaforica, fino alla costruzione di personaggi indimenticabili e vitali che abitano tuttora la memoria e gli spazi più nobili del teatro occidentale. Aristofane è un genio e in quanto tale va trattato con serietà e rispetto e richiede di essere studiato e ristudiato in profondità, auscultato con intelligenza piena del testo e del contesto e, soprattutto, lentamente (!) meditato e posizionato sulla soglia della contemporaneità. Va concesso spazio ed efficacia alla possibilità di emozionare il pubblico (in questo caso di divertire) per quanto accade in scena ma, nello stesso tempo, si deve percepire la vertiginosa complessità dell’operazione messa in atto. L’arte della contemporaneità (e il teatro lo è sempre e per statuto) non è mai ingenua: nell’allestire oggi una commedia antica si profila un’operazione culturalmente complessa la cui scommessa non è solo far ridere ma poterlo fare senza perdere un filo di tale complessità. Una premessa doverosa per analizzare “Lisistrata” di Aristofane (nella traduzione di Giulio Guidorizzi) diretta da Tullio Solenghi, terzo e ultimo lavoro della stagione Inda 2019 al Teatro Greco di Siracusa.

Elisabetta Pozzi (lisistrata) Federica Carruba Toscano (calonice) foto Franca Centaro

Fatta la tara a sciatterie tipo l’uscita “cameo” di Massimo Lopez che canta “My way” nel ruolo di Pedasta, tra Drag Queen e Wanda Osiris coi baffi, o di gratuite soluzioni sceniche sguaiate, lo spettacolo risulta modesto, capace di far ridere, come è ovvio data la potenza dell’invenzione di Aristofane, ma non fa pensare. Tante battute e piccole trovate ci riportano all’oggi, alla cronaca attuale ma manca un unico obiettivo che tolga quelle battute dalla condizione di gag e le inserisca in una riflessione critica e unitaria. Un allestimento nel quale emerge, quasi solitaria, la presenza di Elisabetta Pozzi sia per la qualità e la forza dell’interpretazione (in ogni tono, in ogni emozione, in ogni gesto) del personaggio di Lisistrata, sia per la conoscenza perfetta delle misure e della struttura spaziale e acustica della scena. Interessanti sono le musiche di Marcello Cutugno: sembrano voler aprire varchi di senso ulteriore nella messa in scena ma poi tutto si ferma e non procede con la necessaria convinzione e unitarietà. Lo stesso si potrebbe dire per la scena e per i costumi di Andrea Viotti dove viene utilizzata una interessante policromia capace di superare le tradizionali colorazioni del neoclassicismo.

 

Mimmo Mancini (Filurgo), Vittorio Viviani (Dracete), Totò Onnis (Strimodoro) foto Franca Centaro

 

Anche in questo caso il risultato non è in grado di approfondire il discorso per la scarsa riflessione del pensiero. Aristofane stesso, indignato dall’esagerazione cabarettistica del regista, chiama al cellulare dall’oltretomba per protestare nel bel mezzo dello spettacolo: potrebbe risultare un’idea interessante, capace di collegare al presente quanto accade in scena, ma il tutto si ferma allo stadio di una semplice “trovata” buona per far ridere. Nessuna profondità critica, né riguardo al passato (è lecito nutrire dei dubbi sul fatto che Lisistrata possa essere indicata quale antesignana delle lotte femministe), né tantomeno riguardo alla traiettoria storica che conduce al presente. Non ha niente di nuovo da dirci la storia dello sciopero del sesso da parte delle donne per imporre la pace tra i maschi eternamente ateniesi e spartani “arrapati”? È un ottimo pretesto per suscitare la risata, ma può bastare questo o vale la pena di comunicarne anche il portato metaforico? Non ci dice niente la riflessione di un uomo del V secolo avanti Cristo sull’uso politico del corpo delle donne e, per giunta, da parte di altre donne e sullo spavento che possono creare, se consapevoli e liberate, in una società a trazione maschile?

Dovremmo accettare supinamente che il sesso sia l’unica arma che possono usare le donne per avviare una giusta contesa con il mondo maschile? Si può pensare di tradurre la meravigliosa ricchezza linguistica di Aristofane con una mimesi, facile e un po’ ruffiana, dei dialetti italiani, divertente quanto si vuole ma priva di ogni originalità? Eppure il plurilinguismo è una tradizione antica, profonda e coltissima sia della nostra letteratura sia del nostro teatro. Si ride insomma e va benissimo, ma mettendo in scena Aristofane nel Teatro Greco di Siracusa questo non può e non deve bastare.

 

Vista al Teatro Greco di Siracusa

in scena dal 28 giugno al 6 luglio 2019

 

 

LISISTRATA, commedia di Aristofane.

Traduzione di Giulio Guidorizzi, regia di Tullio Solenghi, scene e costumi di Andrea Viotti, coreografie di Paola Maffioletti. Light designer Pietro Sperduti. Collaboratore alla regia e curatore musicale, Marcello Cutugno. Assistente alla regia, Martina Garciulo. Personaggi e interpreti: Elisabetta Pozzi (Lisistrata), Federica Carrubba Toscano (Cleonice), Giovanna Di Rauso (Mirrina), Viola Marietti (Lampitò). Coro di vecchi: Vittorio Viviani (Drace), Totò Onnis (Strimodoro), Mimmo Mancini (Filiurgo). Coro di donne: Simonetta Cartia (Nicodice), Silvia Salvatori (Calice) Tiziana Schivarelli (Stratillide), Elisabetta Neri (donna Beota). Federico Vanni (un commissario), Margherita Carducci, Elisabetta Neri, Federica Carruba Toscano (tre donne), Tullio Solenghi (Cinesia), Roberto Alinghieri (Didascalio), Giuliano Chiarello (un araldo spartano). Gabriele Manfredi, Roberto Mulia (ambasciatori spartani), Franco Mirabella, Riccardo Livermore, Andrea Di Falco (ambasciatori ateniesi), Serena Carignola (pace), Elisabetta Neri (tregua), Massimo Lopez (pedasta) Simonetta Cartia (corifeo). Coro: Giulia Antille, Beatrice Barone, Emanuele Carlino, William Caruso, Adele Di Bella, Tommaso Garrè, Federica Gurrieri, Irene Jona, Gabriele Manfredi, Giulia Messina, Silvia Messina, Federico Mosca, Roberto Mulia, Salvatore Pappalardo, Stefano Pavone, Gabriele Rametta, Isabella Sciortino, Alba Sofia Vella, Salvatore Ventura, Gabriella Zito. Crediti fotografici, Franca Centaro.

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