COSTUME E SOCIETA' — 10/06/2018 00:52

Le migliaia di uomini, donne e bambini per una festa inclusiva: il successo del Dolomiti Pride

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TRENTO – Oltre ad ogni aspettativa: per gli organizzatori del Dolomiti Pride la partecipazione di tremila/quattromila persone poteva rappresentare un successo, mentre ogni previsione ottimistica è stata di gran lunga superata visto il risultato ottenuto. Tra le ottomila presenze (secondo le fonti della Questura, e le diecimila (a detta del comitato organizzatore). Un record per essere il primo Pride del Trentino Alto Adige. Iniziato con un’ora di ritardo sotto un sole estivo, che non ha però scoraggiato l’arrivo di migliaia di uomini, donne e bambini, accorsi per partecipare ad un’allegra, spensierata e vivace manifestazione. Sobria e festosa, senza nessun problema di ordine pubblico, la parata è partita da Piazza Dante per attraversare la città in modo disciplinato suscitando la curiosità di molti abitanti affacciati alle finestre da cui si sono visti partire applausi. In testa gli striscioni del Dolomiti Pride, l’Anpi del Trentino Alto Adige, le associazioni Agedo, Famiglie Arcobaleno, Emergency, un sindaco con la fascia tricolore, e dietro migliaia di partecipanti a suon di musica, canti e sventolio di bandiere. Tra i primi a sfilare l’assessora delle pari opportunità della provincia di Trento Sara Ferrari, e l’assessore alla cultura Andrea Robol. L’atmosfera percepita era quella di una straordinaria partecipazione solidale, attiva, partecipativa e soprattutto inclusiva, smentendo chi aveva negato il patrocinio della Provincia di Trento: sostenendo che il Dolomiti Pride fosse solo “folkloristico e contrario all’inclusione per la comunità trentina”.

Dolomiti Pride crediti fotografici di Daniele Paternoster (per gentile concessione)

 

 

Dolomiti Pride crediti fotografici di Daniele Paternoster (per gentile concessione)

 

Le famiglie con i loro figli, le migliaia di giovani, ragazzi e anziani, rappresentanti di ben ottanta associazioni, mamme e papà, dicono esattamente il contrario. Segno che la società opera per accogliere e non per dividere. Una nazione che si divide sui diritti di tutti non può essere chiamata democratica: “ I diritti civili sono in sostanza i diritti degli altri”, questo avrebbe detto Pier Paolo Pasolini nel suo discorso al congresso del Partito Radicale nel 1975, se non fosse stato assassinato due giorni prima del suo intervento. Chi invece pensa al contrario è, ad esempio, la Missione Trentina Chiesa Cristiana Evangelica, la quale ha pensato bene di distribuire volantini durante la sfilata per cercare di convincere gli omosessuali a chiedere perdono per la loro condizione. Leggere ciò che è scritto riporta indietro la storia di centinaia di anni : «La Bibbia non descrive l’omosessualità come il peccato “maggiore” di tutti gli altri. Tutti i peccati offendono Dio! L’omosessualità è semplicemente una delle molte cose che escludono dal regno di Dio. Secondo la Bibbia, il perdono di Dio è a disposizione dell’omosessuale proprio come lo è l’adultero, di un idolatra, di un omicida, di un ladro». Segue un imperativo consiglio di abbandonare la propria condizione di peccatore per espiarla e chiedere di essere salvato.

Un evidente segno di regressione che dimostra come sia ancora lungo e faticoso il percorso nell’eliminazione di un’ideologia intrisa di fanatismo religioso, basata sul concetto di peccato; paragonando una condizione di assoluta normalità ad un comportamento deviante e criminale. I colori della festa e il sorriso sui volti dei partecipanti testimoniavano, al contrario, una totale serenità d’animo e di pace. Dal palco allestito al parco delle albere si sono poi ascoltati gli interventi di Paolo Zanella, presidente dell’Arcigay Trentino che ha stigmatizzato le dichiarazioni del ministro Lorenzo Fontana che ritiene una famiglia solo quella composta da un uomo e una donna: “È il momento di resistere, di dire che noi esistiamo“, e a seguire poi l’intervento di Lorenzo Modenese dell’associazione delle famiglie Arcobaleno del Triveneto: “Le famiglie Arcobaleno esistono e sono presenti ovunque ed è un dovere di tutti riconoscere gli stessi diritti anche per i nostri figli perché una famiglia esiste là dove c’è amore”.                       I loro interventi hanno voluto richiamare l’attenzione sulla politica e in particolare sulla posizione espressa da Ugo Rossi governatore della Provincia di Trento, ricordando le prossime elezioni regionali come l’occasione per eleggere un attivista del movimento LGBT. Tra i pochi politici presenti il sindaco di Trento Alessandro Andreatta e il vicepresidente della Provincia di Trento, Alessandro Olivi che parlando a titolo personale ha spiegato come abbia scelto di partecipare per “… vigilare contro ogni forma di discriminazione perché Trento è una città delle relazioni, del dialogo e del confronto, ed è inclusiva. Sono qui a titolo personale, ma non mi sento fuori dal rappresentare il Trentino delle istituzioni che io credo non possa che stare dove stanno i diritti, la difesa della libertà e del pluralismo. Io al posto del presidente Rossi il patrocinio alla manifestazione l’avrei concesso. Abbiamo bisogno di essere presenti dove c’è il rischio che la diversità venga esclusa”. L’esclusione che questo Dolomiti Pride ha dimostrato ampiamente di non volere ma di combattere pacificamente per eliminarla.

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