Teatro, Va in scena a — 10/04/2013 09:02

Hotel Belvedere di Ödön von Horváth in prima nazionale al Teatro Metastasio di Prato

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Dal 10 al 21 aprile debutta in prima nazionale la nuova produzione del Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Hotel Belvedere di con la regia di Paolo Magelli. Dopo averlo presentato in una versione croata al premio Roma di Gerardo Guerrieri nel 1978, a distanza di quasi trent’anni Paolo Magelli torna su questo testo traducendolo per la prima volta in italiano. Marcello Bartoli affianca sulla scena la Compagnia Stabile del Metastasio composta da Valentina Banci, Francesco Borchi, Daniel Dwerryhouse, Elisa Cecilia Langone, Mauro Malinverno, Fabio Mascagni. Le musiche sono di Alexander Balanescu, le scene di Lorenzo Banci, i costumi di Leo Kulaš, le luci di Roberto Innocenti.

 

Ödön von Horváth ha lavorato alla stesura di Hotel Belvedere dal 1922. Iniziò a scriverlo a Berlino due anni dopo l’uscita di Das Buch der Tänze, il suo primo dramma scritto nel 1920 a 19 anni, mentre lavorava anche a Mord in der Mohrengasse, che vide la luce nel 1923. Nella prima stesura del testo appare più volte la dicitura poi cancellata ma che sembra riemergere sempre e con forza,Hotel Europa. Horváth, l’Europeo per antonomasia, aveva intuito che questa volta la sua adorata, meravigliosa, fanciulla Europa non sarebbe stata rapita per amore da un Dio sotto sembianze di toro che l’avrebbe nascosta in un’isola non lontana da Cipro, ma che un terribile mostro l’avrebbe divorata. Il giovane Horváth vedeva la cattiveria mitteleuropea radunarsi come le nuvole nere che gonfiavano il cielo del lago di Staffel, e capiva che il destino della sua Europa sarebbe stato terribile. Il suo cuore batteva impazzito dalla paura di questa ‘malattia umana’; ripulì allora il testo e decise il titolo: Al Belvedere. L’Europa che l’impero austriaco gestiva fu il primo tentativo di unire popoli diversi in un sistema di monarchia associativa. Franz Ferdinand venne ucciso a Sarajevo anche per la sua visione moderna e tollerante di questa idea politica. Horváth era ossessionato dalla incapacità che l’aristocrazia e la borghesia intellettuale mitteleuropea mostravano nei confronti delle utopie positive. Fu il primo a riconoscere che dietro la facciata della grandezza si nascondeva un mondo volgare, malato e esclusivamente legato al potere del denaro.

Paolo Magelli

 

Tel. 0574/608501 (dal martedì al sabato 9.30/12.30 e 16 /19). Oppure acquista on-line: http://ticka.metastasio.it

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