Cinema, Recensioni Film — 09/10/2022 at 16:35

Blonde, flop accattivante alla 79ma Mostra del Cinema di Venezia

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RUMOR(S)CENA – VENEZIA – Vincitori e vinti. L’insoddisfazione regna. Ma vorremmo narrarvi di Blonde. Terz’ultimo film in concorso alla Biennale cinema di Venezia 79. È stato definito un biopic sulla vita di Marylin Monroe (ma non lo è) tratto dal libro fantasioso e prolisso di mille 1000 pagine, uscito nel 1999 a cura della scrittrice Joyce Carol Oates. Ana de Armas è un’ attrice cubana naturalizzata spagnola, ed è diretta da Andrew Dominik, un regista che è passato dal genere western a quello che narra la patinata Hollywood e ha una somiglianza quasi perfetta, sembra proprio lei: Marilyn. Molto bionda, un po’ meno procace, le labbra turgide ma è una donna sempre triste, lacrima dopo lacrima. Qui il mito viene rappresentato al di qua della macchina da presa, ma alla maniera di un film di Lynch: appeso ad un filo di paure, di ossessioni ed attacchi di isteria, causati probabilmente da maltrattamenti e vessazioni fin dalla tenera età.

Una madre malata che cerca di soffocarla dentro la vasca da bagno, verrà poi internata e Norma Jeane abbandonata dentro ad un orfantrofio iniza a fare i conti con la sconfitta, con l’abbandono. Quando è Norma Jeane (tutti sappiamo essere il vero nome della Monroe) la scena è colorata. Quando invece è Marilyn il color del film è in bianco e nero. Ma ecco i lustrini ed i mitici abiti: quello bianco scollato all’americana sollevato dall’aria che arriva fin sopra al tombino, Quando la moglie è in vacanza. La ricostruzione della scena del famoso film, uscito nel 1955, risulta raccapricciante in quanto il dietro le quinte delle riprese è rappresentato da un’orda di fotografi che la circondano e sparano flash sul viso della diva: penetranti, allucinanti, lobotomizzanti, da far ammattire.

E poi l’abito rosa fucsia indossato dalla sua alter ego Ama De Armas, in omaggio a Marilyn ripresentato sul tappeto rosso di Venezia. La bimba che aveva dovuto subire la follia della madre, ed una infanzia orribile è diventata una bambola tirata di qua e di là da uomini che abusano di lei, creduta senza cervello, o forse fu lei a farglielo credere?Amata dalle folle e dal gossip. Il destino le ha inferto stoccate senza ritegno e rispetto o forse fu lei che non riuscì a farsi rispettare?

Il non essere mai diventata madre e nel film la tragedia di aver perso due bimbi, destinata a incontrare uomini sbagliati come il famoso giocatore di baseball violento ed il noto drammaturgo, concentrato su se stesso, sono state figure di mariti mai complici, anche se lei vi aveva inizialmente creduto ed aveva una ineusauribile voglia di amore. Le droghe ed il sesso, unica panacea per credere di sentirsi voluta ed amata. Alcune scene risultano proprio disturbanti. Un senso di oppressione e tristezza avvolge all’uscita dalla proiezione. Un flop accattivante, anche se non è così che vorremmo ricordare Marilyn.

#Venezia79 . Netflix e Bradd Pitt sono i produttori.

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