Chi fa teatro, spettacoli — 07/08/2017 16:29

Vita nella Città – (altri) sguardi su Cagliari

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CAGLIARI – Il fascino (segreto) di una città scaturisce dalle imprevedibili alchimie tra il paesaggio urbano e gli abitanti, nel gioco apparentemente casuale degli incontri e delle stratificazioni (o superfetazioni) architettoniche, delle metamorfosi graduali e improvvise. E ancora delle ferite inferte dal tempo e dalla storia. Cagliari – capoluogo dell’Isola di Sardegna – antica città di pietra (dalla radice Kar) poi Castellum Castri o Castellum de Càller, fondata secondo il mito da Aristeo, ispiratrice e fulcro del progetto “Vita nella Città – Cagliari aperta al mondo”, ideato e diretto dall’attore e regista Karim Galici, si mostra pudica e seducente agli sguardi di (pochi) fortunati, attraverso quattro itinerari nei quartieri di Castello e Stampace, Marina e Villanova.

Viaggi nella memoria alla scoperta dell’identità differente dei rioni che rappresentano le tante anime della città, quella più aristocratica e fatalmente decaduta e quella mercantile, inestricabilmente intrecciata al retroterra agricolo e all’artigianale sapienza; quella più “focosa” al centro di tante (mancate) rivoluzioni e quella più mediterranea, influenzata dalla vicinanza con il “mare nostrum”, ideale confine ma anche via d’acqua, più “aperta al mondo”. Una pièce itinerante affidata al talento di attori professionisti e principianti, danzatori e performers, alla verve di narratori “per caso” di storie vere o inventate, in cui gli eventi formano l’ordito al quale si intrecciano i molteplici fili della trama in un vivido affresco – a suggellare i numerosi percorsi laboratoriali: dalla scrittura creativa alla musica, dal teatro sensoriale alla danza, dalla sartoria alla fotografia, dalla scenografia alla decima musa – privilegiandone il versante documentaristico.

 

Focus sulle arti – con intriganti “corrispondenze” tra lo spirito dei luoghi e i cinque sensi – e i quattro elementi: così per la città murata, la roccaforte pisana, poi genovese, l’antico Castellum Castri, Castello, da cui il nome Kasteddu – è l’aria, e quindi l’udito, mentre per Stampace, il quartiere della piccola borghesia, degli artigiani e dei mercanti, il fuoco, e il tatto; per Villanova – il rione degli orti e delle vigne, la terra e l’olfatto e infine per (la) Marina l’acqua, e il gusto – a enfatizzare le tradizioni culinarie, ormai multietniche, della zona più vicina al porto, già sede di magazzini e dimore di commercianti e pescatori.

Cuore del progetto – la dimensione creativa e esperienziale insita nei laboratori, con il coinvolgimento degli studenti oltre che di artisti e performers, con straordinari rendez-vous come il cammino sensoriale – all’interno di una cucina (in collaborazione con la Italian Chef Cooking School) e la degustazione di cibi e racconti, in cui la favola di un pescatore diventa lo spunto per uno squisito e insolito menu proposto dallo chef Giuseppe Falanga. Voci e suoni – e aromi – scandiscono il rito della preparazione, da immaginare ad occhi chiusi, tra vibrazioni arcane e modernissime tecniche di cottura da cui risorgono le sinfonie di sapori di un riso che profuma di mare e di un dolce squisito.

 

Tra i fil rouge anche le suggestioni delle “città invisibili” di Italo Calvino, e in particolare la descrizione di Ersilia, dove «per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli delle case, bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza» che affiorano come un leit motiv a unire idealmente diversi capitoli dello spettacolo conclusivo – intitolato “Vita nella Città – Cagliari aperta al mondo”. Conigli danzanti e gattine suadenti, pesci e altri animali fantici fanno da guide lungo i quattro itinerari, scanditi ciascuno da musiche e narrazioni differenti, in cui l’anima del quartiere si disvela tra sapidi dettagli e sottili nostalgie, tra le antiche strade e i palazzi, le chiese, i cortili, perfino i teatri, offrendo fugacemente allo sguardo dei viaggiatori una visione d’intimità.

Se tra le mura di Castello riecheggiano i passi dei fantasmi delle nobili famiglie, e di qualche parvenu, come insinua non senza malizia il misterioso anfitrione nel condurre i suoi ospiti in un giardino segreto e attraverso le stanze di una dimora patrizia, a Stampace s’incontrano – oltre a loquaci mercanti di antichità – nascoste tra le umide pareti di una cripta, l’ enigmatiche figure di donne e uomini, antichi sognatori e uno strano custode di culti dimenticati. Ciascun rione ha i suoi protagonisti – reali e immaginari – e le guide tracciano sorprendenti percorsi, sparendo e riapparendo tra le auto parcheggiate, danzando agilmente tra pilastri e ringhiere, sottolineando le inattese apparizioni di misteriose creature per brevi sequenze coreografiche… e raffinate creazioni di taglio e cucito… sospese a mezz’aria.

 

Una pièce affascinante, una performance/ installazione site specific pensata per abitare e far riscoprire, in un’inedita veste, luoghi significati o dimenticati di Cagliari, per tre intense giornate – dal 28 al 30 luglio – in cui abitanti e turisti, habituées e stranieri, si sono addentrati nel cuore del centro storico, indagandone le molteplici sfaccettature, cercando di coglierne lo spirito più autentico, respirandone gli aromi e ammirandone le forme, e ascoltando i ritmi e l’incessante pulsare della “Vita nella Città”.

 

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