Chi fa teatro, Teatro, Teatrorecensione — 07/04/2014 15:54

Alessandro Preziosi e “L’altro mondo” di Cyrano. Dal personaggio di Rostand al vero Cyrano de Bergerac

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preziosi

L’AQUILA – Un Cyrano tira l‘altro… per Alessandro Preziosi! Lo avevamo lasciato nelle vesti di Cyrano de Bergerac (nella versione di Edmond Rostand) che volava sulla luna. E adesso lo ritroviamo che prosegue il suo viaggio teatrale alla conoscenza di questo autore divenuto personaggio e spiega (su testo dell’autore Tommaso Mattei – adattatore anche della prima pièce) chi era il vero Hercules Savinien de Cyrano de Bergerac (che Rostand ha messo in scena guascone e asservito a far realizzare l’amore dell’amata Rossana nei confronti dell’impacciato Cristiano) e di cosa parla il suo romanzo ambientato sulla luna.

Non ci si aspetti, però, in questo nuovo spettacolo di vedere il fascinoso attore di tante fiction tv nei panni di Cyrano. E neanche di assistere ad uno spettacolo di prosa come quello della volta scorsa che Preziosi ha portato in tournée in tutta Italia per due stagioni (Preziosi, tra l’altro, aveva già esplorato quest’opera una quindicina d’anni fa, con Corrado D’Elia che faceva Cyrano, mentre lui era Cristiano). Il Cyrano (in scena all’Aquila per la stagione del Teatro Stabile d’Abruzzo) che troviamo qui se è “imparentato” col precedente, lo è solo per il fatto che è sempre rievocato da Preziosi e perché si fanno attesi riferimenti alla romantica storia creata da Rostand. Tutto il resto è diverso. A partire dal genere: “Cyrano de Bergerac” era un coreografico spettacolo teatrale; Cyrano sulla luna. Ovvero l’altro Mondo o gli Stati e gli Imperi della Luna”, invece, è un ricco recital-spettacolo. In ogni caso, anche se è un recital, pure qui si può parlare di un aspetto drammaturgico e di regia.

Non sta a noi dire perché nel 1897 Edmond Rostand (1868 – 1918), singolare autore tra il romantico, il grottesco e l’assurdo, abbia realizzato una delle opere teatrali più di successo e più allestite di sempre, facendo di un filosofo-scrittore-soldato uno strano eroe romantico, una sorta di cavaliere all’antica che serve la donna amata come fosse la donna angelicata medievale, e che alla fine muore poeticamente andando sulla luna senza “macchine” e portando con sé solo il suo pennacchio bianco.E tutto sommato non interessa neanche a Tommaso Mattei e ad Alessandro Preziosi. Però, portando in scena il testo dell’autore ottocentesco, ci hanno trovato degli indizi e si sono domandati: ma il Cyrano realmente esistito, era veramente uno spadaccino così romantico? Quindi hanno deciso di raccontare il vero Cyrano de Bergerac, la sua opera letteraria più celebre, cioè il romanzo fantastico “L’altro mondo, ovvero gli Stati e gli Imperi della Luna”, e la sua anima.

Nato nel 1619 come Hercules Savinien de Cyrano (Cyrano era il cognome, non il nome!), dopo gli anni del collegio prese anche il cognome di Bergerac in omaggio a Maudières, villaggio nel centro della Francia che tra XV e XVI secolo era stato posseduto da un’antica famiglia di guasconi ed in cui c’era un piccolo possedimento paterno. Cyrano non era però guascone come invece molti suoi compagni d’arme. Soldato e scrittore, filosofo e drammaturgo, spirito enciclopedico e libertino (quando ancora quel termine indicava un’avanguardia culturale), visse in un’epoca di apparenti ristrettezze politiche e religiose di fronte alle enormi e frequenti scoperte scientifiche, filosofiche e geografiche. E conobbe i migliori ingegni filosofici e teatrali del periodo.

Non è difficile, quindi, capire come siano nate le sue opere fantastiche. Letterato finissimo ed anticipatore, grazie ai suoi romanzi, estremamente vivaci, oggi Cyrano de Bergerac è considerato uno dei precursori della letteratura fantascientifica (a lui, non per niente, dal 2004, è dedicato il premio per scrittori di fantascienza in lingua francese). Tra le opere che scrisse ci sono le “Lettere”, la commedia “Il pedante gabbato”, la tragedia “La morte di Agrippina” e il “Trattato di fisica”, tutti del 1654, e poi soprattutto i romanzi fantastici “L’altro Mondo o gli Stati e gli Imperi della Luna” (postuma del 1657) e una “Storia comica degli Stati e Imperi del Sole” (cinque anni dopo) che diedero origine a questo genere letterario.

Il tema del viaggio sulla luna, dopo qualche “anticipo” nel mondo antico, medievale e rinascimentale (viene in mente l’epico viaggio lunare del cavaliere Astolfo alla ricerca del senno perduto da Orlando raccontato nell’”Orlando furioso” da Ludovico Ariosto nel XVI secolo), divenuto popolare nel Seicento, quando l’invenzione del telescopio (che vede protagonisti gli occhialai olandesi e chiama in causa anche Galileo Galilei che lo perfezionò per uso astronomico) creò il mito della Luna come pianeta abitabile che avrebbe potuto essere raggiunto attraverso un qualche tipo di trasporto aereo, trovò il suo apice nei romanzi ottocenteschi. Nel ‘900 furono molti anche i film.

CYRANO SULLA LUNA (fonte TSA)

Il racconto di “L’altro Mondo o gli Stati e gli Imperi della Luna”, nella più tipica e schietta prosa barocchista, è quello di un viaggio meraviglioso e poetico. Ma è anche un pretesto per l’esposizione di ardite teorie filosofiche, scientifiche e religiose: il movimento della terra, l’eternità e l’infinità dei mondi, la costituzione atomica dei corpi, i principi fisici dell’aerostato, ecc. Rientrato in casa dopo una passeggiata al chiaro di luna in compagnia di amici, l’autore si mette intorno al corpo una cintura fatta di ampolle piene di rugiada la quale, evaporando riscaldata dal sole, lo solleva sino a farlo arrivare nella Nouvelle France (Canada). Dopo questa prima esperienza di volo, utilizzando una sorta di razzo arriva fino alla Luna dove però rimane poco, poiché gli abitanti lo scambiano per uno struzzo e lo mettono in un’uccelliera. Molti gli sono avversi; Cyrano ha però modo di conoscere quello strano Paese e di ascoltare qualcuno (il Demone di Socrate) che glielo descrive: sulla Luna un solo colpo di archibugio fa cadere un intero stormo di allodole bell’e arrostite, i versi delle poesie valgono come moneta per pagare gli osti e non c’è bisogno di orologi in quanto tutti gli abitanti hanno una larga dentatura e un lungo naso, così quando vogliono sapere l’ora aprono la bocca ed espongono al sole il naso, il quale fa ombra sui denti come sul quadrante di una meridiana.

Tutto questo nel recital-spettacolo di Preziosi viene solo accennato. Si tenta piuttosto di capire quale era lo spirito che animava l’autore seicentesco e che ha portato Rostand ad identificarlo con il suo naso, la spada e l’amore per Rossana. Surreale e bizzarro come il soggetto di cui parla, “Cyrano sulla luna. Ovvero l’altro Mondo o gli Stati e gli Imperi della Luna”, è un recital-spettacolo spiazzante ed interdisciplinare, in linea con alcune sofisticate scelte artistiche contemporanee che vedono la commistione tra più arti, al limite dell’installazione, e soprattutto in linea con il programma artistico di Khora.teatro (produttore dello spettacolo insieme al TSA), realtà fondata nel 2004 da Alessandro Preziosi (direttore artistico del TSA da due anni e mezzo), Tommaso Mattei e Aldo Allegrini proprio per fare della collaborazione tra discipline un punto di forza.

Lo spettacolo è talmente particolare che è definibile solo per cosa non è e per commistione di arti. Non è una pièce di prosa e non è neanche un recital nel senso proprio del termine, sebbene Preziosi usi tecniche tratte dall’uno e dall’altro: in scena, più che leggere, recita ed evoca. Dietro di lui sono proiettate immagini di lune, teatri e scene di film in bianco e nero. Ad esempio, quando legge l’atterraggio sulla Luna di Cyrano, sullo schermo scorrono fotogrammi tratti da “Il viaggio nella luna”, film del 1902 di Georges Meliès (cineasta francese padre del cinema fantastico e dei trucchi scenici), tratto dai romanzi fantastici “Dalla terra alla luna” di J. Verne, e “I primi uomini sulla luna” di H. G. Wells, e che mostra la famosa immagine della Luna dal volto offeso per esser stata colpita in un occhio dal razzo proveniente dalla Terra. E ancora: quando questo personaggio “impersonale” che porta le vesti di Preziosi legge famosi passi del seicentesco “Don Chiosciotte” di Miguel de Cervantes Saavedra, come l’episodio dei mulini a vento (nota parodia del potere e di come metterlo in pratica di fronte allo scudiero che invece è più accorto), pare che stia doppiando in chiave comica le battute di Don Chiosciotte e Sancho Panza del film di Orson Wells proiettate dietro di lui.

Cyrano, infatti, da libertino quale era, rifuggeva il potere e pareva ispirarsi al cavaliere spagnolo. Aveva sete di giustizia come lui ed entrambi si battevano contro le convenzioni spinti solo dalla loro grande determinazione. Durante il recital Preziosi cita persino l’incipit del monologo amletiano “Essere o non essere”.“L’altro mondo o gli Stati e gli Imperi della Luna”, “Don Chiosciotte” e “Amleto” sono tutte opere seicentesche, forse le più emblematiche dell’epoca, nelle quali la realtà assodata (il mondo finito e conquistabile, il potere, le convenzioni e come giudicarle ed infine il comportamento umano) è messa in discussione.

Il titolo del recital-spettacolo, “Cyrano sulla luna” (che precede il sottotitolo “Ovvero l’altro Mondo o gli Stati e gli Imperi della Luna”), come sottolinea l’autore Tommaso Mattei – presente in sala il 02 aprile, data delle repliche sul palcoscenico aquilano – è un omaggio all’omonimo saggio di Italo Calvino, “Cyrano sulla luna” appunto, pubblicato in “Perché leggere i classici”, opera postuma del 1991, col quale lo scrittore-saggista ha rivalutato ed inserito, per primo nella storia della critica letteraria, “L’altro mondo o gli Stati e gli Imperi della Luna” all’interno dei classici, quelle opere cioè ricche di cultura (le cognizioni scientifiche del suo tempo e le tradizioni magiche rinascimentali unite a un sentimento cosmico dotato di qualità intellettuale e poetica, nel caso del testo di Cyrano) che restano impresse nella memoria, esercitando una notevole influenza. Preziosi in scena non nomina Calvino ed il suo saggio, ma vi allude.

Lo spettacolo, infatti, è stato fortemente voluto per creare una sorta di inno ai libri e alla lettura, ammette Mattei, in un momento in cui la crisi e le nuove tecnologie la fanno da padrone. Se, come ricostruiscono le lettere e come scrisse Calvino “il bellicoso spadaccino di Rostand era adepto del fare l’amore e non fare la guerra” (d’altronde sono poche le battaglie a cui si ricorda abbia preso parte e pare che morì giovane, nel 1655, per aver contratto una malattia sessuale), perché il Cyrano rostandiano è romantico, poetico e guascone? E soprattutto, perchè suggerisce al suo rivale in amore, Cristiano, le parole da dire all’amata Rossana? Il suo fascino e il suo (immaginario) romanticismo, stigmatizza sul palco Preziosi, non possono essere fatti risalire al nasone che Rostand ha sottolineato in tutti i modi possibili, altrimenti sarebbe dovuto accadere lo stesso per Socrate e Dante.

Lo speciale “viaggio” culturale alla scoperta del vero Cyrano de Bergerac e dello spirito che lo animava, a questo punto lascia solo una domanda: chi si può dire che sia il personaggio “interpretato” (sebbene non sia una pièce di prosa, “interpretare” è il verbo adatto dato lo stile recitativo che utilizza più volte) da Preziosi?

Alessandro Preziosi è una sorta di Cicerone. Non è Cyrano, ma ne parla e legge sue opere. Non si presenta e non ha nome. E’ quasi un’entità astratta, un personaggio indefinito dal neutro abbigliamento nero, una specie di genius loci che si muove nello spazio scenico composto da Marta Crisolini Malatesta con un leggio bianco, una panca scura cosparsa di libri e un manichino bianco con naso. Sul fondo un pvc. A completare il tutto le luci di Valerio Tiberi che formano una ricca fotografia scenica.

Al di là delle stranezze e dello spiazzamento che può produrre il trovarsi di fronte a questo ricco e complesso recital-spettacolo, in fondo è interessante l’idea di assistere alla messa in scena qualcosa di nuovo (un autore poco noto o un altro aspetto spettacolare) nel senso di mai (o quasi) fatto prima a teatro. In fondo il teatro di drammaturgia e regia è (anche) questo.

Visto nel Ridotto del Teatro Comunale di L’Aquila il 2 aprile 2014 

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