Danza — 06/11/2025 at 09:17

Compagnia Zappalà Danza in Brother To Brother, dall’Etna al Fuji

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RUMOR(S)CENA – MODENA – C’è una densità tellurica che attraversa l’ultima creazione di Roberto Zappalà, Brother to Brother – dall’Etna al Fuji, un’opera che affonda nel magma e ne restituisce l’immagine più complessa, quella di un ordine che nasce dal caos. La Compagnia Zappalà Danza costruisce qui una rappresentazione di rara precisione, dove la corporeità, la luce e il suono non si accompagnano ma si determinano a vicenda, in un continuo scambio di energie.
Come scrive Fosco Maraini, «l’Etna ha l’aria della vecchiezza; il Fuji invece è l’immagine della gioventù». Zappalà sembra partire proprio da questo ossimoro, fuoco e neve, eruzione e contemplazione, per edificare un linguaggio che tiene insieme gli opposti, un barocco del rigore dove l’ornamento è struttura e la misura è splendore.

Compagnia ZappalaDanza Dall’ Etna al Fuji crediti foto Rolando Paolo Guerzoni

La scrittura coreografica, riconoscibilissima, si sviluppa come un organismo vivente, pulsante di frammenti gestuali e variazioni geometriche. I nove danzatori (Samuele Arisci, Loïc Ayme, Faile Sol Bakker, Giulia Berretta, Anna Forzutti, Dario Rigaglia, Silvia Rossi, Damiano Scavo, Alessandra Verona) danno corpo a una grammatica del contrasto: il gesto si contrae e si espande, la linea si spezza e subito si ricompone, il gruppo si sfalda e si ricrea in simmetrie inaspettate.
Zappalà alterna momenti di coralità minuziosamente sincronica, di impianto quasi architettonico, a improvvisi slittamenti individuali che sembrano aprire fenditure nel tempo. In questo gioco di tensioni, la tecnica si incarna nella drammaticità. Non c’è compiacimento formale, ma un uso funzionale del virtuosismo. I corpi non interpretano il vulcano, lo generano; non rappresentano il magma, ne diventano materia viva, con movimenti essenziali e scultorei, a volte un po’ rigidi nei passaggi più dinamici, ma sempre coerenti. Qualche lieve disallineamento nelle sezioni più rapide, dove la tensione ritmica spinge al limite dell’ordine, non intacca la coerenza del disegno complessivo, che rimane di grande rigore compositivo.

Compagnia Zappala Danza Dall’ Etna al Fuji crediti foto Rolando Paolo Guerzoni

La partitura di Giovanni Seminerio, intrecciata alla presenza scenica dei Munedaiko (Mugen, Naomitsu e Tokinari Yahiro), non funge da semplice accompagnamento: è una vera controparte drammaturgica. I tamburi taiko, collocati nello spazio scenico, battono un tempo ancestrale che plasma il movimento. Le percussioni agiscono come linee di forza, che i danzatori attraversano e rifrangono in energia cinetica.
Il suono diffuso, di matrice elettronica, introduce una dimensione aerea, quasi rarefatta, in contrasto con la fisicità dei tamburi: la dialettica tra massa e respiro trova un equilibrio fragile e bellissimo. Se in alcuni passaggi la potenza sonora tende a soverchiare la percezione visiva, ciò accade per eccesso di fervore, non per difetto di misura. È il rischio calcolato di un sistema espressivo che vive sul crinale tra esplosione e controllo.

Compagnia Zappala Danza Dall’ Etna al Fuji crediti foto Rolando Paolo Guerzoni

È tuttavia nella regia delle luci che il lavoro raggiunge la sua forma più alta. Le luci, concepite dallo stesso coreografo, non illuminano la scena, la scolpiscono. La luminosità diviene struttura drammaturgica, una vera partitura visiva che modella i corpi come fosse materia lavica. Toni rossi e ambrati si alternano a improvvise accensioni bianche. Il buio non è assenza ma respiro, pausa necessaria a ricreare la tensione.
La scena, realizzata da Peroni, è barocca nel disegno visivo creato dall’intreccio cromatico, ma rigorosa nella gestione dello spazio. In questa apparente contraddizione si trova caratteristica più profonda dell’opera. Il coreografo costruisce un’architettura complessa che non cede mai all’eccesso gratuito: ogni luce, ogni movimento, ogni suono concorre a un sistema armonico, disciplinato e al tempo stesso incandescente. È un barocco del controllo, un lusso della forma che non spreca nulla.

I costumi, realizzati da Majoca su disegno dello stesso Zappalà, partecipano al medesimo principio di eleganza strutturale: tessuti che ricordano la roccia, la cenere, con cromie che sfumano dal rosso ferroso al grigio lavico, fino al bianco lattiginoso del Fuji.

Compagnia Zappala Danza Dall’ Etna al Fuji crediti foto Rolando Paolo Guerzoni

La drammaturgia di Nello Calabrò fornisce la trama sottile che unisce la dimensione geologica a quella umana, restituendo alla danza una profondità di pensiero che dialoga con la scienza, il mito e la filosofia orientale e occidentale. Non si tratta di un racconto lineare, bensì di un processo di conoscenza attraverso il corpo. Brother to Brother è un’opera di alta complessità concettuale e di altrettanta limpidezza formale. La Compagnia Zappalà Danza coniuga ancora potenza fisica e pensiero, ardore mediterraneo e disciplina zen.
Nell’ossimoro fra barocco e essenzialità, il parallelo Etna e Fuji rivela l’identità di un artista che guarda alla danza come a una scienza poetica del futuro: misurata, luminosa, capace di accendere lo spazio e di farlo respirare. Un gesto che, come la lava, come il sole cocente, come le mareggiate improvvise, distrugge per generare.

Visto il  31 ottobre 2025, Teatro Comunale Pavarotti-Freni, Modena

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