Anna's corner, Chi fa teatro, Teatro — 06/06/2014 15:40

Sulla Sabbia di Albert Ostermaier, regia di Livia Ferracchiati al Piccolo Teatro Studio Melato

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MILANO – Al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano debutta Sulla Sabbia, di Albert Ostermaiertesto inedito mai rappresentato in Italia e messo in scena da un gruppo di giovani allievi della Scuola Paolo Grassi e della Scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, vincitori del concorso “Finestra sulla Drammaturgia Tedesca”.

Il progetto diretto da Laura Olivi e Massimo Navone, in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand,coordinamento di Paolo Giorgio, il tutoraggio di Michele De Vita Conti, sostenuto dalla Scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera e realizzato in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione e Centro Teatrale MaMiMò di Reggio Emilia, ha l’obiettivo di mettere a confronto ogni anno giovani artisti con la drammaturgia tedesca contemporanea. Questa edizione è dedicata ad Albert Ostermaier, giovane e apprezzato autore tedesco del Teatro di Mannheim e della Bayerisches Staatsschauspiel.

Lo spettacolo selezionato, con la regia di Livia Ferracchiati e la consulenza drammaturgica di Sara Meneghetti e Laura Vagnoni, le scene di Chiara Bonomelli e i costumi di Letizia Scarpello, mette in luce l’analogia tra il meccanismo della guerra e quello della coppia. Come in guerra si è costretti a uccidere il nemico per rimanere in vita, anche in amore sembra essere altrettanto impossibile mantenersi integri senza farsi del male reciprocamente. La storia di Chris, reduce di guerra e Andy,sua moglie, è una lotta per la sopravvivenza, tanto che l’idilliaca spiaggia dove i due tentano di recuperare il rapporto, diventa teatro di nuovi scontri: da una parte il tradimento di Andy, dall’altra le ossessioni di Chris e nel mezzo Alex, la minaccia, l’amante, il soldato perfetto. Una bella opportunità per giovani artisti di lavorare professionalmente con un maestro della drammaturgia che hanno avuto la possibilità  di  incontrare la regista Livia Ferracchiati  e la scenografa Chiara Bonomelli.


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L’intervista a Chiara Bonomelli e Livia Ferracchiati

Siete state selezionate dal bando attraverso un progetto scena+regia. Può raccontarci qualcosa di quest’esperienza?

<<Livia: “Sulla sabbia” di Albert Ostermaier era il testo oggetto del bando “Finestra sulla drammaturgia tedesca” ideato dalla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi in collaborazione con il Goethe Institute, l’Accademia di Brera, il Piccolo Teatro e ERT.

Ogni allievo regista del terzo anno del corso di regia teatrale dell’accademia aveva a disposizione un team composto da allievi dramaturg, scenografi, costumisti e organizzatori. 
Il team doveva poi elaborare un progetto di regia e presentarlo davanti ad una giuria composta da critici, esperti di teatro e direttori artistici, tra cui il direttore del Piccolo Teatro.
Noi abbiamo ricevuto la maggioranza delle preferenze della giuria e quindi ci siamo aggiudicati l’opportunità di realizzare l’allestimento e di debuttare al Piccolo il 10 e l’11 giugno e poi replicare al Festival Vie il 13 e il 14 novembre 2014.
Chiara: L’opportunità di ideare e progettare la scenografia dello spettacolo “Sulla sabbia” di Albert Ostermaier, è stata data a tutti gli studenti del biennio specialistico di Scenografia Teatrale dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Dopo una sorta di colloquio conoscitivo e discussione delle varie idee sul testo, si son creati i team di lavoro, basandosi su affinità di interpretazione registica e di immaginario visivo del testo>>. 
Regia e scenografia erano un progetto unitario legato al testo di Ostermaier? Di cosa parla?
 Livia: <<Il testo di Ostermaier racconta di un reduce, Chris, che non riesce a recuperare la relazione con la moglie, Andy, dopo il ritorno a casa.  “Sulla sabbia”, quindi, è un testo che parla di guerra, ma lo fa in maniera innovativa, attraverso l’analogia dei meccanismi di sopraffazione interni alla coppia. Un modo di raccontare la violenza arrivando a toccare l’esperienza quotidiana di ognuno di noi, anche di chi non ha mai vissuto l’esperienza del fronte. Inoltre l’autore intreccia alla vicenda del reduce un intricato sistema di parallelismi con il mondo dell’epica e in particolare dell’Iliade, giocando su bruschi cambi di registro che sembrano schiaffeggiare lo spettatore. Il linguaggio passa, attraverso una violenta rottura, dal quotidiano all’epico, con struttura metrica in versi.
L’idea registica e scenografica sono andate di pari passo.
L’esigenza di creare un ambiente che potesse ospitare il delirante mondo psichico di Chris ha portato a straniare gli stilemi del salotto borghese e alla creazione di una scena astratta formata da un elegante divano, bianchissimo, situato sul fondo di un’isola nera dove non c’è nulla se non gli attori e un televisore che funge da l’elettroencefalogramma del protagonista>>.
Chiara: <<Nel testo di Ostermaier, i tre protagonisti si incontrano e poi si affrontano su una spiaggia chiusa dalle rocce, aperta unicamente sul mare al tramonto. 
Un paesaggio apparentemente idilliaco, una spiaggetta scelta dalla coppia per appartarsi e discutere del loro rapporto. 
La regia di Livia necessitava invece di uno spazio che fosse una sintesi astratta, un luogo di uno scontro che il protagonista si trova a ripercorrere in un ciclo di distruzione senza fine. L’isola è diventata un campo di guerra, da qui la scelta di una sabbia scura, nera, una colata di cenere. 
Durante la fase progettuale era avanzata anche l’ipotesi che il divano si trovasse in cima a un cumulo di detriti , cemento e pezzi del mobilio della casa crollata di Chris. 
Ipotesi non confermata e sostituita in breve tempo dalla scelta di ripulire il più possibile, per sottolineare la componente astratta e anti naturalistica della scena.  
Sul fondo spicca un bianco divano a tre posti (il numero dei personaggi) che rimanda nell’immediato all’interno di casa, una casa qualsiasi, per questo la preferenza a non identificare gli elementi di scena. 
La televisione, oltre a completare il mobilio standard di un salotto, emette immagini ricordo di Chris e contribuisce a rendere ancora più straniante la situazione presentata allo spettatore>>.
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Quali sono le caratteristiche dello spettacolo anche dal punto di vista dei materiali che userete per la scenografia?
Chiara: <<La ricerca è ruotata attorno alla scelta di un divano bianchissimo in pelle, di una massa di sabbia, graniglia nera, e di un televisore adeguatamente grande.
La bellezza della scena sta , a mio parere, nel contrasto tra il bianco del divano e della sua superficie lucida e il nero e l’irregolarità della massa di cenere.
Diviene quasi un paesaggio “altro”, lunare, extraterrestre, che però ci riporta al domestico.
E’ una scenografia adattabile a qualsiasi tipo di spazio scenico, essendoci la possibilità di distribuire la granella a piacere e dovendo poi sovrapporvi unicamente un divano e un televisore.
Non richiede uso di fondali retroilluminati o dipinti e nemmeno di una particolare quintatura>>.
Come avete interpretato il testo sul piano visivo e corporeo?
 Livia: <<Da un punto di vista visivo ci troviamo di fronte al contrasto tra la granulosa spiaggia nera che forma l’isola ( cenere? detriti post-bellici? una spiaggia lavica?) e il divano bianco. Gli attori, imprigionati in questo spazio, interagiscono con la granella nera, ci si rotolano dentro e questa gli si attacca alla pelle trasfigurandoli e  rendendoli parte dell’isola stessa.
E’ uno spettacolo materico in cui i corpi, a tratti diretti come se fossero corpi di danzatori più che di attori, diventano tutt’uno con lo spazio che li circonda e vanno a colorare di nero i pochi elementi, rigorosamente bianchi, presenti sulla scena. 
La guerra, la violenza nei rapporti umani, la sopraffazione che c’è nell’amore, sporca e invade e copre l’utopia dell’integrità a cui spesso si aspira>>.
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La tematica del triangolo e lo stereotipo del salotto borghese vengono utilizzati come base solida e riconoscibile per immergere lo spettatore in un universo che sfugge alla comprensione logica. Lo spazio dell’intimità familiare è esploso, intatti sono rimasti solo un divano e un televisore, elettrocardiogramma delle sensazioni alterate di Chris, immersi in una colata di cenere nera.

La natura astratta della scena permette il sovrapporsi di vari piani spaziali e temporali. Chris è infatti contemporaneamente seduto sul proprio divano a ricordare, ma anche sulla spiaggia, dove è andato con Andy per salvare il loro rapporto o, infine, nell’arena polverosa del combattimento epico. Queste traslazioni del linguaggio drammatico sono rese con un taglio estetico netto: atmosfera e luci cambiano intorno agli attori imprigionati e sempre a vista nella stessa realtà claustrofobica. I costumi delle diverse figure in cui i personaggi si trasformano sono quindi stratificati uno sull’altro, come tante identità sommerse.

Gli dei del mito sono invece i potenti che governano in modo distratto e grottesco le sorti del mondo e per questo la regia sceglie di filtrarli attraverso il medium della televisione. In questa pluralità di linguaggi, che spaziano dalla citazione cinematografica alla poesia, riescono a convivere una forte tensione drammatica e un’ironia amara in un ritmo volutamente vertiginoso e sincopato>>.

 

Sulla sabbia, di Albert Ostermaier.

Regia di Livia Ferracchiati

Prima assoluta

Piccolo Teatro Studio Melato

via Rivoli 6 Milano

martedì 10 giugno ore 19.30 – mercoledì 11 giugno ore 20.30

Spettacolo ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

Prenotazioni r.paparella@fondazionemilano.eu

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