stagione teatrale, Teatro, Va in scena a — 06/04/2017 22:41

“Lo soffia il cielo. Un atto d’amore” al Teatro Sociale. Regia di Stefano Cordella

TRENTO – Va in scena venerdì 7 aprile alle 20.30 al Teatro Sociale di Trento “Lo soffia il cielo – Un atto d’amore” , regia e drammaturgia di Stefano Cordella . Spettacolo inserito nella rassegna “Altre Tendenze”. Produzione di Trento Spettacoli.   Una elaborazione drammaturgica tratta da due testi di Massimo Sgorbani:“Le cose sottili dell’aria” e “Angelo della gravità”, autore vincitore tra gli altri anche del Premio Riccione e Premio Enriquez alla drammaturgia. L’incontro tra Stefano Cordella e la drammaturgia di Sgorbani è avvenuto a Trento nel 2015 in occasione del Premio di regia “Festival Fantasio”, risultato vincitore.  Nasce da qui una ricerca drammaturgica e poetica che si avvicina all’immaginario di Sgorbani, fatto di un’umanità dolente e disturbata, eppure disperatamente affamata di vita autentica nelle molte possibili derive della diversità. Nell’ adattamento proposto, i protagonisti sono una madre (Cinzia Spanò) e un figlio (Francesco Errico) ai tempi della società dei consumi e delle immagini. Lei chiusa in casa e teledipendente, lui considerato “strano” e con grosse difficoltà relazionali, soprattutto con le donne. Entrambi si creano il proprio mondo per sopravvivere in una società totalmente alienata, in cui gli affetti sono condizionati dall’invasione mediatica e la comunicazione viene totalmente filtrata.

 

foto di Umberto Terruso

I due personaggi sfogano le proprie frustrazioni attraverso due monologhi intrecciati, dialoganti e interconnessi tra loro, nei quali vengono svelate le drammatiche conseguenze del bisogno d’amore del figlio, vittima anche di un lento e inesorabile “distacco” della madre che guarda al passato con rabbia  e disincanto. Lo spettacolo vuole essere uno specchio della condizione attuale di molte famiglie sempre più chiuse nel proprio guscio, escluse da una società ancora spaventata dalle diversità, che giudica  secondo modelli imposti da media e social network. Il rischio, come accade ai nostri protagonisti, è quello di finire in un circolo perverso apparentemente senza via d’uscita, che spesso sfocia in tragici atti di violenza.   Sgorbani utilizza un linguaggio crudo ma altamente poetico, passando continuamente dal sacro al profano: questo permette di affezionarsi ai personaggi nonostante i loro atti d’amore siano spesso estremi e violenti. Madre e figlio chiedono di essere guardati, considerati anche solo per un attimo da una società che li ha messi da parte, e nella loro disperazione tragicomica diventano prepotentemente simbolo della universale necessità di essere amati.

 

Regia di Stefano Cordella

Con Cinzia Spanò e Francesco Errico

Spazio scenico e disegno luci di Giuliano Almerighi, sound design di Gianluca Agostini. Costumi di Stefania Coretti, grafica di Giulio Pierrottet.

 

Con il sostegno del Centro Servizi Culturali S. Chiara e dell’Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia Autonoma di Trento.

 

 

 

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