musica e concerti — 06/02/2019 at 11:06

Tomat Petrella un viaggio siderale e psichedelico

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RUMOR(S)CENA – ROBOT FESTIVAL – BOLOGNA –  roBOt Festival è la manifestazione internazionale dedicata alla musica elettronica e alle arti visuali che si svolge in autunno a Bologna dal 2008, ha partecipato il 2 febbraio 2019 al programma di Art City White Night in occasione di Artefiera con una serata di musiche elettroniche di tendenza e ritmi techno a Palazzo Re Enzo. Il clou della serata è stato incentrato sulla presentazione di Kepler, il disco di esordio del duo inedito Tomat Petrella, costituito dal trombonista Gianluca Petrella, punta di eccezione del jazz italiano sempre più coinvolto anche in progetti elettronici, e dallo sperimentatore sonoro Davide Tomat, proveniente dall’esperienza con il gruppo di musica elettronica Niagara.
Il duo Tomat Petrella ha prodotto un disco innovativo e coraggioso, molto originale e difficile da inquadrare: non è jazz, non è techno, non è ambient , è un vero viaggio spaziale che attraversa i diversi territori delle sonorità elettroniche: ambient, beat spezzati, melodie eteree, rumori glaciali uniti a sprazzi di improvvisazioni siderali ispirate al jazzista Sun Ra. Come dichiara Tomat in un’intervista: “Per me questo album è stato un flusso spontaneo di idee e musica. Non ci siamo dati paletti, non ci siamo dati riferimenti, non ci siamo dati obbiettivi e tanto meno tempistiche.”

In una scenografia scura e spoglia, illuminata di blu con sciabolate bianche, i due artisti creano un magma musicale denso e onirico, dove il trombone di Petrella sviluppa evoluzioni e scale continue con l’energia e la fantasia che lo hanno reso famoso in tutto il mondo, alternandosi ad una tastiera dal suono tagliente. Tomat crea un tappeto sonoro a volte morbido, altre volte aspro e accidentato , inframmezzato da ritmi destrutturati e talora forsennati. Ne risulta un flusso sonoro in continua evoluzione in cui perdersi, tra psichedelia e note astratte, con riferimenti ai miglior sound designer contemporanei, da Tim Hecker a Ben Frost, ma con quella originalità unica che scaturisce dall’estro e dall’ inventiva di Petrella al trombone, sempre più lanciato in una doppia carriera, tra jazz contemporaneo ed elettronica creativa, come lui stesso conferma: “da un punto di vista tecnico degli strumenti che suono, sintetizzatori e trombone, non voglio seguire nessuno ma avere il mio linguaggio particolare”.  Un progetto indovinato e originale, purtroppo disperso nell’acustica inadeguata della sala del Podestà, e che avrebbe meritato una maggiore attenzione da parte di un pubblico distratto.

 

Visto il 2 febbraio a Palazzo Re Enzo Bologna

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