Teatro, Va in scena a — 05/10/2011 21:04

Ad Aperto Festival di Reggio Emilia “Crepino gli artisti”. Omaggio a Tadeusz Kantor

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La definizione è di quelle forti, apparentemente brutali, spiazzanti, ma non è un epiteto fuori luogo: “Crepino gli artisti”è il titolo artistico della nuova edizione di Aperto Festival, creato da iTeatri di Reggio Emilia, il cui direttore artistico Daniele Abbado ha preso a prestito da una pièce di Tadeusz Kantor, uno dei massimi drammaturghi del Novecento. Una definizione che il potere di sintetizzare il tema del festival, (dal 7 ottobre al 6 novembre) dove a Reggio Emilia arriva il meglio delle proposte musicali, di danza, teatro, e attività espositive, all’insegna della contemporaneità. La Socìetas Raffaello Sanzio, Lou Reed’s metal, Machine Music, Cristina Rizzo, Balletto Civile, Fabrizio Favale, Wahne Shorter Quartet, Martina Cortelazzo, Silvia Gribaudo, Steve Reich 75, Vinicio Capossela, la Compagnia Ater Balletto, e molti altri. A Tadeusz Kantor è dedicata la mostra che viene inaugura venerdì 7 ottobre alle ore 18.30 nel foyer del Teatro Ariosto, con disegni, installazioni e video eventi, cui si aggiungeranno letture sceniche (nei giorni 9, 13, 26 e 28 ottobre).

Nella stessa giornata, dalle 15 alle 18, il Teatro Cavallerizza accoglie Fahrenheit, il programma radiofonico di Radio Tre, trasmesso in diretta, condotto da Marino Sinibaldi che discuterà con gli ospiti il tema: “Crepino gli artisti, dai tagli alla cultura alla cultura dei tagli”, a cui parteciperanno attori, registi, uomini di cultura.

Alle 20.30 al Teatro Ariosto va in scena il concerto di Paolo Fresu Devil Quartet in DevilDavis , concepito per il festival (diretta Rai Radio Tre) – che rende omaggio a Miles Davis – a vent’anni dalla sua scomparsa.

Del grande artista americano Miles Davis, sabato 8 ottobre, alle ore 17, nel Ridotto del Teatro Valli, “Kind of Miles”, si inaugura la mostra più completa di documenti audio mai realizzata su uno dei maggiori maestri del jazz di sempre, e al tempo stesso il più sconcertante sovvertitore delle ortodossie e dei rituali tradizionali della musica nera: circa 2.000 pezzi per circa 8 giorni di musica, che corrispondono a tutta la discografia ufficiale di Miles. La mostra consente ai visitatori di navigare nella musica di Miles Davis, ascoltarla, reperire approfondite informazioni; di visionare materiali in video che documentano concerti dal vivo e interviste; di vedere documenti, copertine di dischi, pubblicistica, fotografie. Il materiale della mostra proviene dalla collezione di Enrico Merlin, che cura anche gli incontri con il pubblico (12, 15 e 20 ottobre).

 

 

 

Sabato 8 ottobre alle 20.30 al Teatro Valli la danza del Ballet National de Marseille, apre la stagione con la compagnia internazionale fondata da Roland Petit. Coreografie di Annabelle Lopez Ochoa, William Forsythe e Lucinda Childs.

 

Il cartellone di Aperto Festival propone il duo Zavalloni/Jason Moran in prima assoluta al Teatro Ariosto, martedì 11 ottobre, protagonisti di “Kind of Miles” Cristina Zavalloni, voce, Jason Moran, pianoforte. Due giovani protagonisti della musica jazz internazionale, diversi ma ugualmente talentuosi e spinti da un’analoga sete di ricerca, si incontrano per la prima volta. Giovedì 13 ottobre al Teatro Ariosto la messa in scena de La classe morta 1 di Tadeusz Kantor, letture sceniche di Giovanni Battista Storti, già attore del Cricot 2, nell’ambito della mostra. “Tadeusz Kantor”. Un progetto di CRT Artificio, a cura di Anna Halczak e Franco Laera.

 

Nella stessa giornata nella Sala degli Specchi del Teatro Valli, “Ritratti con ensemble” con Yasemin Sannino, cantante italo-turca, nota per aver inciso la colonna sonora del film Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek, Le sciamane e Donne di mafia.

Marco D’Agostin, Matteo Fantoni, Damasco Corner, Virgilio Sieni, sabato 22 ottobre al Teatro Cavallerizza si esibiscono nell’ambito di “Off-balance. Danza contemporanea italiana”, mentre Corner e Sieni presentano in prima nazionale Atlante del bianco#2. Un progetto di Virgilio Sieni che guida una compagnia formata da ragazzi non vedenti.

Zerogrammi, Compagnia Simona Bertozzi, Alessandro Sciarroni C.C.oo# (domenica 23 ottobre, Teatro Cavallerizza) in Cie. Zerogrammi, Mappugghje (estratti), Compagnia Simona Bertozzi Alea (iacta est) 3° episodio di Homo Ludens, Alessandro Sciarroni_C.C.00# conYour girl, in scena  Chiara Bersani e Matteo Ramponi. Una performance che si basa su uno studio di “Madame Bovary” di Flaubert e sulla trasposizione poetica di questo romanzo, “La Bovary c’est moi”, scritto da Giovanni Giudici nel ventesimo secolo. La drammaturgia procede attraverso le biografie degli artisti, nell’istante biografico in cui si sono uniti sul palco. “L’attore è un dizionario. Natura / Vita.Vita / Natura. Madame Bovary interpreta Chiara Bersani e non il contrario. In “La tua ragazza” Emma Bovary non si uccide, non soffoca, ma respira ancora, in un impossibile foto ricordo, in una canzone pop italiana”.

 

 

 

 

Aperto Festival ospita anche un capolavoro del teatro russo. Vita e Destino di Vasilij Grossman per la regia Lev Dodin, una produzione Maly Teatr di San Pietroburgo al Teatro Valli sabato e domenica 5 novembre. Vita e Destino, romanzo fluviale di Grossman, opera a lungo proibita in Russia, è la storia di una famiglia ebraica, perseguitata prima dai nazisti e poi dallo stalinismo, sullo sfondo della Seconda Guerra mondiale. Il genio di Lev Dodin, il primo ad aver portato in scena la versione teatrale di questo discusso romanzo, si interroga sul ruolo dell’artista come insostituibile testimone, memoria di un popolo e di una società senza la libertà. E il suo teatro incontra la vita; diventa la vita.

La Socìetas Raffaello Sanzio chiude il 17 novembre (Teatro Ariosto) con l’allestimento de Il velo nero del pastore di Romeo Castellucci, liberamente ispirato alla novella di Nathaniel Hawthorne “The minister’s black veil” (1836) che narra di fedeli riuniti in chiesa la domenica mattina, una comunità puritana del New England che vede arrivare il pastore con la faccia coperta da un doppio velo di crespo nero. Non lo toglierà per il resto della sua vita, anzi sarà sepolto con quel panno sul volto.  «Il pastore rappresenta una linea retta –spiega Castellucci–, rigida, senza evoluzione: il dramma non è nel suo personaggio, ma nella comunità che lo guarda, non capisce, resta spiazzata e reagisce». Il velo sconcerta i fedeli e  i sermoni del religioso, pur non troppo differenti dal solito, acquistano un forte potere sul suo uditorio. La gente del villaggio vorrebbe chiedere spiegazioni, ma alla fine non ci riesce e la  promessa sposa del pastore, Elizabeth, rinuncia al matrimonio.

 

 

Il programma completo di Aperto Festival è pubblicato su www.iteatri.re.it


 

 

 

 

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