spettacoli — 04/03/2019 16:43

Chì è di scena: a Roma Il principio di Archimede, Milano (Macbetto), Modena (Aristotele invita Velázquez a colazione e gli prepara uova..)

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RUMOR(S)CENA -CHI È DI SCENA A ROMA – MILANO – MODENA – Va in scena allo Spazio Diamante di Roma, dal 7 al 10 marzo e dal 14 al 17 marzo lo spettacolo “Il Principio di Archimede” di Josep Maria Miró. Tradotto e diretto da Angelo Savelli regista del Teatro di Rifredi di Firenze. In scena recitano Giulio Maria Corso, Monica Bauco, Riccardo Naldini, Samuele Picchi Le scene sono di Federico Biancalani e le luci di Alfredo Piras. “Il principio di Archimede” si svolge nello spogliatoio di una piscina, nell’arco delle ore che intercorrono tra le lezioni mattutine e quelle pomeridiane. Durante un allenamento il bacio dato da un giovane istruttore ad un suo allievo, terrorizzato dall’acqua, provoca le perplessità di alcuni genitori, già turbati da un caso di pedofilia verificatosi in una vicina ludoteca, e innesca, fra i quattro personaggi in scena, una spirale di diffidenza che fa emergere un contesto di pregiudizi e paure che porteranno dal sospetto alla psicosi collettiva, dall’indiscrezione alla crocefissione mediatica. Testo complesso che, partendo da un apparente caso di pedofilia, ci parla della paura, dell’educazione e delle relazioni sociali, “Il principio di Archimede” chiede che il singolo spettatore, uscendo dal teatro, si posizioni moralmente su ciò che ha visto e si interroghi sulla sua personale visione della società. Rappresentato in tutto il mondo è al tempo stesso la rappresentazione della spirale che dalla paura porta alla violenza e una metafora dell’ambiguità della verità.
Lo spettacolo ha debuttato nel 2018 al Teatro di Rifredi ottenendo un successo unanime di pubblico e critica.

CUEPRESS ha pubblicato il volume TEATRO  testi teatrali di Josep Maria Mirò che comprende Il principio di Archimede, Nerium Park, Dimentichiamoci di essere turisti, Tempi Selvaggi. Traduzione di Angelo Savelli. 

Il Principio di Archimede foto di Pino Le Pera

La recensione de Il Principio di Archimede visto al Teatro di Rifredi di Firenze

La Paura che cerca di stare a “galla” nell’acqua…

www.spaziodiamante.it


MILANO – Va in scena da martedì 5 a sabato 9 marzo (eccetto giovedì 7) al TeatroLaCucina ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Mlano lo spettacolo Macbetto o la chimica della materia Trasmutazioni da Giovanni Testori del Teatro delle Albe/Ravenna Teatro – menoventi/e-production. In scena Roberto Magnani, Consuelo Battiston, Eleonora Sedioli. Ideazione, spazio, costumi e regia Roberto Magnani, musica Simone Marzocchi, coreografia Eleonora Sedioli.

Giovedì 7 marzo alle ore 19.00, visita guidata gratuita a casa Testori, presentando il biglietto dello spettacolo o la prenotazione effettuata. L’universo poetico di Giovanni Testori scava nell’indicibile attraverso la lingua e la sua reinvenzione, dando vita a opere materiche, biologiche, sviluppate in un farsi e disfarsi continuo che richiama le ragioni profonde del teatro stesso. Attraverso i corpi e le voci di tre performer, la parola di questo groviglio di eros e streghe si fa tangibile, concreta, ossessiva e musicale. Un lavoro sul potere e sulla sessualità del potere, dove maschile e femminile sono in continua mutazione. «L’intenzione di lavorare sul Macbetto di Giovanni Testorispiega l’ideatore dello spettacolo, Roberto Magnani – nasce dalla volontà di proseguire una particolare ricerca rivolta agli aspetti musicali della lingua teatrale. Il percorso, cominciato con E’ bal, poemetto in versi in dialetto romagnolo del poeta Nevio Spadoni, si inscrive nella storia del Teatro delle Albe segnata dalla visione artistica di Ermanna Montanari e Marco Martinelli, che dello stesso autore hanno messo in scena Lus e L’isola di Alcina».

 

www.olinda.org

 


MODENA – Va in scena nell’ambito del Vie Festival martedì 9 marzo alle 9 all’Istituto “G. Guarini” di Modena Aristotele invita Velázquez a colazione e gli prepara uova e (Francis) Bacon / Progetto Classroomplay di Davide Carnevali. Con Michele Dell’Utri e Simone Francia/Diana Manea e Jacopo Trebbi. Presentato nelle classi degli Istituti superiori lo spettacolo coinvolge in prima persona gli studenti, chiamati a essere spettatori attivi. A cosa serve il teatro e in che modo può contribuire allo sviluppo della società? Una domanda che diventa ancora più urgente quando è formulata nell’ambito privilegiato in cui si costruisce la società del futuro: la scuola. Con i Classroomplay, il teatro si mette al servizio degli studenti e si fa strumento didattico, per mezzo di un approccio multidisciplinare che attraversa filosofia, storia, letteratura, arte. Il progetto, che si sviluppa nell’arco di un triennio, si centra sulla relazione che intercorre tra una visione del mondo e le forme culturali attraverso cui essa si manifesta.
Il primo anno, con Aristotele invita Velázquez a colazione e gli prepara uova e (Francis) Bacon, si indagheranno – a partire dalla Poetica aristotelica – i concetti di presentazione e rappresentazione dalla Grecia alla modernità, il principio di formalizzazione e il primato del verosimile sul vero.

www.viefestival.com

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