Recensioni — 04/01/2023 at 11:52

La fuga del Pipistrello

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RUMOR(S)CENA – GENOVA – Drammaturgia e partitura, nella loro preziosa e apparentemente armonica composizione che porta lo spettacolo ben oltre i limiti formali e linguistici dell’operetta, vivono qui uno iato paradossale grazie al quale, nella frizione e nel distaccco, l’apparenza anziché celare riempie di malinconici bagliori, quasi assonanze e musicali onomatopee, un orizzonte che si cerca disperatamente ma anche inconsapevolmente di non vedere. Die Fledermaus, composta nel 1874 da Johann Strauss II su un libretto dalle molte ascendenze e dai molti rimaneggiamenti, è infatti, nella sua profondità che si fa palese accompagnamento di una inaspettata consapevolezza, la celebrazione di una finzione, di un reciproco dirsi di allegrezza e di felicità a cui mostriamo di credere mentre soffochiamo malinconie ormai inevitabili e nostalgie di ciò che fu, o sarà, o forse non è mai stato.

Lo è dal punto di vista storico, immagine di una Vienna grande metropoli e di una Austria Felix, gigante politico che guarda i suoi piedi di argilla mentre affondano nelle rivendicazioni localistiche che minano una economia che mostrava, solo a volerla guardare, la sua intrinseca debolezza di fronte a coloro, come la potente Germania del Kaiser Guglielmo, di cui si vantava essere alleata e amica.

E lo è dal punto di vista sociale, mostrando con ironia ma anche con una schiettezza inattesa un mondo borghese imprigionato nella recitazione di sé, in un teatro in cui tutti fingono di essere altri per cercare di essere sé stessi, un mondo che si aggrappa alle maschere che si è costruito per non vedere la decadenza del proprio volto. In fondo (sembrano volersi convincere) che differenza c’è tra me stesso e me stesso, tra me stesso ora e un altro me stesso domani, se è “tutta colpa dello champagne”? Basta che la società e la vita continuino a navigare verso il loro iceberg.

In questo Il Pipistrello è un capolavoro, è un apice del teatro musicale non solo viennese, incontrando nei suoi fermenti, nel suo lievito che trasfigura appunto nell’allegria di bollicine di champagne con una ironia che ci avvince, le suggestioni di un intero continente e di una classe ormai quasi giunti alla fine del loro secolo d’oro e così intrecciandosi con Musil e Schnitzler, con Ibsen e Strindberg, con la crisi del patriarcato e dell’uomo borghese che comincia a specchiarsi affondando nei flutti di un inconscio che sarà a breve scoperchiato.

Una danza sulla polveriera, come la definì Ladislao Mittner. Eppure non possiamo non divertirci e non possiamo non essere, da questo divertimento, trascinati nel gorgo di sentimenti opposti e contraddittori, nel baluginio di un tramonto che assomiglia straordinariamente, senza esserlo, ad una alba appunto Felix. Tutto qui è giocato sul doppio, in un tempo conteso tra passato, presente e futuro, in uno spazio che va oltre i limiti della geografia per farsi esempio di tutti e per tutti, e infine, esistenzialisticamente, nell’anima, contesa e confusa tra melodia e dissonanza, tra armonie e improvvise dissociazioni che irrompono come da un mondo che sembra alieno ma che è sempre il nostro.

Nel pipistrello è come guardare una festa da ballo scatenata, metafora del mondo che avremmo voluto ma che non è mai stato per davvero, nello specchio del soffitto di quella stessa sala da ballo, alienati e distanti ma profondamente implicati, come in un teatro in cui i personaggi si illudono di aver trovato sicuro rifugio. Tutto questo è una partitura ricca e sapiente, strappata quasi dal reiterare della danza e del ballo verso i territori del sentimento e della consapevolezza, e tutto questo è una drammaturgia che è teatro borghese e insieme ne è la metamorfosi che lo smaschera.

La miscela di canto e recitato è di grande equilibrio e consente performance veramente efficaci in entrambe le modalità, grazie alla forza e alla qualità di un cast di valore in tutti i suoi componenti. Comicamente accattivante, anche nella sua recitazione che ammica alla gergalità, è in questo contesto la recitazione di Udo Samel che è Frosch lo spassoso custode della prigione cittadina.

Le voci sono potenti e insieme ricche di sfumature, sia quelle maschili, in particolare nell’Eisentstein di Bo Skovhus, che quelle femminili dalla Rosalinde di Valentina Nafornita alla Adele di Danae Kontora, ma una segnalazione a mio avviso merita la prestazione di Deniz Uzun un divertente e insieme profondo Prinz Orlofsky en travesti.

L’orchestrazione di Fabio Luisi, di grande efficacia, riesce a rendere sfumature nascoste della partitura ed è stata molto applaudita. La regia di Cesare Lievi sposta in avanti il tempo della rappresentazione e così ne sottolinea la straordinaria e ironica attualità. Scenografie (interessante la trasformazione del pipistrello in struzzo, quello che affonda la testa nella sabbia) e costumi assecondano una tale scelta che privilegia infatti, sulla contingente storicità, l’universalità di comportamenti e sentimenti rappresentati.

Una segnalazione per le coreografie di Irina Kashkova e per la prova del balletto, quasi un cadeau che da solo fa spettacolo.

La prima al Teatro Carlo Felice di Genova il 31/12/2022. Una scelta ‘felice’ per finire l’anno in serenità, molto apprezzata con lunghi applausi e ovazioni finali.

Die Fledermaus (Il pipistrello). Operetta in tre atti. Musica di Johann Strauss II. Libretto di Carl Haffner e Richard Genée, da Le réveillon di Henri Meilhac e Ludovic Halévy.
Cast della prima: Gabriel von Eisentstein Bo Skovhus. Rosalinde Valentina Naforniţa. Frank Levent Bakirci. Prinz Orlofsky Deniz Uzun. Alfred Bernhard Berchtold. Dr. Falke Liviu Holender. Dr. Blind Benedikt Kobel. Adele Danae Kontora. Ida Alena Sautier. Frosch Udo Samel.

Maestro concertatore e direttore d’orchestra Fabio Luisi. Regia Cesare Lievi. Scene e costumi Luigi Perego. Coreografie Irina Kashkova. Luci Luigi Saccomandi. Nuovo Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna. Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice Genova. Maestro del Coro Claudio Marino Moretti. Balletto Fondazione Formazione Danza e Spettacolo “For Dance” ETS.

Repliche 1, 7, 8, 10 e 11 gennaio, anche con cast diverso.

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