ALTRITEATRI, Spettacoli — 02/12/2025 at 15:21

“Con la carabina”: il teatro cambia lingua per raccontare la violenza

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RUMOR(S)CENA – MODENA – Lei sì che ce l’ha un sogno. Un coniglio di peluche, grande, più grande di quello che ha sul suo letto di bambina. Per questo rimane al tirassegno, a sparare con la carabina, per vincere quel peluche. Mentre la madre e il fratello vanno in giro al luna park. Un amico del fratello, poco più grande di lei, rimane a farle compagnia, a controllare che nessuno si avvicini con male intenzioni . “Me lo ha detto tua madre di restare con te”

Un’ora di spettacolo che tocca il cuore e fa male al corpo. Che ci parla di adolescenti, di seduzione goffa, di potere, di consenso, di violenza e infine di vendetta. In una scena vuota (due sedie e un tavolino) solo una ruota panoramica in miniatura, come efficace ossimoro. In questo spazio asfittico  prende vita Con la carabina, premio Ubu 2022 come miglior regia e miglior testo straniero rappresentato in Italia. Il testo è della drammaturga francese Pauline Peyrade, messo in scena al Teatro delle Passioni di Modena da Licia Lanera, con Danilo Giuva e Ermelinda Nasuto, giovani attori di grande talento, dalla gestualità essenziale e dalla espressività immediata priva di ogni forzatura.

Con la carabina foto di Clarissa Lapolla

Se l’arte sopraffina del teatro ci fa vedere ciò che l’artista vede, qui c’è di più, perchè c’è il corpo. Posture di adolescenti incerti eppur sfrontati, sbeffeggio e desiderio, tanto da rimandare a noi quello che loro non sanno nemmeno di essere, ragazzini disegnati da un imperativo sociale. Non sei mai abbastanza quando stai per diventare grande, ti manca qualcosa, ti confronti a un modello. Poi quando l’incursione autentica della pulsione si mostra non c’è verso di poterla contenere, perché, come si fa? Non si conosce e nessuno te lo ha detto come si fa.

Con la carabina foto di Clarissa Lapolla

In un’epoca disincarnata il teatro preme sulla pelle, il disagio attraversa il pubblico come fosse toccato con le mani. Lui le insegna a sparare… “Tu sei piccola non lo sai fare”. Lei vuole fare da sola. Ma pare che il mondo abbia deciso che sia un indefinito lui maestro e protettore. La storia, una storia vera, che Licia Lanera ci fa ritrovare al luna park per quel confine sottile tra gioco, sesso e violenza, è stata benedetta dai tribunali francesi che hanno ritenuto consenziente una ragazzina di 11 anni vittima di violenza. E siccome la coscienza ha le sue lungaggini, (le ceneri del MeToo ce lo insegnano) magari dopo molti anni ti viene la voglia di ritornare nel luogo dove hai bruciato il tuo sogno e imbracciare la carabina, convinta a ragione che questa volta non sbagli il bersaglio. Un atto di giustizia che non fa giustizia perché ormai quel coniglio, morbido come un uomo, come il sesso fatto bene, lei lo ha perduto per sempre e tra le mani si ritrova la carcassa di un coniglio morto.

Con la carabina foto di Clarissa Lapolla

I piani temporali differenti, tra il fatto e la sua evidenza, sono suggeriti dallo spostamento di potenti fari di luce, che verso la conclusione della storia   puntano sul pubblico come una domanda. Siamo tutti attraversati dalla violenza. Voi, lì proprio voi, cosa ne dite? Il teatro non da risposte. Tanto meno messaggi (la parola pare datata), dunque cosa ci dice Con la carabina. Non incoraggia a rispondere alla violenza con la violenza ma a guardarla negli occhi. La poetica di Licia Lanera si permette di mettere in scena l’ambiguità, come farebbe uno scrutatore d’anime in una seduta di psicoanalisi.

“Qui non pensate di trovare un buono e un cattivo come nelle fiction di Rai1, tanto rassicuranti per come dividono il bene dal male – dice Licia Lanera parlando agli studenti delle scuole dopo lo spettacolo – Non ci sono vincitori ma lo specchio di una società che ha miseramente fallito”. Come a dire che quel coniglio morto, simbolo e ferita della violenza agita e subita, vale per entrambi i protagonisti, finiti sotto il peso di un falso Io, mossi da un mandato feroce che ti vuole in quel modo non in un altro modo: forte duro  e aggressivo se sei maschio, debole se sei femmina, preferibilmente vittima. “Non mi piace vederti triste” le dice il ragazzo dopo avere profanato la sua bocca.

Bisogna dirlo, qualcuno tra il pubblico tira un sospiro di sollievo quando il colpo arriva, a distanza di anni. Lei dice forte le parole che hanno aggiunto violenza a violenza. “Hanno detto che sono io la responsabile. Che l’ho voluto. Ma non potevo volere  qualcosa che non avevo mai immaginato…Si l’avevo immaginato, ma non succedeva così, non c’erano l’odore, la vergogna, la paura”. Il corpo così tacitato, con i muscoli che si fanno di pietra, diventa monito per tutte le altre, fissate nelle immagini della cronaca nera, in terra in un angolo della stanza con le mani a proteggere il viso. Solo il teatro, forse, nella sua immediatezza ci regala una possibilità di cambiare l’immaginario trito che garantisce la vulnerabilità come destino, come un divenire ineluttabile di una donna. In fondo l’amiamo questa donna che spara, che non ci dice fate giustizia da sole, ma cambia linguaggio e va al cuore dell’ esperienza carnale vissuta e disperata e dice Difenditi! A partire da adesso. Troverai il modo, il corpo te lo dice.

Visto a Modena al Teatro delle Passioni il 27 novembre 2025

Con la carabina
di Pauline Peyrade
con Danilo Giuva ed Ermelinda Nasuto
regia e spazio Licia Lanera
traduzione Paolo Bellomo
luci Vincent Longuemare
sound design Francesco Curci
costumi Angela Tomasicchio
aiuto regia Nina Martorana
produzione Compagnia Licia Lanera
in coproduzione con POLIS Teatro Festival
in collaborazione con Angelo Mai
si ringrazia E Production

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