spettacoli — 02/07/2018 21:42

No, Dora Maar non si fa ritrarre.

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NAPOLI – Realizzare un ritratto umano o scrivere una biografia è un’operazione sempre molto difficile, lo è ancor più a teatro: qui infatti occorre far sì che si incrocino due direttrici di senso, ovvero la concreta complessità del racconto biografico e la necessaria sintesi della mimesi artistica. Direttrici di senso che, nella loro essenziale autenticità, difficilmente si possono incontrare e quasi indipendentemente dalle intenzioni dei creatori di uno spettacolo. Quest’operazione poi si complica ulteriormente se si tratta della biografia di una persona dai tratti tormentati e dal profilo reso complesso dal contesto intellettuale e/o artistico in cui la sua vita si è dispiegata. È quanto vien fatto di pensare in relazione allo spettacolo Ritratto di Dora M.”, interpretata da Ginestra Paladini, che ha debuttato al Teatro Nuovo nell’ambito del Napoli teatro festival, con la regia di Francesco Frongia. Si tratta di un lavoro che prova a mettere in scena, attraversandola, la biografia di Dora Maar, fotografa e pittrice, poetessa, straordinariamente colta e affascinante oltre ad essere di una bellezza fuori dal comune, è stata una protagonista più che attiva dell’ambiente culturale parigino della prima metà del ‘900. Ha vissuto a contatto con i nomi più importanti di quel periodo: da Bataille a Eluard, da Lacan a Prevert, Breton e Bunuel, e dopo essere stata la compagna d’amore più importante di Picasso, ne diventa in breve tempo la vittima.

Ginestra Paladini foto di Salvatore Pastore

Il pittore pur amandola, la ritrae e la include nel suo mondo, ma poi finisce per umiliarla, distruggerla psicologicamente, disintegrarla fino a spingerla in uno stato di terribile prostrazione da cui non uscirà mai più. L’ultima fase della sua vita, Dora, ferita e irrimediabilmente segnata dalla malattia, la trascorre in una specie di clausura volontaria e misteriosa, durata per circa cinquant’anni. È del tutto evidente che costruire uno spettacolo a partire da queste premesse è molto difficile e il lavoro in questione, almeno al suo debutto, è apparso poco convincente: l’attrice si dimostra monocorde nella sua interpretazione, malgrado l’evidente sforzo, non è riuscita a rendere credibile il personaggio così complesso e, d’altra parte, i vari segmenti della costruzione scenica (immagini proiettate, scenografia, oggetti di scena, musiche e suoni) per ora non dimostrano la possibilità di amalgamarsi in una direzione di senso unitaria, dotata di autonomia d’arte e d’ispirazione, forza d’urgenza e reale necessità.

Visto al Teatro Nuovo di Napoli venerdì 15 giugno 2018

 

foto di Salvatore Pastore

Ritratto di Dora M.

con Ginestra Paladino, progetto a cura di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, parole di Fabrizio Sinisi, musiche originali Carlo Boccadoro, scene e costumi Erika Carretta, regia Francesco Frongia. Produzione Teatro Filodrammatici di Milano in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia.

 

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