Culture — 02/06/2014 19:18

L’Appello della Cavallerizza: “No alla svendita, resti un patrimonio di tutti”

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TORINO – Sono giornate convulse quelle che si avvicendano all’interno della Cavallerizza Reale di Torino. L’assemblea Cavallerizza 14:45 fa presente in un comunicato inviato ai media che da venerdì 23 maggio:  “La Cavallerizza è stata riaperta alla città”. Nel frattempo arriva la notizia che il professor Salvatore Settis «non potrà, per precedenti impegni assunti, presenziare a Torino – come scritto in una nota pervenuta in redazione – ma che lui stesso sostiene lo spirito dell’iniziativa e aderisce all’appello “Difendiamo la Cavallerizza”». Interpellato lo stesso Settis conferma il suo impedimento per un appuntamento importante, già fissato da tempo che lo vedrà a Roma e a Firenze e di conseguenza impossibilitato a partecipare, come era stato preventivato in precedenza e di cui avevamo dato notizia.

L’appello redatto dall’assemblea ribadisce di aver «sentito l’esigenza (come abitanti di Torino) di far rivivere questo meraviglioso luogo. Da anni a questa parte, infatti, la Cavallerizza Reale versa in uno stato di degrado sempre più allarmante in seguito al suo progressivo svuotamento, iniziato con lo sfratto di tutti gli inquilini ed ultimato in novembre con la chiusura delle sale gestite dal Teatro Stabile. Resistono solo poche attività vitali all’interno del complesso, usato ormai per lo più come parcheggio: tra queste lo storico Circolo Beni Demaniali, anch’esso sotto sfratto».

La raccolta delle firme alla Cavallerizza

La raccolta delle firme alla Cavallerizza

Tommaso Montanari giornalista esperto di tematiche storico- culturali scrive, a proposito, della Cavallerizza sul sito “Patrimonio sos.it: « (…) “La Repubblica tutela il patrimonio storico e artistico della nazione” (…) proprio come impone l’articolo 9 della Costituzione. Perché laddove le istituzioni e i poteri pubblici faticano a farlo, o fanno il contrario, sono spesso i cittadini – singoli o riuniti in associazioni, comitati, gruppi – a prendersi a cuore il loro territorio e i loro monumenti. Era ciò che avevano in mente i costituenti quando hanno scritto “Repubblica” e non “Stato”; nel senso di vigilanza e impegno civile (un senso lato, ma profondo e fondamentale), la tutela non spetta solo agli organi previsti dalle leggi, ma spetta appunto alla Repubblica, e cioè ad ogni cittadino

Parole che risuonano oggi – 2 giugno Festa della Repubblica –  con un’eco particolare, e fanno meditare per quanto sta accadendo alla Cavallerizza, luogo che Rumor(s)cena conosce bene, avendo seguito molti degli spettacoli  programmati dallo Stabile, quando Fabrizio Arcuri era stato nominato da Mario Martone, direttore del Festival Prospettiva, rassegna di teatro contemporaneo, tra le più qualificate e interessanti d’Italia.

L’assemblea prosegue con il suo appello spiegando: «La Cavallerizza Reale è un complesso architettonico unico nel suo genere ed un bene di valore inestimabile. È inaccettabile che questo patrimonio del territorio sia destinato all’abbandono, come dimostrano le pessime condizioni in cui versa, per via di una gestione incurante da parte del Comune che ha trascurato la manutenzione. È ancor più inaccettabile che un bene pubblico, un luogo di produzione di cultura per tutti, sia stato messo in vendita.»

Come accadeva, ad esempio, nel 2013 quando andò in scena “Piccola guerra perfetta”uno spettacolo di Domenico Castaldo, che raccontava della “guerra perfetta” dichiarata dalla Nato il 24 marzo 1999, in seguito alla feroce pulizia etnica scatenata da Miloševic, e che si concluderà il 12 giugno dello stesso anno.

O Requiem for Ground Zero di e con Steven Berkoff, un poema nato per rendere omaggio alle vittime della tragedia dell’11 settembre 2001. Teatro che raccontava le tragedie dell’epoca contemporanea e chi c’era alla Cavallerizza ricorda quanta emozione traspariva nell’assistere a queste rappresentazioni. Ora sembra storia di un passato lontano. Il presente parla un altro linguaggio: «Attraverso un processo di cartolarizzazione, l’intera area è stata messa all’asta dal Comune di Torino, che l’aveva acquistata dal Demanio per decine di milioni e che nonostante le molte difficoltà incontrate nella ricerca di acquirenti, cerca ora di vendere ad ogni costo, anche ad un prezzo decisamente più basso. Una svalutazione che preannuncia una nuova speculazione

Gli occupanti riuniti in assemblea

Gli occupanti riuniti in assemblea

Gli interni monumentali della Cavallerizza Reale fanno parte di complesso costruito tra Seicento e Ottocento, sede dell’Accademia militare. Protetto da un vincolo facente parte del sistema delle residenze reali sabaude, dichiarato Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, come parte integrante dell´area della “Zona di comando”, parte del più ampio insieme delle residenze sabaude: per la tutela sono necessarie l’integrità fisica degli edifici e la loro fruizione pubblica in ambito culturale. Dal 2011 era stato dato in concessione al Teatro Stabile che ne fece una delle sedi di spettacolo, ottenendo un successo clamoroso. Con il 2013 lo Stabile chiude la sua stagione alla Cavallerizza.

Uno dei laboratori alla Manica corta

Uno dei laboratori alla Manica corta

Circola dal 29 maggio la notizia che il suo destino sarà quello di farne appartamenti di lusso ed esercizi commerciali. L’appello dell’assemblea Cavallerizza 14:45 (l’orario in cui si è fermato l’orologio del teatro) si fa quindi urgente e chiede che «il complesso sia rimosso dal programma di cartolarizzazione del Comune di Torino e sia immediatamente bloccata l´asta per la sua vendita, perché tutto il complesso rimanga di proprietà pubblica, in quanto patrimonio della città e dell’umanità, rimanga sempre aperta ed accessibile a tutti i cittadini. La destinazione degli immobili deve rimanere legata ad una funzione pubblica e ad una fruizione collettiva. Sia conservata e potenziata la valenza socio-culturale e la natura di luogo di aggregazione, del tutto incompatibili e inaccettabili gli usi impropri di carattere privato e speculativa. Il futuro della Cavallerizza – proseguono gli occupanti – venga deciso insieme ai cittadini attraverso processi di gestione partecipativa. In questa prospettiva la destinazione degli immobili deve essere decisa in base alle esigenze reali affinché questo luogo torni ad essere uno dei cuori pulsanti della città.» Torino lo reclama. La cultura anche e chi l’ha sempre difesa.

 

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