Teatro, Teatrorecensione — 02/05/2014 21:32

Senza Voce: il canto per una donna ai tempi dei briganti

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LECCE – Un ritratto di donna, a teatro. Dalla scena. Le tinte hanno contorni densi, intensi, vividi. Le tracce approdano universali. L’uno diviene collettivo. “Senza Voce” dei Principio Attivo Teatro ritrae Ciccilla, siciliana moglie del brigante calabrese Pietro Monaco, in assolo di voce cantante (e narrante). Chitarra e voce, per dare vita a un’ora di coinvolgimenti schietti, non mediati da codificazioni, attraverso un linguaggio essenziale ma non per questo povero di impatto. Silvia Lodi incarna e interpreta la brigantessa. Incarna e interpreta la verità oggettiva (tramite il soggettivo) della quale il teatro nella sua eternità è messaggero. Quella verità inaccettabile perché plebea. La verità figlia di voglia di giustizia. La giustizia anelata dai briganti, non etichettabili con faciloneria quali malviventi, ma ribelli a una società imposta dai piemontesi e organizzata secondo le trame e la tracotanza dei signorotti locali. Per cui il benessere dei ceti non aristocratici equivaleva a sudditanza, quando si trattava di middle class e schiavitù per le masse contadine, rappresentanti le maggioranze delle popolazioni meridionali. Essere briganti allora per un’idea di libertà. Da difendere nell’unico modo possibile.

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La composizione dello spettacolo si dipana per quadri, il cui confine è stabilito dalla ripresa musicale o da semplici artifici scenici. Le sembianze figurative accennate, del personaggio, a cangiare tonalità di caratterizzazione attraverso una mobilità, in cenni impercettibili, per i costumi, le azioni gestuali (poche e intrise della grammatica lucida della compagnia leccese), la prosa tra un brano e un altro. Brani dalla tradizione popolare siciliana (Rosa Balestrieri) con un omaggio a Modugno – evidentemente un po’ forzato – capaci di rappresentare, quando non direttamente atmosfere e dimensioni tipiche al brigantaggio, quello spirito d’ispirazione movente vita tra gli aneliti più puri, più umani, senza distinzione di razza o ceto. Amore, morte, vita, libertà, lotta. Offuscati da indottrinamenti borghesi. Da stereotipi aristocratici. Da strutturalismi di potere e opportunismo.

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Il canto brigante allora quale memoria di un sacrificio. Di un intervento per riluttanza e amor di popolo. Evocazione delle battaglie invogliate sì dallo spirito fuggiasco individuale, ma combattute per bene comune.  Ciccilla, alias Maria Oliverio, è donna d’altri tempi. Sottoposta all’uomo padrone per devozione e non comando. Perché la causa da portare avanti ha bisogno di colonne solide su cui poggiarsi. E, ucciso vigliaccamente il marito, la guerra deve continuare…
Non molto da dire sullo spettacolo riguardo tecnicismi e tratti scenici. Ridotti all’osso a vantaggio dell’esposizione, a tratti melodrammatica, visivo-musicale. Per un risultato di fruizione subitanea, coinvolgimento fulmineo, sentimentale.  Uno spettacolo tuttavia da rodare – si è alle primissime repliche – sfruttando il notevole potenziale attoriale e carismatico della protagonista e dando più respiro a soluzioni teatrali. Un lieto assistervi.

SENZA VOCE
(Storia di Ciccilla, briganta sì e santa no)

di Valentina Diana

con Silvia Lodi e Leone Marco Bartolo
consulenza alla regia: Giuseppe Semeraro
musiche dal vivo: Leone Marco Bartolo
costumi: Cristina Mileti, Sandra Tognarini
luci: Otto Marco Mercante
PRINCIPIO ATTIVO TEATRO (LE)

Visto a Lecce, Teatro Paisiello mercoledì 16 aprile – stagione di prosa “Teatro a 99 centesimi”

 

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