RUMOR(S)CENA – TRENTO – Se l’indice di gradimento del pubblico vada considerato come elemento probatorio per certificare il successo di un evento, quello registrato al concerto di Capodanno dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, tenutosi all’auditorium Santa Chiara di Trento e diretto da Alessandro Bonato, trova completa ed esauriente conferma. Un tripudio di ovazioni e di applausi hanno siglato l’esecuzione, offerta da un’orchestra di un livello di perfezione esecutivo eccellente in grado di affrontare l’impaginato, come da tradizione a Capodanno, esclusivamente dedicato ai fratelli Johann e Josef Strauss. Un programma impreziosito dalla scelta di dirigere anche brani meno celebri e poco eseguiti, come ha ricordato lo stesso Alessandro Bonato nel concedere il bis con lo sfavillante “Unter Donner un Blitz, Polka schnell, op. 324, di Johann Strauss junior: «Un compositore che considero come un Vincenzo Bellini austriaco, stimato da molti altri compositori come Wagner (definendolo un “musicista brillante” per la sua capacità di creare musica da ballo “perfetta”, n.d.r) e Johannes Brahms».

Nel programma di sala Raffaele Mellace scrive: “Fu Strauss junior a conferire a quel repertorio la dignità artistica di composizioni sinfoniche degne d’una sala da concerto, con ambizioni da musica d’arte, sviluppando introduzione e Coda, curando invenzione melodica, armonia e orchestrazione, dimostrando gusto, astuto dosaggio degli effetti e sicuro magistero compositivo riconosciutigli da Brahms, di norma poco generoso. Lo afferma anche lo stesso direttore sulla sua pagina facebook quando scrive che: «Spesso, o quasi sempre, siamo portati a pensare che l’arte (in generale e che comprende anche la musica) debba farci pensare, contrire, soffrire, debba farci riflettere su scopi alti e sul senso della vita. E in effetti questi sono i suoi compiti ma solo alcuni. Perché la Musica (e l’arte) può anche alleggerire, divertire, confortare, allietare: non è denigratorio o offensivo; non è usurpatorio né lesivo.

Semplicemente l’arte è sfaccettata, pluriforme, anche contraddittoria alle volte e può assurgere a diversi scopi e finalità. Ecco perché, quando ancora sento dire che le musiche di Strauss (e degli Strauss) sono musichette perché “semplici”, mi rattristo e mi dispiaccio. Rendere la musica di facile fruizione, nonostante la complessità della scrittura e le scelte musicali straordinarie che stanno alla base della stessa, è sintomo di grande genialità e visione; è un merito rendere facile una cosa difficile, non un demerito. A tutti voi un augurio di un sereno anno nuovo!»
E così è stato: due ore di “Musica perfetta” è ciò che si è potuto ascoltare, poche ore prima del fatidico brindisi di mezzanotte in un auditorium al completo (lo stesso è accaduto anche nei giorni precedenti al Teatro Zandonai di Rovereto e al Grand Hotel di Dobbiaco): musica capace di suscitare allegria, come accade sempre con i valzer e le polke, di questi celebri compositori a cui la cultura musicale deve molto.

Alessandro Bonato riesce ad esaltarli, arricchendoli di colori e sfumature, vivacizzando gli spartiti di Johann Strauss junior e Josef Strauss. Una gamma straordinaria per ricchezza timbrica in cui è riuscito a far emergere ogni singola parte per valorizzare i singoli strumenti. Merito di una concertazione e direzione in cui tutti gli orchestrali hanno potuto concorrere parimenti al successo ottenuto. C’è un pensiero preciso nel dettato musicale che emerge: evitare il facile stereotipo di considerare la musica degli Strauss solo un genere di intrattenimento, quanto, invece, espressione elevata a forma d’arte capace di celebrare la gioia viennese dell’epoca in cui venne composta. La maestria compositiva, specie in Strauss junior, considerato “Il Re del Valzer” è risaputa nella capacità di creare forme musicali complesse, quanto riconoscibili, che richiedono abilità tecniche notevoli.

E gli orchestrali dell’Haydn, lo hanno ben compreso dando prova di essere giunti a dei livelli esecutivi di notevole pregio. Il gesto del Direttore nasce da uno studio approfondito nel dirigere. La vivacità dei valzer: “Voci di primavera, op. 410”, “Vita d’artista, op. 316, e il celeberrimo “Sul bel Danubio blu”, il travolgente e scoppiettante “Unter Donner un Blitz, Polka schnell, op. 324” (Tra tuoni e fulmini), la trascinante esecuzione dall’opera di Johann Strauss junior “Ritter Pázmán, Czardas” (Il cavaliere Pázmán) omaggio alla civiltà musicale ungherese. La “Quadriglia, op. 272 dal Ballo in maschera di Giuseppe Verdi rapisce l’ascolto di tutti.

Il culmine si è avuto nel finale con il tradizionale battimano del pubblico sulle note della Marcia di Radetzky in cui Alessandro Bonato ha lasciato suonare l’orchestra scendendo dal podio e dando gli attacchi agli spettatori nei pianissimi e nei fortissimi, a cui sono seguiti fragorosi applausi e ovazioni meritate. La musica come elemento di aggregazione sociale in un momento di festa e il concerto di Capodanno né è fulgido esempio, specie quando si viene a creare una perfetta sinergia tra orchestra, direttore e gli spettatori. Si replica oggi 2 gennaio alle 20 all’Auditorium di Bolzano, il 3 al Palafiemme di Cavalese alle 21, il 4 a al Paladolomiti di Pinzolo e il 5 alle 18 al Forum di Bressanone.
Visto e ascoltato il 31 dicembre all’Auditorium Santa Chiara di Trento




