Nuove danze e nomi emergenti nella settima edizione di Nutida, il festival che anima il giardino del suggestivo edificio medievale di Scandicci fino al 10 luglio. Quest’anno diretto da Saverio Cona e Diego Tortelli
RUMOR(S)CENA – FIRENZE – Ad animare le serate del Pomario, il suggestivo giardino del medievale castello dell’Acciaiolo a Scandicci, è tornato per la settima volta Nutida, piccolo e prezioso festival di nuova danza. Stavolta lascia la direzione Cristina Bozzolini – che questa rassegna ha pensato e cominciato con Saverio Cona – e arriva ad affiancare Cona, Diego Tortelli, giovane ma già affermato coreografo. È un passaggio di consegne sereno: Nutida mantiene infatti il suo carattere contemporaneo, la predilezione per le giovani firme, la curiosità per quel che “si muove” sulla scena. Lo confermano le scelte del cartellone, impaginato tra il 16 giugno e il 10 luglio, con una rosa di nomi freschi, come garantisce anche la Disclosure Platform di Calimala Evolution selezionando tre giovani danzautori under 25 alle prese con un quarto d’ora di coreografia inedita. Il primo a debuttare Simone Cristofori il 1 luglio con Sul-Levare, poi Francesco Paolino a seguire il 2 luglio con Ashes e infine Francesca Gianelli il 6 luglio con What If Fallen Leaves.

Chissà chi emergerà presto del trio. Un nome però ve lo dovete annotare subito in agenda ed è quello di Pablo Girolami. Trentenne con una formazione internazionale e collaborazioni sparse nel mondo (in Italia ha creato per Spellbound), era presente a Nutida nella sua doppia natura: come coreografo per Misia Sarti (19 giugno) e come danzautore con Kuxaphe (23 giugno). La sua è una scrittura minuziosa, insegue una trama muscolare impalpabile e implacabile. Danza che attraversa le fibre e le trasforma come fa per Misia, giovanissima danzatrice che muta se stessa (viene dalla street dance) in interprete contemporanea nel palpitante assolo che Girolami le costruisce in Mycelium.

Stessa premura fisica nell’auscultarsi, Girolami la rivolge a se stesso nell’assolo Kuxaphe. Danza di fauno del nuovo millennio, sbalzato sull’erba con quella sua silhouette ossuta ma elastica. Più asceta che dionisiaco, in sintonia con la natura e i suoi ritmi segreti. Nella stessa serata del 23 giugno, debuttava anche un interessante lavoro di Emma Zani e Roberto Doveri di YoY Performing Arts. Solo sognar ci terrà svegli mostra una scena spoglia ma piena di sottintesi con un grande letto di lato e una coppia inquieta come in un’afosa notte d’estate che si aggira e cambia posizione nello spazio. La struttura è piana, senza sbalzi. Sono i piccoli dettagli nervosi, le posture stanche a ridare un quadro malinconico, quasi da coppia hopperiana, ricco di suggestioni.

Ci prova (sempre il 23) – c’è da dire con grande impegno e frenesia – Ona Cros, a fare un ritratto di ninfa pop in Perla III. Il fisico del ruolo ci sarebbe pure con quella chioma riccia e rossa, le vesti frou frou da chanteuse da Moulin Rouge, ma la danza dell’artista spagnola è frammentaria, buttata là come una baccante sciamannata, sia pure con canzoni da sirena che meriterebbero contesto più approfondito.

In tutt’altra direzione, misurata, scandita con armonia geometrica, si muovono invece Katarzyna Zakrzewska e Iga Wlodarczyk, danzatrici polacche protagoniste di Ki (19 giugno). Atmosfere da Mitteleuropa (fanno quasi tornare alla mente le scatole sceniche di Josef Nadj) in cui la strana coppia – una alta e dinoccolata come un caporalmaggiore, l’altra una provetta di mercurio imprevedibile – forma schemi dinamici, come inseguendosi nelle stanze di un’invisibile collegio.
In cerca di un suo linguaggio (ancora il 19 giugno) appare Giovanni Russo col suo secondo studio di Le Cadavre Exquis, ispirato al gioco di composizioni casuali ideato dai surrealisti. Grande proprietà del movimento che gli deriva, come per Misia Sarti, dall’Urban ma ancora senza quello scatto alchemico che la trasformi in altro da sé.





