Il Comune di Rosignano Marittimo e Fondazione Nuova Antologia Spadolini premiano Paolo Borrometi

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Paolo Borrometi ha ricevuto il Premio Cultura Politica Giovanni Spadolini a Rosignano Marittimo. L’accoglienza degli studenti delle scuole che non devono mai “smettere di sognare un futuro migliore”.

RUMOR(S)CENA – PREMIO SPADOLINI – COMUNE DI ROSIGNANO MARITTIMO – SOLVEY – (Livorno) – Ricevere un premio che porta il nome di Giovanni Spadolini per un giornalista, è un attestato di stima per l’impegno etico deontologico della sua professione, non solo per il lavoro che svolge, ma anche la dimostrazione di una riconoscenza istituzionale e umana di chi difende i valori della legalità e della Costituzione italiana. Paolo Borrometi ha ricevuto lo scorso  sabato 27 aprile il “Premio Cultura Politica Giovanni Spadolini”, giunto alla sua 14 esima edizione. Al Teatro Solvey di Rosignano Marittimo (provincia di Livorno), si è svolta la cerimonia di consegna con il sindaco Alessandro Franchi e il presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia Cosimo Ciccuti (già assistente personale di Spadolini allora presidente del Consiglio e ministro della Cultura, oltre ad aver diretto il Resto del Carlino e il Corriere della Sera).

 

Da sinistra: il sindaco Alessandro Franchi, Paolo Borrometi, Carlo Verna, Cosimo Ciccuti foto di Saveria Pardini

Un Premio importante che riveste per il Comune di Rosignano Marittimo il prestigio di avere l’ adesione presidenziale con la concessione dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e il patrocinio della Regione Toscana.
Insieme al sindaco Franchi e al presidente Ciccuti sul palco del teatro ha partecipato alla cerimonia e al dibattito che è seguito anche Carlo Verna presidente dell’Ordine dei Giornalisti nazionale. Seduti in platea gli studenti della scuola media “Fattori” e “Dante Alighieri, e quelli del liceo “Mattei” di Rosignano: un pubblico attento, partecipe e solidale che dimostrava come sia importante parlare ai giovani con un linguaggio semplice ed efficace. Gli applausi sinceri, ripetuti, capaci di testimoniare i momenti più salienti del lungo discorso di Paolo Borrometi, la cui oratoria è stata colta con entusiasmo. Tra gli studenti anche Pietro Simoncini iscritto al Liceo di scienze applicate “Mattei” il quale ha rivolto delle domande al giornalista e presidente di Articolo 21, come possono essere quelle di un ragazzo che desidera conoscere la verità dei fatti, dimostrando una maturità intellettuale e culturale che va incentivata anche da chi fa informazione per professione: il diritto di essere informati e il “diritto di sognare” – come Borrometi ha invitato i ragazzi a farlo – citando le parole del giudice Antonino Caponnetto (magistrato che si è distinto per aver diretto il pool antimafia a Palermo insieme a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) che credeva nei giovani e li sollecitava a “sognare un futuro migliore” (in un’intervista concessa a Nadia Scardeoni Palumbo rispose: “...avverto anche una capacità immensa di credere in qualcosa, di sperare. E’ questo che io noto nei giovani d’oggi, questa voglia di rimanere aggregati a degli ideali, alla speranza di costruire, questo e’ il dato unificante che colgo in loro”).

Lettura della motivazione del Premio Spadolini foto di Saveria Pardini

 

Antonino Caponetto incontrava spesso gli studenti nelle scuole e amava sempre dire loro questa frase: «Ragazzi, godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova Resistenza, la Resistenza dei valori, la Resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli. State attenti, siate vigili, siate sentinelle di voi stessi! L’avvenire è nelle vostre mani. Ricordatelo sempre!». Ed è quello che Paolo Borrometi ha fatto con gli studenti di Rosignano Marittimo, ringraziandoli più volte per la loro partecipazione. Il sindaco Alessandro Franchi nel presentare l’ospite ha chiesto a tutti di continuare a «parlare di mafia perché il rischio di infiltrazione è presente ovunque, anche nel nostro territorio. Sarebbe semplicistico non parlarne e fare finta di niente». Monito evidente che voleva richiamare all’attenzione l’impegno dimostrato dal giornalista a fronte delle continue minacce ricevute e sottoposto ad una vita “scortata”.

 

 

Rivolgendosi agli studenti ha spiegato loro chi era Giovanni Spadolini (La Fondazione Spadolini Nuova Antologia fu costituita per suo volere e con il decreto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, al fine di assicurarle la proprietà della “Nuova Antologia”, una rivista fondata nel 1866, erede della ”Antologia” di Gian Pietro Vieusseux): «Voi che siete giovani non lo avete conosciuto né sentito parlare. Un uomo politico e prima ancora professore universitario, segretario del Partito Repubblicano, presidente del Consiglio e anche ministro. Le sue vacanze le trascorreva a Castiglioncello ( facente parte del Comune di Rosignano Marittimo, ndr) e qui ha scritto molti dei suoi libri insieme a Cosimo Ciccuti; un patrimonio culturale accumulato nel corso della sua attività, un’era storica della Prima Repubblica in cui è possibile fare un parallelismo con la situazione di oggi: la storia personale di Spadolini dimostra come la politica non si possa improvvisare ma è fatta di conoscenza, di stimolo e di impegno e costanza. Di analisi e riflessione».
Doti che nella nostra società attuale risultano assenti anzi latitanti a dir poco se si considera la deriva culturale, sociale e politica in cui stiamo vivendo, ma c’è chi spera e crede nelle nuove generazioni, come ha spiegato il presidente Cosimo Ceccuti: «A voi giovani spetta il futuro! – spiegando poi come Spadolini sia stato uno statista importante per l’Italia – un uomo politico capace di affrontare un periodo tra i più difficili della storia del nostro paese. Li fu affidato di formare il governo nel 1981 dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini il quale intuì le condizioni disperate dell’Italia. C’era stata la P2, il terrorismo che uccideva magistrati e giornalisti. Decise di affidare il mandato ad una persona onesta. Spadolini si batté – ha proseguito Ceccuti – contro il terrorismo ma non riuscì a farlo contro le mafie. Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa fu nominato prefetto a Palermo per contrastare la criminalità e la mafia e qui venne assassinato nel 1982 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e a Domenico Russo un agente della scorta. La società italiana era riuscita a contrastare il terrorismo ma non la mafia».

 

foto di Saveria Pardini

Paolo Borrometi nel dialogo a quattro voci ha subito risposto con un’affermazione che richiama, ancora una volta, il suo impegno etico e morale rivolto alla società civile con la raccomandazione particolare di fare di tutto per «isolare la corruzione se tutti noi e voi (guardando in viso i ragazzi, ndr) faremo la nostra parte e se riuscirete nell’intento di impedirla anche nelle piccole gesta quotidiane. Voi giovani dovete ribellarvi ad ogni tentativo di illegalità. Il terrorismo ha suscitato indignazione negli italiani mentre non accade abbastanza nei confronti della mafia. Io vengo da una regione meravigliosa, la Sicilia, una terra succube per la presenza di settemila mafiosi ma non c’è stata quella drammatica indignazione dimostrata nei confronti dei terroristi. Le mafie vanno sconfitte con la cultura e l’impegno di tutti gli onesti e voi siete anche il presente e la responsabilità dell’oggi. Giancarlo Siani (giornalista assassinato dalla camorra per le sue inchieste a Napoli, ndr) quando andava a parlare nelle scuole chiedeva agli studenti di scegliere da che parte stare».
Carlo Verna presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti in veste di intervistatore per presentare Paolo Borrometi e il suo libro “Un morto ogni tanto” (edizioni Solferino) ha voluto esprimere il suo «orgoglio per il Premio perché non è solo un riconoscimento prestigioso per la professione di giornalista, ma più per la cultura politica di chi svolge questa professione e ha una funzione sociale. Penso all’Articolo 21 della Costituzione con la necessità di incarnare il rovescio passivo di esprimere il libero pensiero al cittadino per essere correttamente informato. Il giornalismo è centrale nella cultura politica e Borrometi rappresenta tutto questo. Io ho conosciuto Giancarlo Siani e ne sono stato anche suo amico. La mia carriera è iniziata insieme a lui e nonostante non avesse mai ricevuto minacce è stato ucciso. Il giornalismo deve continuare ad esistere anche con la pubblicazione dei giornali per tenere insieme i fatti con la memoria. La carta stampata porta con sé la memoria storica dell’informazione».

La narrazione è poi entrata nel merito del problema sempre più stringente e attuale sull’uso dei social e delle distorsioni che ne comporta, ai danni di un’informazione che perde sempre più credibilità a partire dal lavoro del giornalista. Verna spiega, infatti, che «prima del 2007 con la nascita di Facebook il giornalista parlava come da uno verso tanti; ora i social si rivolgono da uno a tanti senza un bagaglio di esperienza, di conoscenza. Non deve esistere la disintermediazione ma un vero professionista che fa le domande per garantire la credibilità del giornalismo e la carta stampata ha ancora un ruolo fondamentale. Penso alle convergenze parallele e alle polarizzazioni convergenti per una mediazione e non il contrario».

Carlo Verna ha poi rivolto delle domanda a Paolo Borrometi nel proseguo della cerimonia di premiazione, tra cui: “Cosa significa mettere sulla bilancia la propria vita?”

 

 

Pietro Simoncini foto di Saveria Pardini

«Sognavo di fare il giornalista fin da ragazzo ma con la possibilità di scrivere con la libertà di informare anche se questo mi ha costretto a mettere a rischio la mia vita. Non si può smettere e bisogna andare avanti. Rivendico la possibilità di continuare a fare il mio dovere – ha risposto il presidente di Articolo 21 – anche se nessun governo ha mai fatto nulla per impedire le querele temerarie (o “bavaglio” per impedire la libertà di pensiero e di opinione seguite da richieste di risarcimento elevate al fine di intimidire chi vorrebbe scrivere, ndr)». Anche lo studente Pietro Simoncini ha voluto chiedere a Borrometi cosa ha provato dopo aver subito nel 2014 il primo atto di violenza che lo portò in ospedale in gravi condizioni per le ferite subite. Un gesto da parte di chi voleva vendicarsi e fare del male al giornalista. «Ho provato tanta paura che non va nascosta anzi rivendico la possibilità di avere paura. Ho subito 16 processi da parte di 40 boss che sono stati accusati dalla magistratura per reati che ho denunciato e anche 4 condanne a morte da parte dei clan mafiosi. Io chiedo a voi (rivolgendosi alla platea degli studenti) di fare una cosa sola: aiutateci!, non è possibile continuare così e assistere a continue minacce verso i giornalisti, medici e tanti altri professionisti onesti che non fanno altro che il loro dovere. Voglio anche ringraziare per quello che fanno i carabinieri e tutte le forze di polizia per proteggermi. Ringrazio il sostegno della Federazione nazionale della stampa e in particolare il presidente Giuseppe Giulietti e Carlo Verna dell’Ordine dei giornalisti per la loro vicinanza e sostegno che mi donano. A voi ragazzi affido la nostra sofferenza! Vi ringrazio per i vostri sorrisi e voglio lanciare un appello: difendete la libertà di continuare ad esprimere il nostro pensiero».

A rappresentare la FNSI c’era anche Vittorio Di Trapani e attuale segretario UsigRai (il sindacato unitario dei giornalisti RAI) e per la Regione Toscana il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani. L’assessore alle politiche culturali del Comune di Rosignano Marittimo Licia Montagnani

 

 

Vittorio Di Trapani Paolo Borrometi Carlo Verna foto di Saveria Pardini

La motivazione del Premio Spadolini a Paolo Borrometi

«La tenace difesa della libertà di pensiero e il radicato sentimento di alto dovere morale che lo hanno esposto a continue minacce, a violenze fisiche e morali, costringendolo a modificare luoghi e modi di vita per arginare ritorsioni e vendette da parte della criminalità organizzata. Gli alti riconoscimenti del Presidente della Repubblica, della Regione Siciliana e di quella Toscana sono espressione della gratitudine del paese per la sua opera quotidiana di ricerca della verità ad ogni costo che ha consentito alla magistratura di assicurare pericolosi criminali alla giustizia. I numerosi premi, assegnati all’uomo e al giornalista, testimoniano l’ammirazione e la solidarietà della gente comune che sogna un paese più onesto e pulito. A questi si aggiunge oggi il Premio di cultura politica Giovanni Spadolini, di cui Paolo Borrometi interpreta perfettamente lo spirito, portando avanti – David contro Golia – l’impegno culturale, politico, civile che fu proprio dello Statista fiorentino nella conduzione della cosa pubblica. Il sindaco di Rosignano Marittimo Alessandro Franchi e il Presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia Cosimo Ceccuti assegnano con gratitudine a Paolo Borrometi la XIV edizione del Premio di cultura politica Giovanni Spadolini».

Premio Spadolini foto di Saveria Pardini

 

Crediti fotografici di Saveria Pardini. Un particolare ringraziamento a Caterina Bellucci del Comune di Rosignano Marittimo ed Elisabetta Cosci ufficio stampa e vice presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

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