RUMOR(S)CENA – VENEZIA – Fisicità e pensiero, condivisione e scambio alla pari, volontà di cambiamento: il programma di ALTER NATIVE pensato da Willem Dafoe, direttore del 54° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia, è espressione di una poetica incentrata sulla specificità del rapporto diretto attore-spettatore e sull’ampiezza delle culture possibili. È un titolo evocativo, dove ALTER comunica l’idea di un cambiamento e NATIVE allude alla natura specifica di ciascuno. O ancora, ALTER indica “altro” e NATIVE si può riferire alla cultura di provenienza.
C’è diversità, dunque, ma nell’ottica di un accrescimento e non di una rigida contrapposizione. La percezione diretta rafforza legami e comunità ed è un efficace baluardo contro il dilagare delle false narrazioni. «La presenza dell’attore, il corpo sulla scena e la relazione viva con il pubblico diventano strumenti per tornare a un vissuto condiviso», come afferma Pietrangelo Buttafuoco Presidente della Biennale, che ha fatto dell’abbattimento delle barriere e dell’apertura verso “l’altro” la sua linea d’azione anche controcorrente.
In concreto, il Festival del Teatro attinge a tutti i continenti offrendo un melting pot di alfabeti, culture e tradizioni diverse, che aprono orizzonti nuovi, offrendo modi alternativi di vedere e di pensare il mondo.
Nel cartellone dal 7 al 21 giugno 2026, sono presenti oltre 200 artisti per 55 appuntamenti, con 11 tra produzioni e coproduzioni, 10 prime assolute, 2 europee e 4 italiane, mentre le domande pervenute per Biennale College Teatro sono 610. Sono emanazione della cultura mediterranea i due Leoni di quest’anno: l’ecclettica regista siciliana Emma Dante (classe 1967), Leone d’oro, e Mario Banushi (classe 1998), cresciuto in Albania e poi attivo in Grecia, dove è nato, Leone d’argento.

Emma Dante presenterà in prima assoluta I fantasmi di Basile. A partire dall’esperienza della trilogia La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella da lei portata in scena nelle stagioni precedenti, la regista affronta l’universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile evocando i fantasmi protagonisti. A colpirla – come lei stessa dichiara – è l’elemento realistico delle sue favole, l’essenza di una verità che ha una valenza contemporanea sia pur giocata in un contesto e con un linguaggio fantastico.
Nelle sue regie, alla dimensione concreta del tema della famiglia, dell’amore e della violenza, della morte e del compianto, si sposa, dunque, quella del sogno e della fantasia, «che – come recita la motivazione del Premio – raggiunge un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti».
Esponente del nuovo teatro greco, Mario Banushi, porterà al Festival la trilogia che l’ha reso famoso, Romance familiare. Ragada, Good Bye Lindita, Taverna Miresia sono capitoli di un paesaggio della memoria che affonda le radici in riti e tradizioni ancestrali legati alla sua infanzia albanese. «Con la sua narrazione quasi autobiografica, che attraversa le esperienze del lutto, del compianto, dell’assenza e delle tradizioni familiari, Mario Banushi – si legge nella motivazione – si è rivelato grazie al suo linguaggio poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo e dolorosamente comunicativo».

Un paesaggio intimo, costruito per visioni poetiche che si fanno poesia universale. A segnare l’inizio della Biennale Teatro è il concerto-spettacolo Cries ispirato dal pensiero del rifugiato del poeta Giorgos Seferis, dal lamento di Ecuba delle Troiane di Euripide, e dalle grida di tutti coloro che hanno vissuto la schiavitù, lo sradicamento e la migrazione nel corso dei secoli. I testi di Christos Stergioglou, regista e attore di teatro e di cinema che arriva per la prima volta in Italia, fanno tutt’uno con le musiche originali di Alexandros Drakos Ktistakis, in scena con il suo ensemble insieme alle voci del baritono Georgios Iatrou e dello stesso Stergioglou.

Nutrito è l’apporto dell’oriente: dal Giappone a Giava, dalla Malesia all’India fino ad arrivare alla Nuova Zelanda, agli antipodi dell’Europa. In questa ampiezza di orizzonti, l’Otello di Shakespeare si arricchisce della visione artistica del rituale del teatro Mugen-Noh, abitato da spiriti, dèi o fantasmi, nello spettacolo Mugen Noh Othello, del regista Satoshi Myiagi, allievo ed erede del maestro del teatro giapponese di ricerca Tadashi Suzuki, che attinge ai capolavori della tradizione scenica occidentale, dalla tragedia greca al dramma shakespeariano, innervandoli di nuovi significati. Così la tragedia del Moro di Venezia è interpretata dallo spettro di Desdemona, che rivive la causa originaria della propria sofferenza.
Da Giava arriva una forma originale di danza, musica e canti che attinge a un complesso tradizionale di arti marziali, il Silat, dal 2019 patrimonio immateriale dell’umanità. La compagnia di Giacarta Bumi Purnati Indonesia è presente con due spettacoli.

Under the Volcano, diretto da Yusrli Katil, è ispirato alla distruttiva eruzione del Krakatoa del 1883, raccontata nel poema Lampung Karam di Muhammad Saleh, poeta e studioso religioso di Sumatra, testimone oculare dell’evento. Il racconto è costruito con oggetti di scena molto semplici, come le otto scale di legno utilizzate per ricreare montagne, valli, mercati, e montaggi di filmati e immagini di fuoco, lava, rocce.
A un testo cardine della letteratura malese, Syair Perahu del poeta mistico sufi Hamzah Fansuri, vissuto tra il XVI e il XVII secolo, si rifà invece Hikayat Perahu/The tale of Boat per la regia di Sri Qadariatin, già attrice con Bob Wilson, che porta in scena il percorso spirituale compiuto dall’anima verso Dio, simboleggiato da una barca in navigazione nell’Oceano. Di spiritualità e di raffinato erotismo è intrisa poi la danza Odissi della coreografa e danzatrice di Calcutta Sharmila Biswas, allieva del maestro Kelucharan Mohapatra. Mischief dance: A Journey Through Rhythm and Spirit è il titolo della performance tra musiche tradizionali e testi drammatici.

Alle culture aborigene del Pacifico – dai Maori della Nuova Zelanda ai Kiribati della Micronesia – ma anche del Sud America attinge l’artista samoano Lemi Ponifasio, uno dei maggiori registi e coreografi neozelandesi, per creare, come uno sciamano, nuovi simboli che parlino al nostro presente. Così il suo Star Returning: Venice invita ad ascoltare la terra, gli antenati e i miti condivisi del popolo Yi della regione montagnosa del Daliangshan cinese, la loro cosmologia, le origini e il profondo legame con la natura.
Al continente asiatico si affianca quello africano, percorso dall’oriente all’occidente, dal Ruanda al Benin. Il genocidio dei Tutsi avvenuto nel 1994 diventa protagonista di Hewa Rwanda – Letter to the Absent. Scritta nel 2024 da Dorcy Rugamba, artista poliedrico – è scrittore, attore, danzatore e regista ruandese – e tradotta in tutto il mondo, l’operaè una sorta di memoriale consegnato ai propri figli. Interprete, lo stesso Rugamba che, accompagnato dal polistrumentista senegalese Majnun, sceglie un tono intriso di leggerezza, umorismo e poesia per farne un inno alla vita in contrapposizione al dolore e al lutto.
Originaria del Benin è invece la cantante Angelique Kidjo che ha creato un linguaggio comune tra diverse culture innestando elementi provenienti da generi diversi come il funk, il jazz, il soul, su tradizioni musicali dell’Africa occidentale. Suo un concerto in duo con il pianista Thierry Vaton.

Nasce invece in Italia, e precisamente a Venezia, da un laboratorio intensivo chiamato L’enciclopedia delle Emozioni, svoltosi dal 29 maggio al 2 giugno 2025,presso le strutture che si occupano della cura delle persone anziane, Promemoria di Davide Iodice, lavoro in cui l’artista affronta il tema della memoria, incentrato sui racconti e la vita degli anziani che risiedono nelle strutture di accoglienza. Un processo creativo collettivo che parte dalle persone con le loro fragilità e si rivolge alla comunità.
Per la sezione Biennale College, debutteranno un regista e due drammaturghi under 30, selezionati tramite bandi nazionali: Alberto Colombo Sormani dirigerà Imago Vocis | spacetime in-between; i giovani drammaturghi Davide Pascarella e Bruna Bonanno presenteranno rispettivamente Bacio Sogno Autodistruzione, sotto la guida di Alessandro Businaro, direttore artistico junior del Teatro Stabile del Veneto, e Aka Jolly Roger mise en lecture con la firma dei Motus.
In prima assoluta con la regia di Silvia Costa andrà poi in scenaTacet di Jacopo Giacomoni, testo vincitore di Biennale College Drammaturgia 2024-25 e del Premio Riccione 2025. Al Progetto Scuole di Teatro parteciperanno tre accademie. La Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi con un classico brechtiano, Santa Giovanna dei Macelli, per la regia di Marco Plini. L’Accademia Teatrale Carlo Goldoni del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con Comeradovera diretto da Giorgio Sangati sull’incendio che trent’anni fa distrusse il Teatro La Fenice di Venezia. La Scuola Teatro di Napoli – Teatro Nazionale con Quindici ragazze con qualche esperienza, un omaggio a Enzo Moscatoguidato da Arturo Cirillo. Un nuovo college per attori, undici performer under 30, che lavoreranno sotto la direzione di Willem Dafoe, mentre Fabrizio Sinisi sarà il docente del nuovo laboratorio di drammaturgia. Un omaggio a Bob Wilson sarà ospitato nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian per tutta la durata del festival grazie ai materiali dell’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia.
Il programma completo della 54 esima edizione del Festival di Teatro della Biennale di Venezia
https://www.labiennale.org/en/theatre/2026





