Danza — 31/05/2015 21:25

Danzare la Nona

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CATANIA – È stato un mese importante, questo maggio, per Roberto Zappalà, un mese importante per la sua Compagnia e per tutto quel mondo di artisti, appassionati, cultori e cittadini che (ormai da ogni parte della Sicilia) riempiono settimanalmente Scenario Pubblico: si festeggiano non solo i venticinque anni di attività della compagnia di danza contemporanea nata nel 1990 a Catania per volontà caparbia di questo artista, ma anche il riconoscimento ministeriale di Scenario Pubblico (teatro di residenza della compagnia) quale “Centro nazionale di produzione per la danza”. Per capire la portata di questo riconoscimento basti notare che esso è stato attribuito in tutta Italia solo ad altre due realtà analoghe (l’“Aterballetto” di Reggio Emilia e i fiorentini “Cantieri della Goldonetta” della compagnia Virgilio Sieni). Qualcosa di cui i siciliani hanno imparato ad essere orgogliosi.CZD_Nona_stampa_phSerenaNicoletti1 Un mese importante, dunque, che ha avuto il suo culmine, dal 20 al 27 maggio, sul palcoscenico del Teatro Massimo Bellini, col debutto in prima assoluta del nuovo spettacolo “La Nona. Dal caos, il corpo”, terza tappa del progetto di ricerca e riflessione “Transiti Humanitatis e ispirata alla celeberrima e ultima sinfonia di Beethoven (quella dell’“Inno alla gioia” per intenderci), accostata però nella trascrizione per due pianoforti di Liszt e suonata splendidamente in scena da Luca Ballerini e Stefania Cafaro, mentre a cantare il testo di Schiller associato alla Sinfonia si esibiva il controtenore Riccardo Angelo Strano. Uno spettacolo che ha visto in scena la compagnia per intero e nel suo nuovo assettoLa regia, scene luci e costumi, sono dello stesso coreografo mentre, come sempre, appare importante il contributo drammaturgico di Nello CalabròCZD_Nona_stampa_phSerenaNicoletti3Un lavoro di grande respiro insomma, nel quale il coreografo catanese conferma la sua, ormai consolidata, concezione della danza come percorso di riflessione e di saggezza umana Il percorso si dispiega in due tempi: prima il conflitto e il dolore, il male della violenza (la danza tende a essere uniforme e i costumi dei danzatori, che sono tutti realizzati in varie tonalità di arancione, alludono alla violenza subita dai prigionieri di Guantanamo come dalle vittime dell’Isis), la negazione dell’umanità, della diversità e, in definitiva, il caos (non appare inutile qui notare l’apparente, ma feconda, contraddizione per cui proprio l’uniformità forzata – ideologica, spirituale, culturale – è il caos).  La gioia liberata e liberatoria della danza e dell’espressione di quanto di buono l’uomo può e sa essere (ritorna la diversità dei colori, la danza assume una dimensione più aperta, mentre la musica va aprendosi a sua volta nell’“Inno alla gioia”).

La riflessione si focalizza insomma su quella straordinaria e dolorosa contraddizione per cui proprio le religioni (tutte le religioni come sembra indicare la scenografia realizzata con l’immagine di una specie di vecchia soffitta o di un polveroso magazzino in cui giacciono, disordinatamente, i cascami simbolici di tutte le religioni), contraendosi in quei fanatismi e integralismi, di cui oggi abbiamo terribile e quotidiana notizia ed esperienza, e impedendo agli uomini di vivere un rapporto pacifico col loro essere anzitutto corpo, natura e diversità, si fanno potere e negano di fatto, ma paradossalmente certo rispetto alla loro originaria scintilla spirituale, ogni libertà, ogni autentica spiritualità, ogni gioia di vivere e amare e si trasformano in cause di odio, guerra, distruzione.

Sul piano formale forse si nota un po’ la sofferenza del coreografo per la grandezza della scena del Bellini in cui appare davvero arduo focalizzare e rendere percepibile l’intensità semantica di ogni singolo gesto, mentre non appare congruo rispetto alla potente poesia dell’intera costruzione l’uso delle maschere per connotare (anche se certo ironicamente) il versante politico di ciò che viene indicato come caos.

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20/27 maggio 2015 | Teatro Massimo Bellini, Catania,

Compagnia Zappalà Danza

LA NONA/ dal caos, il corpo

3° step del progetto “Transiti Humanitatis” di Nello Calabrò e Roberto Zappalà

Musiche: Ludwig Van Beethoven, Sinfonia n°9 op.125, nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt.

Coreografie e regia Roberto Zappalà, pianisti Luca Ballerini e Stefania Cafaro, controtenore Riccardo Angelo Strano.

Interpretazione e collaborazione alla costruzione i danzatori della Compagnia Zappalà Danza: Maud de la Purification, Filippo Domini, Alain El Sakhawi, Sonia Mingo, Gaetano Montacasino, Gioia Maria Morisco Castelli, Marco Mantovani, Adriano Popolo Rubbio, Fernando Roldan Ferrer, Claudia Rossi Valli, Ariane Roustan, Valeria Zampardi.

Testi Nello Calabrò.

Scene, luci e costumi Roberto Zappalà.

Il progetto Transiti Humanitatis è una produzione di: Compagnia Zappalà Danza / Scenario Pubblico international choreograpfic centre Sicily, in collaborazione con: ImPulsTanz – Vienna International Dance Festival (Vienna), Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Garibaldi / Unione dei Teatri d’Europa (Palermo), Teatro Massimo Bellini (Catania); con il sostegno di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Siciliana Ass.to del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo

Crediti fotografici di Serena Nicoletti.

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