Recensioni — 30/03/2024 at 09:39

Come “Salveremo il mondo prima dell’alba” con la Carrozzeria Orfeo

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RUMOR(S)CENA – CATANIA Un titolo che fa pensare alla speranza, al tentativo, alla voglia di acciuffare per i capelli una umanità, un mondo sempre più sull’orlo dell’abisso. “Salveremo il mondo prima dell’alba” della Carrozzeria Orfeo, drammaturgia e regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi è lo spettacolo in due atti andato in scena alla Sala Verga di Catania

Guidati dal percorso crudo e poetico della Carrozzeria Orfeo, compagnia indipendente ed irriverente nata nel 2007 da Massimiliano Setti, Gabriele Di Luca e Luisa Supino (e che negli anni ha vinto Premio Hystrio per la drammaturgia nel 2011, Premio Nazionale della Critica nel 2012 come migliore compagnia, Premio SIAE alla Creatività nel 2013, Premio Hystrio nel 2015, Premio le Maschere del Teatro Italiano nel 2019), abbiamo assistito ad una pièce con un elegante e ben studiato allestimento, con un cast affiatato, che, nelle sue quasi tre ore di durata, ha affrontato una serie infinita di problematiche figlie del consumismo e del capitalismo (femminismo, condizione delle donne, omosessualità repressa e non, omofobia, razzismo, sessismo, patriarcato, dittatura dell’industria pop, pericolo del ruolo dell’influencer e del mondo dei social media, apatia relazionale, genitorialità tossica, disinformazione, intelligenza artificiale, estinzione di specie protette, morti sul lavoro, consumismo, geopolitica, scacchiere dei conflitti tra grandi potenze, minaccia nucleare, corsa alle risorse, cambiamento climatico, progresso feroce, speculazione edilizia, economia predatoria), fotografando, in modo schietto, un’umanità instabile, aggressiva, nevrotica e carica di debolezze, davvero difficile da salvare o portare sulla via dell’umanità e del quieto e sano vivere.

salveremo il mondo prima dell’alba-Foto di Manuela Giusto

Con la consulenza filosofica di Andrea Calamedici, l’impianto scenografico articolato (uno spazio unico con due cabine – una per le scene intime ed una adibita a palestra dell’io -, poste ai due lati di una circonferenza di porte aperta sulla sala comune di una capsula spaziale orbitante) di Lucio Diana che cura anche le luci, le musiche originali di Massimiliano Setti, lo spettacolo trasporta il pubblico in una clinica di riabilitazione di lusso situata su un satellite nello spazio, specializzata nella cura delle dipendenze contemporanee (sessuali, affettive, da lavoro, da psicofarmaci). In questa nuova meta turistica dei super ricchi, ospiti vittime di queste dipendenze e del proprio egoismo: una pop star finita in disgrazia che cerca di liberarsi dalla dipendenza da antidepressivi (Alice Giroldini), un imprenditore milionario di farine animali (Sergio Romano) e il suo compagno (Roberto Serpi), un riccone e ideatore di fake news (Ivan Zerbinati) col servitore bangladese (Sebastiano Bronzato), tutti controllati e guidati da un coinvolto coach motivazionale (Massimiliano Setti), psicologo approssimativo.

Sia la prima parte (quella più lunga – 95 minuti) che la seconda (55’), mettono a nudo, nonostante le convincenti interpretazioni dei sei protagonisti, tutti ben strutturati nei loro ruoli, un impianto drammaturgico poco coeso ed eccessivamente imbottito di tematiche più che attuali e che porta solo ad un finale  caratterizzato da una disorientata fragilità che si traduce in inesorabile vocazione all’auto-distruzione di una umanità caduta sempre più nel baratro della dissolutezza. 

Investiti da una serie di gravi problematiche si assiste ad un lavoro sicuramente corale, che mette in luce le dote degli interpreti che utilizzano nei dialoghi una prosa politicamente scorretta e un linguaggio schietto e colorito, alternando filosofia e sberleffo. Il finale lascia aperto un piccolo spiraglio alla speranza con dei sopravvissuti e delle piccole mele rosse che affiorano da un albero bonsai in una fantasiosa arca di Noé nello spazio.

Alice Giroldini in scena – Foto di Manuela Giusto

Lavoro indubbiamente interessante, che regala anche qualche risata, ma che accusa a tratti delle pause, dei rallentamenti, dando anche l’impressione di essere ancora incompiuto. La drammaturgia di Gabriele Di Luca, pur prodiga di riferimenti e suggestioni importanti, andrebbe forse maggiormente amalgamata, eliminandone le eccessive ripetizioni tematiche per poter arrivare, ancora di più e con maggior intensità, al cuore dello spettatore. Spettacolo che, nonostante una regia dinamica, pare spezzettarsi in tante storie, quelle dei protagonisti che presentano ognuno il loro percorso, il loro problema, tutto a discapito della storia generale, della coesione della drammaturgia che viene così a indebolirsi. Pubblico in sala a tratti perplesso e confuso da qualche eccesso di gridato e di turpiloquio nella recitazione, ma che, comunque, alla fine ha applaudito l’impegno ed il coraggio graffiante della compagnia Carrozzeria Orfeo.

In scena dal 21 al 24 marzo, nell’ambito della stagione di prosa 2023/2024 dello “Stabile” etneo, una coproduzione Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Nazionale di Genova, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, in collaborazione con Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale

Visto il 23 marzo 2024 alla Sala Verga per il Teatro Stabile di Catania

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