Recensioni — 30/01/2020 at 07:28

La nave dolce, storia di uno sbarco in cerca di una vita migliore

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RUMOR(S)CENA – LA NAVE DOLCE – TEATRO COMUNALE – BELLUNO –  Era l’8 agosto 1991 quando la nave Vlora, proveniente da Durazzo, attraccò nel porto di Bari. Trasportava 20.000 albanesi che, dopo il crollo del regime di Enver Hoxha, si erano imbarcati con la forza per raggiungere l’Italia nella speranza di una vita migliore. Su quell’episodio, che segnò l’inizio del fenomeno dei migranti verso il nostro paese, Daniele Vicari ha diretto nel 2012 un documentario, La nave dolce, coprodotto dalla Indigo Film e Rai Cinema, con immagini di archivio. Si deve ora alla coraggiosa iniziativa di Daniela Nicosia, drammaturga e regista della compagnia Tib Teatro di Belluno, la versione teatrale di quello storico episodio: un esempio di teatro civile affidato alla narrazione di un unico attore. Sulla scena il giovane, ma assai dotato, Massimiliano Di Corato, offre al pubblico tre diversi punti di vista: quello del testimone-narratore, quello di un giovanissimo immigrato, e quello multiforme dei cittadini baresi variamente reattivi di fronte all’evento, molti inclini alla pietà, alcuni diffidenti. Il tutto reso in una lingua arcobaleno dove l’albanese si sposa all’italiano e l’italiano al barese, mentre risuonano musiche del repertorio popolare (luci e suono sono opera di Paolo Pellicciari).

 


Con attento rigore alla realtà drammatica dei fatti, frutto di un capillare lavoro di ricerca, e con appassionata partecipazione, Daniela Nicosia trasforma la cronaca in epica e ci dà un quadro sfaccettato dei protagonisti di quei giorni: gli immigrati – donne, vecchi, bambini, ragazzi -, con le loro sofferenze e le cocenti delusioni; i politici, con il braccio di ferro tra il governo di Roma e il sindaco di Bari, gli uni compatti nel decretare il respingimento e il rimpatrio degli albanesi, l’altro strenuo, ma perdente, sostenitore della necessità morale di accogliere i profughi e soprattutto contrario alla scelta di rinchiuderli dentro lo stadio della Vittoria, esposti al sole cocente, al caldo, alla fame e alla sete, costretti a contendersi il pane e l’acqua lanciati dagli elicotteri. Li vediamo, quei momenti, “concretizzarsi” davanti ai nostri occhi con la caduta dall’alto di decine di bottigliette di plastica, alcune delle quali volteggiano nell’aria sostenute da piccoli paracadute e popolano il palco fino a quel momento abitato da pochi elementi scenici, ideati da Bruno Soriato: una sedia di ferro alta, gomene, zavorre e ganci marinari. Una vicenda che, pur lontana nel tempo, si incastona nella nostra quotidianità a testimoniare l’insopprimibile ansia di libertà e il desiderio di un’esistenza normale da parte di chi vive nell’oppressione e nel bisogno.

 

 

Lo spettacolo nasce dalla visione del film di Daniele Vicari La nave dolce – Premio Pasinetti alla mostra del cinema di Venezia 2012 – di cui si conserva il titolo per gentile concessione della Indigo Film e della Apulia Film Commission

Visto venerdì 24 gennaio al Teatro Comunale Di Belluno nell’ambito della Rassegna di Teatro Civile “TRACCIATI”

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