Recensioni — 29/06/2016 at 19:42

Un dialogo tra artista e drammaturgo: Fedra di Seneca

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SIRACUSA – Fedra di Seneca diretta da Carlo Cerciello è uno spettacolo potente e raffinato: merito del linguaggio scenico di Cerciello che riscrive il testo di Seneca, conservando giustamente  visibili le coordinate, le esperienze e le tante risorse che il linguaggio di un regista contemporaneo, reca nel proprio bagaglio artistico. In scena  dal 23 al 26 giugno nel Teatro Greco di Siracusa è la terza produzione dell’Istituto nazionale del dramma antico  nell’ambito della cinquantaduesima edizione delle Rappresentazioni Classiche. Dopo Siracusa andrà in tournée nei teatri greci antichi siciliani: il 31 luglio a Segesta; 3 e 4 settembre a Taormina ospite della manifestazione “Anfiteatro in Sicilia”, e  in altre città a partire dal Teatro di Ostia Antica.  Il dinamismo tragico proprio del testo senecano è proposto con consapevolezza senza che sia esplicitato in modo diretto,bensì come “dialogo” colto dell’artista contemporaneo con il drammaturgo latino, che a sua volta dialoga con la cultura a lui contemporanea (al di là di ogni impossibile certezza storica, ad esempio la battuta «Io non voglio ciò che voglio» ricorda in modo impressionante il detto paolino e cristiano «non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto…» della Lettera ai Romani), oltre che certo con Euripide e, probabilmente, con Sofocle, i quali ancora, a loro volta, s’interrogano sul mito della figlia di Minosse e Pasifae che s’innamora del figliastro Ippolito.


 Fausto Russo Alesi, Randazzo foto di Centaro
Fausto Russo Alesi, Randazzo foto di Centaro

In questo importante quadro costruttivo si spiegano, dunque, le scelte operate dal regista e del suo gruppo di collaboratori: La grande selva stilizzata che delimita e abbraccia lo spazio circolare della scena, il suo definirsi successivo e progressivo in tre segmenti; ai due lati una selva-natura; un’altra a rappresentare la reggia, e al centro appare una selva-voragine oscura, che risucchia le altre due dimensioni. Così si spiega la ripartizione delle figure e dei ruoli dei protagonisti: da una parte Ippolito con suoi compagni, in veste e dalle movenze di cacciatori primitivi (la natura selvaggia come via e/o primigenio stato di purezza). Dall’altra la vita civilizzata, sofisticata, normalizzata e assoggettata al potere politico (dimensione perfettamente incarnata da Bruna Rossi nel ruolo della Nutrice), che diventa menzogna, vuota forma, depravazione e persino violenza pur di autotutelarsi, nel mezzo dapprima Fedra, schiacciata dal suo stesso stato di colpa , dove Imma Villa è esemplarmente anti-retorica, capace di esprimere con ponderata esattezza tutta la vastità della tragica aporia della condizione di Fedra, e altresì potente, nel suo finale abbandonarsi alla sua stessa desolante verità. In un secondo tempo, Teseo di ritorno dagli inferi, vittima e carnefice del figlio e di se stesso. Si spiegano così (seppur parzialmente) le atmosfere giapponesi e operistiche nei cori, negli intermezzi lirici, nei costumi e nei movimenti dei coreuti immaginati da Seneca come ateniesi, che ricordano un po’ la grande lezione antinaturalistica e simbolica di Suzuki Tadashi, con il suo associare le forme del teatro tradizionale giapponese No e Kabuki alla drammaturgia classica occidentale, ma anche l’esperienza, appunto, del teatro d’opera occidentale. In questa prospettiva si comprendono anche gli inserti musicali e il tessuto sonoro realizzati da Paolo Coletta, i quali, se da una parte talvolta eccedono nell’accompagnare l’azione, (nessuna colonna sonora in teatro), dall’altra (come scrosci, ritmi lontani e quasi sospesi nel loro mistero) riescono a squarciare la scena, con l’energia tagliente e la capacità comunicativa di vere e proprie parole e/o segni e oggetti scenici.

Fausto Russo Alesi foto Carnera
Fausto Russo Alesi foto Carnera

Uno spettacolo che convince a pieno? No, non tutto: non si comprende, ad esempio, la posizione spesso troppo arretrata, e quindi visivamente depotenziata, di Fedra nell’enorme spazio circolare della scena, (l’antica e luminosa orchestra di questo teatro diventa una trappola se in essa non si prova abbastanza); le ambientazioni di gusto giapponese (affascinanti certo, ma in definitiva di fragile motivazione); mentre la scelta di far interpretare allo stesso attore (un Fausto Russo Alesi intenso e di duttile intelligenza scenica), sia il ruolo di Ippolito, sia quello di Teseo, appare una scommessa felice e ben riposta, ma non sufficientemente valorizzata nella sua, pur evidente, fecondità di senso.

Imma Villa foto Ballarino
Imma Villa foto Ballarino

Fedra di Seneca

Regia di Carlo Cerciello

Teatro Greco di Siracusa. Traduzione di Maurizio Bettini, scene di Roberto Crea, costumi di Alessandro Ciammarughi, musiche di Paolo Coletta, coreografie di Dario La Ferla. In scena: Imma Villa (Fedra), Fausto Russo Alesi (Teseo e Ippolito), Bruna Rossi (nutrice), Sergio Mancinelli (messaggero), Simonetta Cartia ed Elena Polic Greco (prime corifee), Claudia Zappia, Nadia Spicuglia, Maddalena Serratore Federica Cavallaro (corifee). Coro degli allievi dell’Accademia d’arte del dramma antico, scuola di teatro “Giusto Monaco”. Produzione Inda Siracusa. Crediti fotografici: Franca Centaro, Maria Pia Ballarino, Gian Luigi Carnera.

Visto al Teatro Greco antico di Siracusa il 23 giugno 2016

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