Recensioni — 29/04/2022 at 08:02

Il successo di un progetto europeo alla Pergola di Firenze: Ionesco Souite”, Six personnages en quete d’auteur

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RUMOR(S)CENA – FIRENZE – Il teatro della Pergola non dimentica le intuizioni felici e lontane di Maurizio Scaparro ed il sogno di un grande progetto europeo. Merito dunque a Emmanuel Demarcy-Mota che riprese il progetto di un Théātre d’Europe portandolo avanti con nuova energia e fantasia di regista. Lo presenta oggi insieme con Marco Giorgetti alla Pergola che è teatro di fascino e storia immutati nel tempo, cancellando con un sorriso fiducioso gli anni inquietanti del covid19 e dei teatri chiusi alla fantasia ed allo studio. E dunque per merito del loro lavoro se giovani attenti ed entusiasti si stringono ora studiando e immaginando nuovi traguardi, invenzioni, scritture, messe in scena, lavoro, in nome di un sogno, o forse di una utopia che si chiama “Carta 18/XXI”, e chiama a raccolta studiosi e protagonisti di un nuovo teatro che cancella distanze e avvicina la gente nel progetto di costruzione di una grande “società del teatro europeo”.

È così che non senza stupore e allegria trovo le due sale dell’antico teatro gremito di giovani spettatori ad applaudire due spettacoli frutto dell’incontro tra Compagnia del Theatre de La Vile di Parigi e Teatro alla Pergola. Così il progetto di collaborazione col Teatro di Toscana che lega le due istituzioni del teatro francese e italiano, affidato alla cura di Emmanuel Demarcy-Mota da frutto in due titoli belli, “Ionesco Souite” e ”Six personnages en quete d’auteur’‘, dell’incontro creativo, inusuale, felice, di scritture distanti come quella di Eugène Ionesco e Luigi Pirandello. Fantasia di Demarcy-Mota e dei suoi attori dunque nel rinnovato e delizioso Saloncino Paolo Poli. Una compagnia di artisti riuniti da anni al lavoro, in una filosofia che cancella le ansie e le urgenze, crescendo insieme ai propri progetti per calzarseli addosso come abiti ben adattati, magari un po’ sgualciti dal tempo e dalle certezze inquiete che vi lasciano il segno.

Ionesco Souite

Volti imbiancati allora, e corpi che sembrano stanchi per gesti ripetuti fino allo sfinimento e sguardi che s’impigliano nelle azioni che sembrano perdere senso. Si recitano i testi canonici dell’autore francese del secolo scorso che sembrava scomparso dalle necessità del teatro di questi anni un po’ avari o smemorati per colpa di pigrizie un po’ ottuse. Ed eccolo invece con il suo teatro che tanto abbiamo amato ed ora ritroviamo, amatissimo e nuovo nell’originale messa in scena di “atti unici” notissimi come “La Cantatrice Calva” e “La Lezione”, ed altri, meno noti invece ma non meno amati, come “Jacques ovvero la sottomissione”, “Delirio a due”, “Come preparare un uovo sodo”, “Esercizi di conversazione e dizione in francese per studenti americani”, tutti rimescolati e confusi, ma non devastati, in un’unica sarabanda sfrenata lunga quanto un pranzo di compleanno in cui c’è spazio per ogni contrasto e stupore, mascheramento e disvelamento, come per una clowneria impertinente e insopportabilmente villana.

Ionesco Souite

Ma deliziosa nella sua confusione perfetta che s’incastra come nuova nella memoria dei prossimi anni in cui gli incubi di ieri rimescolati in un novo sistema di orrori hanno molta probabilità di essere verità malmascherata, e quindi scoperta nel gioco delle sopraffazioni, delle accuse, del dispettoso sfinirsi fingendosi amanti e scortesi condomini di un mondo di ottusi incapaci di dirsi e di darsi aiuto. Ionesco ce lo disse, e ce lo ripete a gran voce affidandosi ai nuovi funamboli messi insieme da Emmanuel Demarcy-Mota. Di loro bisogna dire nomi e bravura, testimoniando il divertimento e gli applausi del pubblico ed il piacere grande della loro sapiente leggerezza: Charles-Roger Bour, Céline Carrère, Jauris Casanova, Antonin Chalon, Sandra Faure, Stéphane Krahenbuhl e Gérald Maillet. A loro bisognerà poi aggiungere quello di Fanny Brouste per i costumi che moltiplicano con fantasia di dissonanze e colori quel gioco, di Cateherine Nicolas per il sapiente make-up, di Yves Collet per microfantasie di scena e luci e della pasticceria cosi che fornisce scenografia di torte da scialare in battaglie da farsa per balordi golosi.

Six personnages en quete d’auteur

Leggerezza non sciocca e profonda inquietudine credo che Demarcy-Mota abbia cercato di trovare nel ben più difficile esperimento di messa in scena del più canonico tra i testi del teatro italiano del secolo scorso e del più significante e granitico drammaturgo di ombra lunga proiettata oltre i nostri giorni. Scrivo naturalmente dei ”Six personnages en quete d’auteur” di Luigi Pirandello, con tutto quell’enorme carico di ansie e di riflessioni, di discutere e dire, di pensieri nascosti e rivelati nel suo esemplare centellinare parole. Esperimento complicato e coraggioso dunque per un regista ed un gruppo di attori, una quindicina, di scuola “non italiana”, non dediti cioè all’amore idolatra, ma un po’ più distanti e capaci di rispettosa disubbidienza alle regole, capaci così di costruire la prova che ancora una volta, nella seconda sera degli incontri, ha entusiasmato la folla dei giovani spettatori all’ascolto nella gran sala della Pergola.

Six personnages en quete d’auteur

Sul gran palcoscenico ancora si mette in prova uno spettacolo, ancora ci sono i discorsi in attesa del regista, ancora si assiste agli scontri canonici di ogni lavoro da costruire con pazienza infinita, ancora si resta stupiti all’arrivo del piccolo manipolo in cerca di aiuto per trovare un “autore” disposto a far vivere il loro teatro e la vita che è in loro. Ma tanto ora è nuovo e lo sguardo è mutato nelle angolazioni suggerite e vissute. C’è il coraggio certo di provarsi a scardinare la solidità ferrea del meccanismo e del pensiero. Demarcy-Mota ed i suoi attori rivedono il testo e ne costruiscono una drammaturgia nuova che potrebbe provocare sussulti di ortodossia frantumata.

Eppure il gioco di tutta quella gente in rincorse di ansie e significati che in anni difficili ci diceva di insicurezza a venire, ora che l’insicurezza ci stringe nuovamente (o come sempre) d’assedio, offre a Pirandello questo esercito indisciplinato che ci parla con forza e ci dice dell’importanza del teatro come schermo che maschera vita bugiarda, dolori, affanni, meschine libidini e oltraggi. Colpisce nel segno questo nuovo gioco d’attori. Ancora quindi dovrò dare conto del lavoro di tutti, a cominciare da Hugues Quester che fa vivere il Padre, e poi Sandra Faure, Valérie Dashwood, Gerald Maillet, Alain Libolt, Sara Karbasnikoff, Philippe Denarle, Gaelle Guillou, Charles-Roger Bour, Stefhane Krahenbuhl, Céline Carrère, Chloé Chazé, Pascal Vuillemot e Jauris Casanova, e la piccola, deliziosa presenza fanciulla di Julia Demarcy. I costumi sono firmati da Corinne Baudelot, scene e luci da Yves Collet. Tutti insieme a riceve gli applausi

Visti al Teatro della Pergola di Firenze 21 e 22 aprile 2022

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