Danza — 29/03/2012 at 21:48

Se il silenzio danza, la nuova coreografia di Roberto Zappalà dedicata al silenzio

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Che la danza abbia una sua particolare logica metaforica, strutturale, pre-verbale, pre-narrativa, è un dato intuitivo, palese, che non può sfuggire a nessuno, che però uno spettacolo di danza possa esser costruito per intero a partire da una meditazione sul tema del silenzio, è una scommessa così grande che necessita di vera maturità artistica e che nella sua ultima coreografia, “Silent as” (prodotta in collaborazione col Teatro Stabile Etneo e che ha debuttato nello spazio di Scenario Pubblico ), Roberto Zappalà ci pare abbia abbondantemente vinto. Accanto al coreografo, come sempre, il drammaturgo messinese Nello Calabrò (nella sua ormai consueta funzione di dramaturg della compagnia), mentre l’ensemble dei danzatori ha composizione internazionale ed appare quasi del tutto rinnovato con la presenza di Gaetano Badalamenti, Jan Brezina, Francesco Colaleo, Maud de la Purification, Liisa Pietikainen, Roberto Provenzano, Fernando Roland Ferrer, Ilenia Romano.

 

Il tema dunque è il silenzio: ma se la tessitura dello spettacolo è legata al dispiegarsi di motivi che al silenzio riportano e alludono (lutto, attesa, luce, semplicità, leggerezza, ritmo, ascolto, morte), il centro propulsore della danza appare una concezione del silenzio come parola assoluta, primaria in una comunicazione che vuole aprirsi ed essere autentica. Il silenzio, come dice la filosofa Luce Irigaray, è «parola della soglia», la prima parola, la più densa di senso, il primo atto della comunicazione, la precondizione linguistica, relazionale, esistenziale, affinché ascoltandosi reciprocamente gli uomini possano comunicare. Ed è questa ricerca potente, attenta, lacerante, d’autenticità che si rivela la cifra essenziale della danza di Zappalà negli sviluppi dei suoi ultimi spettacoli e molto al di là dei percorsi che di volta in volta propone, percorre ed esplora (“Re-mapping Sicily, “Sud-virus”, “Odisseo”): dismessa ogni benché minima gratuità retorica, i segni tipici del suo linguaggio coreografico (le corse, gli agganci, i micromovimenti), volta per volta e in questo lavoro più che mai, si ripuliscono, si affinano, si precisano in vibrazioni registrate con puntualità. Le diverse variazioni cromatiche della scena poi, nonché il tappeto sonoro e le stesse musiche, pur bellissime (Gavin Bryars, “the sinking of the titanic”, Doctor Rockit “indoor fireworks”, Bach “aria sulla quarta corda”, “le voci delle madri di Gaza” e “the raven read” di James Earl Jones), restano appena in prospettiva, ombre e oggetti di scena, più che ingombranti protagoniste. “Zappalà danza” va in scena il 29 e il 30 marzo a Losanna (Theatre Sévelin), nel contesto del Festival Les Printemps, con lo spettacolo “Naufragio con spettatore”.

(crediti fotografici di Serena Nicoletti)

 

Silent as visto il 23 marzo 2012  allo Spazio Scenico di Catania

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