RUMOR(S)CENA- ROMA – Coppia comica al teatro Vittoria di Roma per uno spettacolo di breve tenuta ma adattissimo al clima di Santo Stefano. Belle époque e polvere da sparo ovvero atmosfera da cafè chantant, aura insieme triste e gioiosa di un 1915 foriero di lampi di guerra. Margherita Di Rauso e Lello Giulivo in parti fluide dove si smarrisce il chiaro indirizzo sessuale dei protagonisti per ritrovarli chiaramente solo alla fine come attori, uscendo dal personaggio, nel momento dell’’applauso finale con il contributo di una musica che è il vero fil rouge dello spettacolo con motivetti di inizio scorso secolo con chiaro indirizzo partenopeo.

Risvegliando antiche mozioni negli spettatori. Un filo di mistero perché sa di imbroglione l’impresario Capraja, cattivo pagatore, dunque debitore, per il quale si mobilita un corposo detective. Svanendo nel nulla ricompare come sciantosa nelle vesti di Susette Bon Bon, giarrettiere e fare ammaliante. L’uomo ora donna cerca di sedurre l’inquirente ma all’inizio sembra aver poco successo. Nel tentativo di diversione il visitatore sembra aver presto capito l’identità della depistante interlocutrice. Ma sta al gioco fingendo di assecondarla. Fino a che non si capisce chi sia irretito dall’altro. Quello che è sicuro è che Capraja non c’è più, forse sistemato da Polvere da Sparo che oltre che un soprannome sembra un atto concreto. Passa dunque mezz’ora di divertissement fino a che due i due non ballano insieme e si propongono come inedita coppia comica. Con momenti di maliziosi incanto, perfino ballando il tango.

Susette Bon Bon cala le proprie difese dopo aver baciato il detective e aver chiarito che il proprio profilo alto è una pura invenzione. Non è mai stata a Parigi, non ha mai girato il mondo, è una piccola diva che funziona nel cantare Ninì Tirabusciò e che si ingegna nello sbarcare il lunario. Sembra che il detective che rivela un inaspettato lato artistico possa riscattarne la carriera facendola uscire dall’anonimato. Dunque un clima emotivo da Polvere di Stelle per uno spettacolo di ovvia leggerezza ma che tenta di resuscitare attraverso un quadretto di tono felliniano un mondo che non c’è più. E’ quasi sparito il night club, il piano bar, figurarsi il caffè chantant o l’avanspettacolo magari in simbiosi con una proposta cinemtografica. Ma sullo sfondo è evidenziato dal regista, attraverso le registrazione delle radio d’epoca, l’eco di una guerra montante che cambierà l’Italia e attraverso, contorte frustrazioni, darà poi vita al fascismo e al nazismo nell’ansia di revanscismo di Italia e Germania, rispettivamente.
Il pretesto narrativo è ovviamente propedeutico alla riproposizione di un ambiente. Un omaggio al varietà, alla sua eterna arte di sopravvivere e alle sue maschere. Sondando il confine tra identità e travestimento, sogni di gloria e lotta per il pane, verità e menzogna, desiderio e frustrazione “in un’atmosfera sospesa tra sogno e disillusione”. Essenziale il contributo sonoro per rievocare un’epoca di splendore e fragilità, destinata corrompersi con l’avvento della guerra. Chi si ricorda più delle sciantose dell’epoca di cui Capraja è insieme interprete e mallevadore. In termini storici la sciantosa era la cantante del caffè concerto o di modesti locali di provincia o di periferia. La precarietà del suo spazio esistenziale lasciava poco spazio sogni di gloria se non per le lusinghe maschili di impresari dalle mani lunghe e dalle tasche strette. Dunque il quadretto teatrale di cui scriviamo è fedele a quel mondo non edificante, ricco di compromessi.
Belle Époque e Polvere da sparo, atto unico scritto musicato e diretto da Paolo Coletta, con Margherita Di Rauso e Lello Giulivo, musica dal vivo eseguito dal Mariano Bellopede Jazz Trio.
Visto al Teatro Vittoria di Roma il 26 dicembre 2025




