recensioni — 27/12/2017 14:04

La Famiglia M non esiste

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NOTO (Siracusa) –  Malgrado sia una dialettica nota da millenni, è sempre interessante osservare come si dispieghino e incrocino da una parte il particolare di storie e persone in carne e ossa, dall’altra la costruzione di quell’universale e tipico che racconta che cosa è davvero l’uomo in quel preciso momento storico. Affascinante perché si tratta di una dialettica strutturalmente inesauribile e capace di sfidare gli artisti da sempre. Anche perché nel contesto di questa sfida sono mille le prospettive che possono essere assunte sulla realtà, sugli uomini che costruiscono la realtà, sulla profondità delle motivazioni che li muovono. È quanto vien fatto di pensare nel raccontare “La famiglia M”, testo e regia di Orazio Condorelli. Prodotto dalla compagnia Santa Briganti di Vittoria,  visto a Noto  al Teatro comunale “Tina Di Lorenzo”,  in scena Anna Galba, Margherita Bonomo. Peppe Macauda, Antonio Ruello, Salvatore Giannì.

La Famiglia M. si presenta in scena quasi ritagliata nel vuoto del buio, in schiera compatta, bidimensionale, solida (almeno apparentemente), eppure si muove, è attraversata da fremiti, da ansie, da paure di ogni tipo, da quella della morte soprattutto che frantuma, supera e riassume tutte le altre. La bidimensionalità si apre a prospettive (piscologiche e sociali) interessanti, dà corpo a presenze inquietanti, feroci, vitali. Una coppia borghese di mezza età, Giovanni e Luisa, i due figli, così diversi tra loro e ormai grandi, Vittorio e Andrea, una nuora catalana Zoe, moglie di Andrea, e una vita da ricordare e da vivere senza aver più necessità o voglia d’inganni, di chiusure, di piccole o grandi ipocrisie. Atmosfera natalizia, ma con semplicità e senza smancerie: ci si muove, si seguono percorsi di affermazione personale, piccole ossessioni, spazi di fuga e alienazione (i programmi televisivi di cucina, lo sport, la musica) ci si apre, ci si urta e colpisce ma non è più possibile farsi del male: i colpi della vita rimbalzano, la ferocia è persino prevedibile, la cattiveria della paura si stempera nell’ironia amara, talvolta nella comicità (che in scena non è mai involontaria).

La dialettica tra universale e particolare è serrata, scoperta, persino affascinante nella sua evidenza; tra apparenza e realtà che si scontrano sostanzialmente e non esiste più quella cosa che tutti conosciamo e continuiamo a chiamare famiglia. La famiglia tradizionale è scomparsa, e se qualcosa di essa continua a vivere, non può essere imprigionata in rassicuranti cartoline o compressa in schemi tradizionali. Tutto è detto con leggerezza, tagliente ironia, mediato dai corpi prima ancora che dalle parole. La regia di Condorelli è misurata, attenta a cogliere e valorizzare le sfumature, tendenzialmente rigorosa anche se risulta un po’ eccessiva la libertà lasciata agli attori che non si muovono con omogeneità e non aggiungono nulla all’economia generale dello spettacolo.

 

LA FAMIGLIA M.
testo e regia di Orazio Condorelli, con Anna Galba, Margherita Bonomo, Peppe Macauda, Antonio Ruello, Salvatore Giannì. Luci Simone Fini. Produzione Santa Briganti. Crediti fotografici: Santa Briganti.

Visto al Teatro comunale “Tina Di Lorenzo” di Noto il 9 dicembre 2017

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