Recensioni — 27/04/2023 at 09:36

Zio Vanja e l’insostenibile ferocia dell’essere

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RUMOR(S)CENA – PRATO – Ci troviamo di fronte ad una parete rossa che riverbera, come in un rispecchiamento di spazi e di umori, un rettangolo rosso a terra in un ambiente totalmente artefatto. La versione di Simona Gonella di Zio Vanja nello spettacolo coprodotto dal teatro Metastasio di Prato insieme ad Elsinor Centro di Produzione teatrale, è una storia corale rappresentata su un ring senza via di uscita dove i personaggi si fronteggiano a turno e dove emergono gradualmente frustrazioni, tensioni frutto dell’egoismo e dell’incapacità di ascolto e disagio esistenziale derivante da desideri non assecondati.

La rilettura in chiave moderna del classico di Cechov offre spunti di riflessione sull’umanità e sui cambiamenti sociali relativi alla convivenza ed alla percezione degli altri e degli spazi prodotti dal periodo pandemico.
La scena claustrofobica ricorda proprio i tempi dell’emergenza sanitaria e dell’isolamento forzato in cui ci siamo trovati a fare i conti col nostro sé più profondo e a mettere talvolta in discussione i rapporti con l’altro. È quello che fanno anche i personaggi dell’opera, costretti a convivere nella stessa casa e a fare i conti con elementi di rottura, che stravolgono la loro quotidianità e i loro ritmi di vita.

ZIO VANJA foto di Luca Del Pia


La routinaria tranquillità della casa abitata stabilmente da Vanja, Sonja, la balia e Telegin viene sconvolta dall’arrivo del professore e della giovane moglie Elena. La malattia del professore, intrattabile e capriccioso, fa emergere in tutti i personaggi le rispettive insoddisfazioni. La figlia di primo letto Sonja tenta inutilmente di farlo curare dal dottore mentre la moglie Elena si rende conto di non essere più innamorata dell’uomo che ha sposato. In mezzo a questo triangolo intervengono da un lato Vanja e dall’altro il dottore. Vanja è un depresso cronico, arrivato a quarantasette anni senza un particolare lavoro, si sente schiavo del professore (idolatrato dalla madre) e pentito per non avere chiesto ad Elena di sposarlo quando erano ancora giovani. A fargli da contraltare è il dottore, ormai deluso dalla medicina e dipendente dall’alcool, serba ancora dentro di sé una flebile scintilla di ideale e si fa difensore di una natura incontaminata contro chi invece vorrebbe soltanto distruggerla.

ZIO VANJA foto di Luca Del Pia


L’ago della bilancia nel rapporto tra Vanja e il dottore, un tempo amici e compagni di ideali, è rappresentato proprio da Elena, oggetto del desiderio di entrambi e causa della fine della loro amicizia. Al rifiuto di Vanja Elena antepone infatti un’attrazione per il dottore, che a sua volta rappresenta l’amore della figliastra Sonja.
Se Elena è la carnefice, Sonja è la vittima della storia. Nel corso di una rappacificazione tra le due donne, Sonja confida alla matrigna il suo amore per il dottore ed Elena si offre di intercedere al suo posto per capire il reale interesse dell’uomo. In realtà il suo gesto di generosità nasconde un tornaconto personale che porta il dottore a dichiarare ad Elena il suo amore, motivo che lo porta in casa di Vanja con una maggiore frequenza rispetto al passato. Elena, che non è indifferente al fascino del dottore, lo rifiuta in nome del matrimonio che la lega al professore.

Sul ring quindi non ci sono vincitori ma soltanto sconfitti: ogni personaggio gioca una partita individuale a difesa del proprio egotismo, restando bloccato emotivamente dall’impossibilità di perseguire i propri sogni e desideri. Ad aggravare ulteriormente la situazione interviene il professore, fino a questo momento rimasto ai margini del ring. La decisione di vendere la proprietà di famiglia getta Vanja nello sconforto e nella pazzia. La proprietà rappresentata simbolicamente da Sonja, agnello sacrificale o manichino su un tavolo da vivisezione, è un oggetto da smembrare e da privare di tutti gli attributi. La pazzia di Vanja si traduce in uno scontro a fuoco, dove tutti restano illesi ma che costringe il professore ed Elena alla partenza. Usciti di scena i due elementi di rottura, l’esito della casa e dei suoi abitanti è quello di ripiombare nella generale inerzia dell’inizio, che è possibile superare soltanto con un gesto estremo.


Grazie all’intervento del dottore, il suicidio di Vanja viene sventato ed il protagonista resta nella grande casa insieme alla nipote Sonja a fare i conti col silenzio e col vuoto esistenziale. Tutto lo spettacolo è caratterizzato dall’alternanza di parti recitate e di parti descritte dall’attrice che interpreta alternativamente la balia e la madre e ripete le didascalie delle scene e le note di regia annotate da Stanislavskij al suo storico allestimento dell’opera. Nel finale questa necessità viene meno a favore della riflessione e del ripiegamento su se stessi: i due personaggi, Vanja e Sonja, in proscenio dialogano sul concetto del tempo e sugli anni che rimangono loro da vivere. Mentre Vanja è schiacciato dal senso del fallimento e dalla disperazione, l’unica luce di speranza viene portata da Sonja che con rabbia invoca una giustizia divina per entrambi nell’ora della rispettiva morte.

Zio Vanja

Un’indagine sulla ferocia

di Anton Cechov

regia Simona Gonella

con Stefano Braschi, Stephanie Bruckner, Marco Cacciola, Anna Coppola, Stefania Mdri, Woody Neri, Donato Paternoster

scena Federico Biancalani

disegno luci Rossano Siragusano

costumi Annamaria Gallo

ambienti sonori Donato Paternoster

produzione Elsinor Centro di Produzione teatrale, Teatro Metastasio di Prato

Visto al Teatro Metastasio di Prato il 21 aprile 2023.

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