Teatro, Teatrorecensione — 25/03/2015 11:49

12 parole 7 pentimenti, un teatro altro.

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LECCE – Rappresentazione e realtà si assottigliano in 12 Parole 7 Pentimenti, un’opera concettuale dichiarata già nel titolo: un rimando alla simbologia numerica espressione di universalità, di armonia, legame tra noto e ignoto. Un’installazione audiovisiva in quadri interattivi per sedici spettatori soli. Nata dalla ricerca di Rubidori Manshaft, intervento volto al riaffiorare, tramite il codice performativo, parole, pensieri, voci, modi di pensare, scardinati da convenzioni o formalità di circostanza. Il reale “usato” di getto, senza prove, attori, meccaniche indicizzate, per una fruizione non passiva, un coinvolgimento diretto nell’atto creativo. In linea con le tendenze contemporanee (e sperimentali) di immissione delle pratiche teatrali nelle quotidianità (e viceversa); con le derive dell’arte come incisione materica, plastica, in moti vitali; l’assunzione dello spontaneo (del vero) per contatti “confidenziali” resi possibili, nell’installazione, da una costruzione rigorosa e fortemente teatrale, seppure non immediatamente intellegibile.

Perché si palesa un sotteso sistema drammaturgico e scenico nella struttura dell’installazione, fornendo la chiave di lettura interpretativa concepita a monte: l’uomo che osserva, o ascolta, il proprio destino. L’uomo che accade, fa accadere e sa di cosa gli accade attorno. Senza artificio, nemmeno finzione, il reale ‘rubato’ e diffuso. Il reale raccontato.

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Quattro nodi tematici a dettare significanti: Amore, Morte, Denaro, Sesso. Colonne portanti dell’azione antropica. Logos. E le voci pure, senza filtri, di gente comune, moltitudine, individui, massa informe, anonimati. Dei punti di vista personali, di riflessione, talvolta luoghi comuni, esperienze. Raccolte in ‘digital track’ e fornite allo spettatore-uditore. Spazio e testo smettono i consueti ‘costumi’ di sorta, classicamente accettati, per modificare azione e modalità di approccio.

Delle video proiezioni principiano e concludono il percorso sensoriale del gruppo di spettatori. Un prologo di commento, nel più antico dei modus corali, esplicitato da immagini montate a scorrimento situazionista. Una nenia di sottofondo, ripetuta in anafora nelle successive location di ascolto. L’unità di spazio che s’avvicina all’esistente: gli spettatori si muovono fisicamente da luogo in luogo. Immediatezza di azione e reazione, la propria, soggettiva, intima, nella fruizione, e l’altrui, nell’osservare individui (non attori) impegnati in pratiche non convenzionali.

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Storie. Quelle che compongono le esistenze. Quelle che non si dicono perché non attinenti al dovere di apparire, di essere conformi a norma, di stereotiparsi. E l’arte, il teatro che si fa palcoscenico degli umori puri, istintivi, palcoscenico dei segreti. Tali perché non allineati, ma assolutamente naturali. La prova attorale sintetizzata nelle voce narranti, tra una raccolta di voci dalla folla e sulle tracce video conclusive. I toni e le sfumature dell’interpretazione vocale di Daria De Florian, Monica Piseddu, Cinzia Morandi. A incarnare summae, paragrafi, materiale verbale quale linea-guida drammaturgica. Un modo altro di vedere. Di sentire. Di fare. Un altro modo di teatro. Le reazioni? Tante per quanti sono i fruitori. La libertà dell’arte.

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12 Parole 7 Pentimenti

 direzione e concetto: Rubidori Manshaft

voci attori: Daria De Florian, Cinzia Morandi, Monica Piseddu

collaborazione artistica: Paola Tripoli

installazione e oggetti di scena: RazzleDazzle (CH)

produzione: OfficinaOrsi (CH)

co-produzione: Festival Benevento Città Spettacolo; LIS Performing Arts, Meina; Fondazione Piemonte dal Vivo; FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea, Lugano; Assessorato allo Spettacolo Comune di Lecce; MUST Museo Storico Città di Lecce

con il sostegno di LongLake Festival Lugano

Visto al Castello Carlo V e in altri luoghi della città di Lecce il 15 marzo ’15.

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