spettacoli — 24/11/2019 22:41

“Dio ride” e chiede anche di mantenere viva la memoria contro ogni fanatismo

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RUMOR(S)CENA – DIO RIDE – MONI OVADIA -TEATRO DUSE – BOLOGNA – Al teatro Eleonora Duse di Bologna Moni Ovadia ha portato in scena il suo nuovo spettacolo Dio ride dal sottotitolo Nish Koshe che in yiddish significa “così così”. Come in Oylem Goylem, venticinque anni or sono, in cui Ovadia impersonava l’ebreo Simkha Rabinovich, in questa occasione veste i panni di un vecchio ebreo errante. Le storie e le musiche sono nuove, benché non distanti da quel lontano viaggio nella cultura yiddish, sempre vivo nella memoria di chi negli anni ha seguito le sue prove teatrali. La predella sul palco, sulla quale stanno il protagonista e i musicisti, è ancora la medesima zattera la quale «in forma di piccola scena approdava in teatro venticinque anni fa» e le storie e le canzoni narrano, anche in questa prova, l’esilio di quello stesso popolo. Per chi aveva assistito a Oylem Goylem e ora si ritrova in teatro è la continuazione di una narrazione interrotta ma non conclusa. Per chi non c’era invece è un viaggio culturale e spirituale a cui Moni Ovadia invita il pubblico e la sensazione è quella di scivolare nella quotidianità di quel popolo in permanente attesa, in costante movimento.

 

 

foto di Umberto Favaretto

Sempre in apprensione ma capace di alleggerire tutto con l’ironia e il canto, ora triste anche se non fino in fondo però. A volte allegro ma non davvero, luttuoso e nostalgico. L’excursus nella peculiarità del popolo ebraico in diaspora è come sempre giocato attraverso il paradosso e soprattutto il sorriso e si addentra nei grandi temi della spiritualità ebraica guardando la realtà, le sue contraddizioni e le sue derive in un modo originale. «L’umorismo è uno strumento poderoso per spiazzare il potere, le regole rigide, l’ossificazione del pensiero», spiega Ovadia, e questa è stata un’occasione in cui l’intelligenza ha portato con leggerezza a riflettere sull’intolleranza attuale sui nuovi muri, come quello che divide Israele da Gaza. A considerare le derive che allontanano dagli uomini giustizia e pace. Ma perché questo titolo?: «nel Talmud sta scritto “Dio ride per essersi intromesso nelle cose degli uomini”, ma può ancora farlo di fronte a tanta stoltezza? Così così», risponde l’autore. Non è una risata, ma un sorriso, in parte amaro ma anche speranzoso. Questo spettacolo lirico e civile pone l’accento sulla necessità di mantenere viva la memoria come antidoto, contro ogni fanatismo e intolleranza e trovi il coraggio di accogliere l’altro con rispetto e senza inutili paure, come sembra voler dire quando sul finire si pone sopra il kippah la kefiah. Moni Ovadia e i suoi musicisti regalano una serata intensa e toccante capace di lasciare un segno vivo nel pubblico.
Visto al teatro Eleonora Duse di Bologna il 18 novembre 2019

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