Recensioni — 23/10/2023 at 10:18

L’eccellenza di Chiara Guidi al Festival Ipazia con l’Edipo re di Sofocle

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RUMOR(S)CENA – GENOVA – Esercizio di memoria per 4 voci femminili, è il sottotitolo esergo di questo evento scenico con cui, se di Teatro in musica generalmente si parla per l’Opera lirica cui si riconosce una comune radice nella Tragedia antica, Chiara Guidi ci porta oltre, ci mostra cioè la musica del teatro, quella inverata dal suono della parola spezzata che transita la voce/corpo prima ancora del pensiero che la pensa.

Ci porta oltre e ci porta dentro, alla etimologia del luogo in cui guardare ciò che ci viene mostrato attraverso il suono e la musica, indissolubili legami di sensi fisici e di senso esistenzialmente metafisico, della metafisica che circonda e anche giustifica la vita prima ancora che, e perchè, questa diventi narrazione personale e Storia di individui in una comunità. È un andare alla radice, dunque, in cui la parola affonda ed è un andare all’indietro, sorta di flashback di cuore e ragione, per rintracciare man mano in essa, come direbbe Walter Benjamin, il significato primo di quella lingua divina e universale che ci ha preceduto e anche creato come umanità, poi perdendosi spesso nei rivoli sterili in cui si è diviso il fiume della Storia, la Babele delle lingue.

Edipo Re ©Eva Castellucci

Immagine di suono la chiamava Edoardo Sanguineti quando tra l’altro ci ricordava che per dire nella sua pienezza di significato la Commedia di Dante bisognava rivolgersi, e gareggiare, con i suoi innumerevoli ‘illustratori’. Un Sanguineti molto più implicato di quanto si voglia e si sia voluto generalmente riconoscere, io credo, in questa ricognizione a ritroso del Teatro e del suo significato, in questo recupero alla parola del suo significare intimo, anteriore e ulteriore, della parola, attraverso il suo fecondo spezzarsi e spezzare le catene e le maschere che la ottundono e la mortificano.

Mi permetto al riguardo riportare quanto lo stesso Sanguineti mi disse nel corso di una intervista del 2005: <<Vorrei fare un esempio molto concreto riferendomi a certi spettacoli che io ho amato molto, quelli della Compagnia Raffaello Sanzio (di cui Chiara Guidi è, come noto, co-fondatrice – ndr) per esempio. Sono, questi, spettacoli che contengono elementi di una crudezza e violenza veramente straordinaria … sono il risultato di una straordinaria elaborazione … che non a caso si appoggia … sopra una riflessione intorno alla aggressività che la rovescia come un guanto>>.

Edipo-Re-27 ©Eva Castellucci

Questo ci dà il modo di approfondire una seconda, ma certamente non secondaria, questione affrontata ed elaborata dalla Guidi, quella dell’approccio al Mito e alla Tragedia antica come ‘discesa’ verso la sorgente surgiva del Teatro e quindi dell’Umanità, per riconoscerla e soprattutto, attraverso la ritualità dionisica tra danza, musica e suono che precedono per generare nel soffio della voce la parola del logos, per riscattarla nella sua autonoma Catarsi. Niente di filologico o archeologico, dunque, ma la sostanza perenne di un processo di conoscenza ed auto-conoscenza che è rimasto intatto ma è come stato rimosso e ricoperto da macerie, come ha detto la stessa Guidi, man mano che, in nome dell’acquisito e dello storico, si deformava in schematismo, consuetudine distorsiva e tranquillizzante, si traformava cioè, nel suo senso più banalizzante e superficiale, in ‘spettacolo’. Così Edipo è l’uomo ed è la donna di un mondo che non dà scelta, è l’uomo ed è la donna ‘paziente’, cioè che patisce e subisce senza poter intervenire, metafora antica ma sempre attualissima di una condizione umana che si articola in domande senza risposta: chi siamo?, chi è mio padre?, chi è mia madre?, chi è il mio seme?, e via domandando per scoprire infine che la risposta non è che la (nella) domanda stessa, la agnizione di Edipo è la nostra agnizione. Arrivare a questo esito straordinario ha comportato un processo creativo di tre anni, condiviso con altri e diversi artisti e musicisti, un attraversamento delle forme della narrazione tra fiaba e giallo, ma insieme un attraversamento dello spazio della psicologia e della metafisica e nel tempo delle età dell’uomo (è nato anche un inaspettato spettacolo per bambini) quasi a voler penetrare l’immortale quesito della tebana sfinge.

La chiave della esegesi e trasformazione del testo Sofocleo la indica la stessa Guidi, mutuandola dalla intuizione del tragediografo antico, e sono le parole di Edipo: “Voglio indagare su ogni parola”. Indagare il logos attraverso il suono mutevole ed espressivo della voce che si struttura in parola per essere trasmessa e durare oltre la contingenza, questo accade sulla scena occupata da quattro corpi/voce femminili che penetrano il testo e la tragedia stessa per ‘cavarne’, in un processo quasi autoptico, la natura profonda dell’essere e dell’esserci umano.

Se la narrazione tradizionale è dissociata, la verità della tragedia è integra e integralmente recuperata nell’alternarsi dei ruoli e delle prospettive, nell’oscurità cava della mente al cospetto dello spirito richiamata dalle scene di Vito Matera che ha dialogato con la Guidi, in una atmosfera dominata dalle sonorità acute e pungenti di Scott Gibbons, disarmoniche perché votate  alla ricerca di una nuova armonia, come le Voci degli angeli (e degli uomini) nella ricerca di Karlheinz Stockhausen, che gioca con le percezioni del pubblico, abbattendo barriere ed accendendo un sentimento nuovo.

La tragedia in fondo è un indagare la ragione a partire dal suo sfondo dionisiaco, ed è questa sua inesausta modernità che Chiara Guidi ci mostra. Di Chiara Guidi e della sua capacità vocale ed espressiva che ha raggiunto platee internazionali ben poco possiamo aggiungere a quanto è a tutti noto, all’altezza si rivelano le sue compagne di viaggio. Certo uno spettacolo difficile perché straordinariamente vero e dirompente, capace di sfondare il muro delle consuetudini, della rappresentazione, che spesso velano lo sguardo dello spettatore, e per questo alcuni hanno mostrato disagio, ma nei più qualcosa di profondo, anche se di transitorio come l’antica catarsi che è soprattutto un invito a riprovarci, si è certamente depositato.

Al teatro Eleonora Duse di Genova, su invito del Festival dell’Eccellenza al Femminile appena iniziato con la direzione artistica di Consuelo Barilari e ospitato dal Teatro Nazionale di Genova, in scena solo il 20 ottobre. Gli applausi sono man mano cresciuti e una gran parte del numeroso pubblico si è fermata al successivo incontro con l’artista coordinato da Andrea Porcheddu.

Edipo re di Sofocle Esercizio di memoria per 4 voci femminili, da un’idea di Chiara Guidi in dialogo con Vito Matera, interpreti Angela Burico, Chiara Guidi, Anna Laura Penna, Chiara Savoia, scene, luci e costumi Vito Matera, suoni originali Scott Gibbons, produzione Socìetas.

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