Altrifestival — 23/09/2023 at 11:38

Kohlhass replica n.1145, La semplicità ingannata oltre la 200esima replica

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RUMOR(S)CENA – MONTECCHIO EMILIA – (Reggio Emilia) – Iniziamo la copertura del Piccolo Festival di teatro a Montecchio Emilia con la recensione di tre spettacoli del teatro di narrazione, l’arte del racconto orale. Anzi, come ci racconta Marco Baliani, con lo spettacolo da cui è nata la definizione stessa, formulata assieme ai critici teatrali di allora che avevano assistito agli esordi di Kohlhass nel lontano 1989 a Milano. Ad oggi Kohlhass di Marco Baliani è arrivato alla 1145 replica. Qual è la novità dopo 34 anni? Nessuna. Lo spettacolo è sempre lo stesso: attacco, movimenti di scena, finale sono rimasti invariati, e una dedica ai compagni di lotta, sempre più perfetto. Un Marco Baliani – classe 1950 – potente e appassionato, epicamente coinvolto in una esecuzione generosa e per lunghi tratti poetica. Conosco colleghi ed operatori teatrali che l’hanno visto anche 10 volte (e fin che sarà rappresentato torneranno a vederlo)  mentre il sottoscritto era solo alla quarta. Forse il mistero sta nella straordinaria bellezza di Kohlhass al pari di quanto celebrato dal poeta spagnolo Luis Garcia Montero nella sua Dedicatoria*

Di questo “fare i conti” con uno spettacolo storico, capostipite di un genere e che arriva in un cittadina di provincia, è grazie all’istinto e la forza trascinante del direttore artistico Liliana Boubé dell’Associazione Teatrale Sipario Aperto, promotrice del Festival alla sua 18esima edizione. Un modo di difendere un teatro che cerca di preservare la grande tradizione dell’attore come Peter Brook ci ricorda: “quando un gruppo di persone è riunito per un evento molto intenso, che deve esprimere tutto ciò che in poesia un grande autore può dare, lo spirito diventa tangibile come è tangibile che quest’impressione non si può avere in solitudine e il suo senso per tutti è che la vita può essere vissuta”.

Marca Cuscunà in La semplicità Ingannata, oltre le 200 repliche ci dice,  in una buona messa in scena da pura perfomance attoriale, tecnicamente impressionante per l’ora e mezzo di narrazione continua, lei e le sue adorabile pupazze in scena. Questo con la sola memoria, senza l’ausilio di devices o di altri strumenti per leggere del copione. Al punto tale che a fine spettacolo a mò di battuta le chiediamo quanti cervelli ha per ricordare tutto. Cinque è la risposta sorridente di Marta: uno per ogni spettacolo che metto in scena, attualmente. Ma quello che più ci convince dello spettacolo è il servizio al racconto, l’empatia, l’intensità attoriale e l’emozione che la Cuscunà porta con uno stile suo personale di teatro visuale.

E qui, come in Kohlhass secondo un ideale di giustizia sociale, la Cuscunà ci avvolge in una storia con un testo in difesa dei diritti civili, di resistenza femminile alla cultura del maschio dominante rivendicando libertà di pensiero. Fa riflettere quanto dice la Cuscunà, con grande satira,  circa il “lusso” , incredibilmente ancora oggi, di essere donne. Il terzo spettacolo in rassegna è stato “Variazioni Enigmatiche” della Compagnia “Il tempo che non c’è” su di un testo del francese Eric Emmanuel Schmitt , uno dei più rappresentati autori teatrali contemporanei. Un dramma complesso, difficile da rendere in scena nella dimensione psicologica ma ben interpretato e diretto dalla regia di Fabio Santandrea.

Visti al Piccolo Festival di Montecchio il 28 e 31 agosto e 1 settembre 2023

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